‘Ndrangheta: gli affari del clan Anello nel racconto dei collaboratori Mancuso ed Arena

Il potere della cosca di Filadelfia da Pizzo sino a Lamezia. Il business con l’eolico, i rapporti con il clan di Limbadi, l’alleanza con i Bonavota ed il controllo dei villaggi turistici
Il potere della cosca di Filadelfia da Pizzo sino a Lamezia. Il business con l’eolico, i rapporti con il clan di Limbadi, l’alleanza con i Bonavota ed il controllo dei villaggi turistici
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Luigi Mancuso

Permette di delineare gli assetti del clan Anello e gli equilibri criminali sino all’attualità, l’inchiesta “Imponimento” della Dda di Catanzaro. Sono in particolare i collaboratori di giustizia Emanuele Mancuso (figlio del boss Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”) e Bartolomeo Arena di Vibo Valentia ad offrire i nuovi tasselli di un quadro oramai mutato nel quale, superati i burrascosi momenti dei primi anni 2000 (epoca in cui il potere dei Mancuso era nelle mani di Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”), il boss di Filadelfia Rocco Anello gestisce la sua fetta di potere in piena armonia con il “capo “Crimine” della provincia di Vibo identificato nel boss Luigi Mancuso.

Le dichiarazioni di Emanuele Mancuso. “Rocco Anello comanda a livello ‘ndranghetistico da Filadelfia fino a San Nicola da Crissa. Io – ha raccontato Emanuele Mancuso – con lui ho avuto a che fare dopo aver litigato con un gommista di Capistrano. In quel territorio per ogni singola cosa che succede ci si rivolge a Rocco Anello. So che Rocco Anello ha a che fare con Luigi Mancuso attraverso Giuseppe Rizzo, che rimane a disposizione della cosca Mancuso, solo che non fa più l’autista di Luigi Mancuso per timore per quell’intercettazione con i Commisso. Giuseppe e Giovanni Rizzo facevano anche da autisti e da sodali di Scarpuni, Pantaleone Mancuso cl. 08/61. I rapporti tra Anello e Luigi Mancuso sono continuati fino a quando Anello non è stato arrestato per Stammer”. [Continua]

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Giuseppe Accorinti

Le dichiarazioni di Bartolomeo Arena. Ancora più dettagliato il racconto del nuovo collaboratore di giustizia di Vibo Valentia. Attualmente ritengo Saverio Razionale uno degli esponenti più importanti del Vibonese insieme a Rocco Anello, Peppe Accorinti e ovviamente Luigi Mancuso. Tutti questi soggetti – ha riferito Bartolomeo Arena – hanno elevate doti di ‘ndrangheta che tuttavia io non conosco. Mentre Saverio Razionale e Rocco Anello hanno anche delle capacità diplomatiche, di ascolto e di soluzione di problemi, Peppone Accorinti è secondo me “una bestia”, nel senso che è molto pericoloso, non ha rispetto e può decidere di uccidere senza un motivo apprezzabile.

Domenico Bonavota

Il controllo di Pizzo Calabro. Secondo il collaboratore di giustizia, “Rocco Anello estende il suo potere da Pizzo sino ai confini di Lamezia da una parte e fino alla provincia di Catanzaro anche lato monte. I principali esponenti della struttura di ‘ndrangheta facente capo a Rocco Anello sono lui, il fratello Tommaso ed i fratelli Fruci. Gli Anello – continua Bartolomeo Arena – avevano precedentemente un loro sodale di fiducia su Pizzo quale era Mallamace di Vibo ma quest’ultimo nel corso di un processo utilizzò una strategia difensiva (forse un patteggiamento) che non piacque a Rocco Anello, il quale lo allontanò dalla propria consorteria. Tale imprenditore successivamente entrò nelle grazie di Giuseppe Fortuna e quindi di Domenico Bonavota, cosa che non gradì Rocco Anello. I Bonavota per il tramite di Mallamace effettuarono numerosi lavori su Pizzo, dove tuttavia è maggiore l’influenza di Rocco Anello. Pertanto a Pizzo – spiega Bartolomeo Arena – il territorio se lo spartiscono i Bonavota di Sant’Onofrio e gli Anello di Filadelfia. Qui opera anche Domenico Pardea, il quale pur essendo attivo nel nostro gruppo di Vibo, agisce per conto proprio e spesso entra in accordi con i Bonavota e con gli Anello”.

