‘Ndrangheta: processo “Costa pulita”, i clan ed il Comune di Briatico

L’ombra degli Accorinti sulla manutenzione delle scuole, i lavori post nubifragi, il porto, le lottizzazioni ed il campo sportivo nella deposizione del colonnello Vittorio Carrara

L’ombra degli Accorinti sulla manutenzione delle scuole, i lavori post nubifragi, il porto, le lottizzazioni ed il campo sportivo nella deposizione del colonnello Vittorio Carrara

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Oltre due ore e mezza di deposizione nel pomeriggio per il colonnello dei carabinieri Vittorio Carrara, fra i principali testi dell’accusa – sostenuta in aula dal pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci – nel processo nato dall’operazione antimafia denominata “Costa pulita” che si sta celebrando dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia con imputati i presunti esponenti dei clan Accorinti-Bonavita-Melluso di Briatico, Il Grande di Parghelia e  Mancuso di Limbadi e Nicotera.

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La manutenzione delle scuole. Significativa nella deposizione del teste – che ha fatto parte della Commissione di accesso agli atti che ha poi condotto allo scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’ente nel gennaio 2012 (amministrazione del sindaco Francesco Prestia) – la vicenda della manutenzione delle scuole elementari e medie di Briatico. Senza alcuna gara d’appalto, ma ricorrendo alla procedura della somma urgenza il Comune ha affidato nel 2011 ad una ditta del luogo i lavori di rifacimento dei bagni e di tinteggiatura delle pareti. “Lavori che avrebbero dovuto essere programmati per tempo senza ridursi a settembre. Il Comune, inoltre, prima ha affidato i lavori e solo dopo ha chiesto informazioni alla Prefettura di Vibo in ordine ad eventuali provvedimenti interdittivi, in base alla legge antimafia, nei confronti della ditta. Interdizione comunicata – ha rimarcato il colonnello Carrara – quando i lavori erano ormai finiti e quindi la ditta doveva essere comunque pagata anche se non avrebbe potuto intrattenere, in forza dell’interdittiva antimafia, alcun rapporto con la pubblica amministrazione”.

Il colonnello dell’Arma ha poi sottolineato che, sempre grazie alla procedura della somma urgenza, altri lavori sarebbero stati affidati ad “Antonio Vallone, cognato di Filippo Niglia, quest’ultimo ritenuto vicino ad Antonino Accorinti”. Si tratta dello stesso Filippo Niglia (cl. ’60), imprenditore di Briatico, attivo nel settore della navigazione per le isole Eolie, sotto processo in “Costa pulita”. Altri appalti con la procedura della somma urgenza avrebbero invece favorito la ditta “Edil C.M. di Costanzo e Macrì dove lavorava Filippo Bonavita, fratello di Pino Bonavita, che aveva l’esclusiva sulla manutenzione idrica a Briatico”, la ditta San Leone di Giuseppe Granato (imputato del processo Costa pulita) e la Sicamsrl di Salvatore Prostamo (collaboratore dell’allora sindaco di Briatico, Francesco Prestia, e pure lui sotto processo) unitamente a Giuseppe Granato.

La vicenda del campo sportivo a San Leo ed i nubifragi. Viene in un primo tempo individuato un terreno, ma i proprietari si rifiutano di cederlo ed ecco così che viene individuato un secondo terreno “di proprietà di Giovan Battista Marzano, padre – ha rimarcato il teste del’accusa – dell’allora assessore ai Lavori pubblici Domenico Marzano.

Il terreno è stato pagato a Marzano 28mila euro, ma secondo una stima richiesta dalla Commissione di accesso agli atti all’Agenzia del territorio di Vibo ne valeva poco meno di 20mila euro. Giovan Battista Marzano – ha continuato Carrara – aveva inoltre debiti con il Comune di Briatico per 180mila euro in relazione all’Ici, ma il Comune anziché rivalersi, ha pagato interamente 28mila euro per il terreno”. Sull’allora assessore Domenico Marzano (sotto processo per 416 bis in “Costa pulita”), invece, imputato del processo “Costa pulita”, il colonnello dell’Arma ha riferito che gli investigatori lo ritengono “vicino ad Antonino Accorinti, quest’ultimo assunto nell’albergo della famiglia Marzano a Briatico. Sempre l’allora assessore Domenico Marzano, secondo quanto riferito dal teste in aula, avrebbe operato per avvantaggiare il presunto boss di Briatico, Nino Accorinti, in occasione dei nubifragi dell’ottobre e del novembre del 2010 e poi del marzo 2011, provvedendo “a mettersi a disposizione di Accorinti per sistemare la spiaggia dinanzi al villaggio Green Garden”.

Gara refezione scolastica e lottizzazioni. Anomalie, secondo la ricostruzione accusatoria, ci sarebbero state anche in ordine alla gara di refezione scolastica fra il 2008 ed il 2011, gestita dal Comune di Briatico. A vincerle in solitudine – e nel 2011 con un ribasso di meno di un centesimo a pasto (3 euro e 34 centesimi) la ditta “La Veloce” di Massimo Fortuna, pure lui sotto processo in “Costa pulita” e “già amministratore unico della società che gestiva il villaggio Green Garden, struttura per gli investigatori gestita dai due presunti boss di Briatico, Nino Accorinti e Pino Bonavita”. Diverse poi le lottizzazioni finite nel “mirino” della Commissione di accesso agli atti, da quelle in località Brace sino a quella di località Solaro dove avrebbe operato Giuseppe Granato. “Abbiamo anche registrato – ha sottolineato il colonnello – ingerenze e pressioni del clan Accorinti su due tecnici comunali per ottenere la sanatoria delle lottizzazioni pur in assenza delle opere di urbanizzazione”.

Il progetto del porto e il danneggiamento all’ex assessore Savino. Nella deposizione del colonnello Vittorio Carrara ha infine trovato spazio la vicenda che ha interessato l’allora assessore all’Ambiente ed al Turismo del Comune di Briatico, Vincenzo Savino, dimissionario il 12 agosto del 2011. “Il 6 settembre 2011 – ha ricordato il teste – ignoti di notte gli bruciano una barca che si trovava sull’arenile di Briatico. Il 13 settembre l’ex assessore viene così sentito dai carabinieri sul progetto di un porto turistico a Briatico”. Un’opera sulla quale diversi interessi coltivavano gli Accorinti i quali erano proprietari di imbarcazioni che effettuavano viaggi sia per le isole Eolie e sia lungo la costa sino a Capo Vaticano. “Il progetto e l’idea del porto dell’assessore Savino – ha spiegato Carrara – sono state discusse l’11 marzo 2011 nel corso di un Consiglio comunale aperto ad una delegazione di pescatori fra i quali era presente anche Francesco Vincenzo Accorinti, fratello di Nino Accorinti, che era contrario a tale progetto.

Il giorno prima, invece, per discutere del porto si era registrata una riunione nell’hotel Marzano alla presenza, fra gli altri di Vincenzo Francesco Accorinti e del consigliere comunale di maggioranza Sergio Bagnato”. Per tale ultimo soggetto (Bagnato) il pm Annamaria Frustaci ha già formulato la richiesta di condanna a 2 anni nel troncone del processo che si sta celebrando a Catanzaro con rito abbreviato.

Prossima udienza l’11 dicembre prossimo.

In foto dall’alto verso il basso: il tenente colonnello Vittorio Carrara, Antonino Accorinti e Sergio Bagnato

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