Mileto: il Parco archeologico medievale nel mirino dei ricercatori di monete antiche

La denuncia dell’associazione “Mnemosyne”, ente gestore del sito che ospitava l’antica capitale normanna, da poco reso fruibile al pubblico

La denuncia dell’associazione “Mnemosyne”, ente gestore del sito che ospitava l’antica capitale normanna, da poco reso fruibile al pubblico

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Continua ad essere oggetto di un’attività di scavo clandestina, alla ricerca di preziose monete della zecca normanna, il Parco archeologico medievale di Mileto. Una piaga del resto secolare, che fa il paio con i tanti reperti marmorei impunemente trafugati nel tempo. La denuncia, regolarmente inoltrata al Comando nucleo tutela del patrimonio culturale, alla locale Stazione dei carabinieri, alla Soprintendenza archeologica della Calabria, al prefetto di Vibo Valentia e al Comune di Mileto, arriva oggi dal presidente Cristiana La Serra e dagli altri componenti dell’associazione “Mnemosyne”, da alcuni mesi chiamata a gestire il sito che sino al 1783 ha ospitato la città, nell’anno mille elevata da Ruggero I d’Altavilla a capitale della propria contea.

 La zona interessata è quella in cui persistono i ruderi della Cattedrale e del Palazzo vescovile. Ad accorgersi dell’accaduto, alcuni operatori dell’associazione “nell’espletamento delle consuete attività di manutenzione del verde e di sopralluogo delle strutture antiche”, i quali, agevolati nella visibilità da un incendio che nei giorni precedenti aveva devastato l’ambiente naturale della collina circostante, senza tuttavia recare danni ai reperti architettonici, si sono accorti “di piccole buche nel terreno, di una ventina di centimetri circa di larghezza e altrettanta profondità, realizzate successivamente all’incendio e in tempi di poco precedenti ai nostri sopralluoghi”.

 Un dettaglio che fa pensare “a possibili attività clandestine di scavo” da parte dei “patiti” del metal detector. L’area interessata è la più lontana dall’ingresso principale. Per la precisione, quella in cui si collocava il Kastron bizantino che, pur non essendo ancora visitabile al pubblico, “è tuttavia di facile accesso non solo per i diversi proprietari privati che hanno i loro terreni a ridosso del Parco, ma anche per chiunque abbia intenzione di accedervi”. Approfondendo i controlli, i ragazzi di “Mnemosyne” si sono poi accorti di una contemporanea “attività di taglio di alberi nei pressi dell’incendio”. Ulteriore elemento di preoccupazione, che oggi li porta a chiedere alle autorità preposte alla tutela e salvaguardia “un repentino sopralluogo congiunto sul posto al fine di discutere, affrontare e risolvere i problemi”, e al Comune “di intervenire per poter verificare che le aree soggette al taglio degli alberi ricadono effettivamente nella proprietà del Parco”. Allo stesso ente locale, infine, viene chiesto l’accesso al materiale di video sorveglianza registrato dalle telecamere poste in diverse zone del Parco, “al quale si accede tramite una postazione pc sita nei locali del Comune”.