Saverio Razionale

Lo spessore criminale di Rocco Anello. E’ sempre Bartolomeo Arena a soffermarsi a lungo sulla figura del boss di Filadelfia. “Rocco Anello è un soggetto che fin da minorenne è stato in carcere, è un boss molto temuto, uno stratega che sa tessere molto bene la tela delle alleanze mafiose, ad esempio con boss del calibro di Vito Tolone di Vallefiorita e Damiano Vallelunga, entrambi deceduti, mentre lui è ancora sulla cresta dell’onda. E’ in ottimi rapporti con Luigi Mancuso, così come con la famiglia Iannazzo di Lamezia. Si tratta di un boss molto intelligente e scaltro che si fa rispettare, ma non rovina mai i rapporti con le altre consorterie criminali operanti nei territori limitrofi alla sua area di influenza e sa quando defilarsi, soprattutto se intuisce possibili conflitti. Rocco Anello, unitamente a Saverio Razionale e Peppone Accorinti, sono i tre boss più temuti della provincia vibonese e più tenuti in considerazione da Luigi Mancuso”.

L’area di influenza degli Anello e l’interesse per l’eolico. Bartolomeo Arena delinea quindi anche il territorio sul quale ha competenza il clan Anello, oltre a Filadelfia e Pizzo. L’area di influenza criminale di Rocco Anello si estende nei comuni limitrofi a Filadelfia, ovvero Polia, Curinga, Acconia e si estende fino al territorio di Lamezia, oltre a quanto ho già detto sull’influenza criminale di Rocco Anello sul territorio di Pizzo. Su tutta la zona di influenza, Rocco Anello ha interessi nelle più importanti attività imprenditoriali. Ho saputo da Francesco e Giuseppe Fortuna di Sant’Onofrio – racconta Bartolomeo Arena – che tutti i villaggi turistici presenti nella zona Colamaio a Pizzo, compresi quelli dei fratelli Stillitani, sono sotto l’influenza criminale di Rocco Anello. Questo per quanto riguarda sia le forniture, che il servizio lavanderia e l’assunzione di personale. Sono a conoscenza, per averlo appreso da Peppe Fortuna – a sua volta collegato all’imprenditore Mallamace un tempo factotum di Rocco Anello – che Rocco Anello aveva interesse nel settore dell’eolico; negli anni 2008-2009, nella zona di Filadelfia, dove ha fatto installare numerosi pali, anche Francesco Antonio Pardea e Salvatore Morelli hanno effettuato dei lavori con un furgone e mi hanno confermato che quel settore era sotto l’egemonia di Rocco Anello”.

Giuseppe e Vincenzino Fruci

Gli altri componenti del clan. Ad avviso di Bartolomeo Arena, anche “Tommaso Anello, fratello di Rocco Anello, fa parte del medesimo sodalizio criminale – circostanza che ho appreso dalle medesime fonti, in particolare da Domenico Camillò e da Antonio Macrì – così come i fratelli Vincenzino e Pino Fruci. Un tempo di questa struttura criminale facevano parte anche i Fiumara, ma che io sappia al momento si sono un po’ allontanati da loro. Comunque, per una sua “politica criminale” improntata alla efficienza ed alla prudenza, Rocco Anello predilige la qualità alla quantità degli affiliati, non ci tiene a rimpiazzare continuamente nuovi affiliati, anzi preferisce fidarsi di una cerchia ristretta di sodali fidatissimi, anche per limitare i danni di eventuali pentimenti. Anche per questo si sa molto poco della sua compagine e delle sue attività. Sono a conoscenza, per averlo appreso da Francesco Antonio Pardea, che i fratelli Fruci erano il braccio armato della cosca capeggiata da Rocco Anello, ed in particolare Pardea mi raccontò un episodio relativo all’omicidio di Santo Panzarella in relazione al quale mi ha fatto capire che le responsabilità dell’agguato erano da attribuire proprio ai Fruci”.

Tommaso Anello

Il corpo di Santo Panzarella non è mai stato ritrovato ed in sede processuale, Vincenzino e Giuseppe Fruci, unitamente a Tommaso Anello, sono stati assolti. I fratelli Fruci – aggiunge il collaboratore – fanno parte della ‘ndrangheta, nel senso che sono stati rimpiazzati, ed ho saputo da Francesco Antonio Pardea che Vincenzino Fruci ricopre se non erro la dote del Trequartino. Lo ricordo perché è la dote posseduta all’epoca anche da me. Francesco Antonio Pardea sa queste cose perché è stato in carcere con i fratelli Fruci ed in carcere si forma un “buon ordine” e ci si presenta come ‘ndranghetisti, anche rivelandosi reciprocamente la dote. Anche i figli di Rocco e Tommaso Anello – uno di questi si chiama Francesco, li ho conosciuti personalmente – fanno parte dell’omonimo gruppo criminale e si occupano principalmente di veicolare messaggi”.