Nicholas Green, 23 anni fa la tragedia del bimbo americano (VIDEO)

Oggi l’anniversario dell’omicidio del bimbo americano ucciso per errore sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria fra gli svincoli di Mileto e Serre

Oggi l’anniversario dell’omicidio del bimbo americano ucciso per errore sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria fra gli svincoli di Mileto e Serre

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 E’ il 29 settembre 1994. L’Autobianchi Y10 della famiglia Green viaggia sulla Salerno Reggio. Un attimo letale, il fuoco fatale. L’utilitaria viene scambiata per l’auto di un gioielliere e assaltata da due rapinatori. Il piccolo Nicholas, sette anni, viene gravemente ferito sotto gli occhi invasi dal terrore dei genitori Reginald e Meggie e della sorellina Eleonor. Inutile la corsa in ospedale e il disperato intervento al centro neurochirurgico di Messina. Nicholas muore qualche giorno dopo. La sua storia lascia prima sgomenti poi commuove il mondo. I genitori autorizzano l’espianto degli organi che donano una vita migliore a quattro adolescenti e tre adulti. Una storia, quella di Nicholas, raccontata dai libri scritti dal padre. Raccontata nel film “Il dono di Nicholas” con Jamie Lee Curtis e Alan Bates.

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Un storia, ma anche un caso di cronaca: vengono arrestati gli autori dell’omicidio, processati, assolti in primo grado, condannati in appello e poi in cassazione: Francesco Mesiano, 20 anni di carcere (già scontati), e Michele Iannello, ergastolo. Iannello in seguito si pente: confessa numerosi omicidi di ‘ndrangheta, mai però quello del bambino americano per il quale, come Mesiano, si professa innocente. Anzi, nel 2005, invoca inutilmente la revisione del processo. “Ad uccidere il piccolo Nicholas – dice Michele Iannello – è stato mio fratello Giuseppe”. Non ci sono prove, non ci sono riscontri alla sua clamorosa rivelazione. La storia giudiziaria è scritta nelle carte giudiziarie; quella di Nicholas, invece, resta nel cuore e nella memoria collettiva.

Oggi il padre di Nicholas, Reginald Green, combatte anche un’altra battaglia: far sì che l’Italia rifletta sulla legge nazionale che, dal 1999, vieta al personale sanitario di rivelare l’identità dei trapiantati: «Date alle famiglie la possibilità di conoscere chi ha ricevuto gli organi dei propri cari. Alcune persone non vogliono sapere. Ma molte altri sì, e questo le lascia con un sentimento di incompletezza, a volte angoscia, nelle loro vite».