Operazione Imponimento: indagato un consigliere di Capistrano e il fratello di altro politico

I legami parentali con l’amministrazione comunale, i reati contestati e le dichiarazioni del collaboratore Emanuele Mancuso sul figlio del consigliere
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Ci sono anche un consigliere comunale di Capistrano – centro delle Preserre vibonesi – ed il fratello di un consigliere dello stesso paese fra gli indagati dell’operazione “Imponimento”. Si tratta di Bruno Cortese, 65 anni, consigliere comunale di maggioranza, e Salvatore Pilieci, 38 anni, fratello del consigliere (pure lui di maggioranza) Andrea Pilieci. Salvatore Pilieci è, fra l’altro, congiunto (cugino per parte di madre) del sindaco di Capistrano Marco Martino. Fra gli indagati anche Francesco Cortese, nipote di Bruno Cortese. [Continua]

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A Bruno Cortese viene contestata l’accusa di traffico di influenze illecite. In particolare, Nazzareno Bellissimo (38 anni, di Monterosso Calabro, arrestato) – sfruttando le relazioni esistenti o asserite con un pubblico ufficiale ovvero l’incaricato dell’Inail di Vibo Valentia preposto alla procedura relativa all’indennizzo per un incidente sul lavoro di Bruno Cortese – indebitamente si faceva promettere e consegnare la somma di 400,00 euro in più rate per la mediazione, con Fabio Schicchi (51 anni, di Lamezia, indagato a piede libero) che avrebbe agito per le medesime finalità verso il pubblico ufficiale al fine di conseguire un maggiore punteggio di invalidità conseguente all’infortunio sul lavoro subito da Cortese, con conseguente aumento della rendita mensile. Bruno Cortese è accusato di aver indebitamente promesso e consegnato a Bellissimo tali somme di danaro, conseguendo l’aumento della rendita mensile da euro 153,47 a euro 191,25 a decorrere dalla data dell’1 giugno 2016. Il reato è aggravato dall’agevolazione mafiosa ovvero le attività del clan Anello-Fruci.

Da tenere presente che il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso – che proprio a Capistrano aveva la fidanzata – in un interrogatorio del 27 febbraio scorso riportato proprio nell’operazione “Imponimento” ha dichiarato che con “Cortese Daniele eravamo intimi amici ed avevamo affari illeciti in comune. Cortese, come gli altri, riconosceva l’autorità degli Anello sulla zona, ma n realtà non voleva dipendere da Anello e dargli conto e sognava la creazione di un gruppo autonomo su Capistrano del quale potessi far parte pure io”. Daniele Cortese è stato più volte arrestato per reati inerenti gli stupefacenti ed è il figlio del consigliere comunale Bruno Cortese oggi indagato.

Francesco Cortese è invece il nipote di Bruno Cortese. E’ indagato nell’operazione “Imponimento” per il reato di truffa aggravata dalle finalità mafiose. In concorso con Nazzareno Bellissimo e Fabio Schicchi (quest’ultimo dipendente dell’Inail di Vibo) avrebbero inscenato un falso incidente sul lavoro subito da Francesco Cortese in data 29 marzo 2016 e, sulla base di ciò, avrebbero presentato la domanda per la liquidazione del relativo indennizzo, inducevano in errore l’Inail che in data 28 aprile 2016 liquidava a Francesco Cortese un acconto di 658,03 euro e in data in data 16 maggio 2016 la successiva somma, a titolo di indennità per infortuni sul lavoro, di 4.750,00 euro procurando così l’ingiusto profitto consistente nella somma complessiva di euro 5.408,03, con corrispondente danno per l’Inail.

Nicola Gratteri
Il procuratore Nicola Gratteri

Traffico di influenze illecite aggravato dalle finalità mafiose è poi il reato mosso in concorso a Nazzareno Bellissimo, Francesco Cortese e Fabio Schicchi, 51 anni, di Lamezia Terme. Proprio Fabio Schicchi, dipendente dell’Inail di Vibo Valentia, avrebbe sfruttato le relazioni esistenti o asserite con un pubblico ufficiale – in particolare l’incaricato dell’Inail di Vibo Valentia preposto alla procedura relativa all’indennizzo per il supposto incidente sul lavoro di Francesco Cortese e Nazzareno Bellissimo per la mediazione con lo stesso Schicchi -. Nazzareno Bellissimo si sarebbe così fatto dare, indebitamente, la somma di 250,00 euro e, successivamente, entrambi si facevano prima promettere e poi consegnare la somma complessiva di 2.095,00 euro da dividere tra Bellissimo e Schicchi, mentre Francesco Cortese, indebitamente avrebbe promesso e consegnato a Bellissimo e Schicchi tali somme di danaro.

Sempre il reato di traffico di influenze illecite aggravate dalle finalità mafiose è contestato a Salvatore Pilieci, 38 anni, di Capistrano, in concorso con Nazzareno Bellissimo e Fabio Schicchi. In questo caso per un indennizzo sul lavoro di Pilieci avrebbe consegnato 1.200 euro a Bellissimo quale “prezzo per la mediazione illecita verso il pubblico ufficiale”. Tale somma sarebbe stata estorta allo stesso Pilieci anche con minacce e l’intervento di Nicola Monteleone, 66 anni, di Polia, con quest’ultimo che si sarebbe posto quale uomo di fiducia di Rocco Anello. Monteleone è stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa.

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