Processo Federica-ter a Vibo Valentia: condannato il responsabile dell’ufficio manutenzione dell’ospedale

Falsa testimonianza e calunnia i reati contestati nel terzo troncone processuale nato dall’inchiesta collaterale sul decesso di Federica Monteleone. Altre 7 posizioni finite in prescrizione

Falsa testimonianza e calunnia i reati contestati nel terzo troncone processuale nato dall’inchiesta collaterale sul decesso di Federica Monteleone. Altre 7 posizioni finite in prescrizione

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Condanna a due anni per i reati di falsa testimonianza e calunnia, più risarcimento alle parti civili. Questo il verdetto emesso in serata dal Tribunale monocratico di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Vincenza Papagno, nel processo “Federica Monteleone-ter” che vedeva imputato Antonio Messina, 64 anni, di Vibo, all’epoca dei fatti responsabile dell’ufficio manutenzione dell’ospedale “Jazzolino”. Si tratta del terzo troncone del processo nato dall’inchiesta collaterale sul decesso di Federica Monteleone, la 16enne di Vibo Marina morta nel gennaio 2007 dopo un black-out nella sala operatoria dell’ospedale di Vibo durante un intervento di appendicectomia. Gli altri 7 imputati erano già usciti dal processo nella scorsa udienza grazie alla prescrizione.

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Il processo. Era stata la Cassazione (condannando altre 7 persone in via definitiva per il decesso di Federica) che aveva affermato come durante l’esame di alcuni testi nel processo principale per la morte della 16enne di Vibo Marina (celebrato dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo all’epoca presieduto dal giudice Giancarlo Bianchi) sarebbero state rese delle false testimonianze. Ma il processo con tali imputazioni (calunnia e falsa testimonianza), ora per mancanza di giudici, ora per incompatibilità di sorta, è stato rinviato per anni.

In particolare, gli 8 imputati (fra cui Antonio Messina oggi condannato), tutti accusati di calunnia e falsa testimonianza, erano stati rinviati a giudizio il 13 novembre 2012 per poi approdare dinanzi al Tribunale monocratico il 25 aprile 2014. In tale data, la presidente Lucia Monaco aveva però comunicato la propria astensione in quanto incompatibile con la trattazione del processo avendo svolto il ruolo di gip nella medesima inchiesta.

Il processo era stato quindi rinviato al 30 marzo 2015. A presiedere in tale data il processo era stata il giudice Anna Moricca che, in quanto giudice onorario, si era pure lei astenuta, atteso che i reati contestati dovevano essere necessariamente trattati da un togato. Rinvio così al 17 settembre 2015. In tale data era stata il giudice Gabriella Lupoli ad astenersi in quanto in precedenza aveva svolto le funzioni di gup nel medesimo  procedimento sul decesso di Federica. Rinvio infine del processo al 23 giugno 2016 quando a presiedere il Tribunale monocratico è stata designata il giudice Vincenza Papagno.

La prescrizione per 7 imputati. Il 24 marzo scorso i reati contestati a 7 imputati sono però nel frattempo caduti in prescrizione e nessuno degli imputati ha rinunciato a tale formula di “non luogo a procedere per intervenuta prescrizione” per puntare invece ad un’assoluzione con formula ampia.

A beneficiare della prescrizione erano stati gli imputati: Giancarlo Giannini, 46 anni, di Vibo Marina, ingegnere, direttore dei lavori delle nuove sale operatorie e già consigliere comunale di Vibo Valentia nella passata consiliatura; Giancarlo Bonaccurso, 58 anni, di Lamezia Terme, progettista dell’impianto elettrico della sala operatoria; Antonio Atania, 64 anni, di Vibo Valentia, Giuseppe Tagliacozzo, 61 anni, di Vibo Valentia e Luciano Pirozzi, 61 anni, di Vibo Valentia, entrambi elettricisti;  Nazzareno Lo Bianco, 31 anni, di Vibo Valentia e  Francesco Russo, 50 anni, di Vibo Valentia, operai.

Restava in piedi solo la posizione di Antonio Messina, 64 anni, di Vibo Valentia, responsabile dell’ufficio manutenzione dell’ospedale all’epoca dei fatti, la cui testimonianza in aula nel processo principale per il decesso di Federica Monteleone era stata resa dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo (all’epoca presieduto dal giudice Giancarlo Bianchi) in un’udienza successiva rispetto a quella degli altri 7 imputati e nei suoi confronti non è quindi ancora maturata la prescrizione. Oltre alla pena a due anni, il Tribunale ha condannato l’imputato Antonio Messina (difeso dall’avvocato Giuseppe Pasquino) anche al risarcimento dei danni nei confronti delle costituite parti civili, ovvero Giovambattista De Iorgi (il chirurgo che operò Federica Monteleone e che in altro processo è stato definitivamente assolto da ogni accusa) e Francesco Costa, l’anestesista condannato invece in via definitiva ad un anno e 6 mesi. Fra 90 giorni il deposito delle motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna di Antonio Messina.

 Da ricordare, infine, che nel troncone principale del processo per il decesso di Federica Monteleone, l’8 novembre del 2013 la Cassazione ha condannato in via definitiva per concorso in omicidio colposo, oltre a Francesco Costa, anche: Francesco Talarico, ex direttore generale dell’Asp di Vibo (2 anni e 4 mesi); Roberto De Vincentis, ex direttore dei servizi tecnici dell’Asp (2 anni); Antonino Stuppia, titolare dell’impresa che ha realizzato l’impianto elettrico nella sala operatoria (2 anni); Pietro Schirripa, ex direttore sanitario dell’ospedale di Vibo (1 anno e 4 mesi); Antonino Bruni, ex consulente tecnico dell’Asp, incaricato di seguire i lavori nella sala operatoria (1 anno e 4 mesi); Nicola Gradia, responsabile dell’area tecnica dell’Asp (1 anno e 4 mesi).