Registrato alle 19.28 un nuovo evento sismico nel mare tra Calabria e Sicilia dopo quello del 2 giugno scorso. Secondo l’Ingv l’ipocentro è stato localizzato a 214 chilometri, un dato che ha contribuito ad attenuare la percezione in superficie, rendendo la scossa scarsamente avvertita in superficie
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La terra è tornata a tremare in Calabria, anche se la scossa è stata scarsamente avvertita per l’elevata profondità dell’ipocentro. Un nuovo terremoto è stato registrato poco fa nel Tirreno meridionale. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il sisma ha avuto magnitudo 4.7 ed è avvenuto alle 19.28 di oggi, sabato 13 giugno 2026.
L’epicentro è stato localizzato in mare, al largo di Tropea, con un ipocentro molto profondo: 214 chilometri. È proprio la profondità, ancora una volta, il dato principale dell’evento sismico: un elemento che ha contribuito ad attenuare la percezione della scossa in superficie. L’Ingv precisa che il terremoto è stato localizzato dalla Sala sismica di Roma e che, sulla base dei dati disponibili, non risultano comuni italiani entro 20 chilometri dall’epicentro.
Epicentro in mare e ipocentro profondo
La scossa è stata localizzata a 54 chilometri a nord di Messina, 65 chilometri a nord di Reggio Calabria, 81 chilometri a ovest di Lamezia Terme e 97 chilometri a sud-ovest di Cosenza. Distanze che spiegano la possibile percezione su un’area ampia, pur in presenza di un evento avvenuto molto in profondità e non sotto i centri abitati.
Il quadro richiama quanto già accaduto nei giorni scorsi, quando una scossa molto più intensa, di magnitudo 6.2, era stata registrata nel Tirreno al largo della Calabria, con ipocentro a circa 250 chilometri. Anche in quel caso il terremoto era stato avvertito in un’area molto ampia del Mezzogiorno, generando paura ma senza conseguenze gravi in superficie.
Il precedente e il ruolo della profondità
Commentando quel precedente evento, il direttore generale della Protezione civile regionale Domenico Costarella aveva spiegato a LaC News24: «Si è trattato di un terremoto di magnitudo 6.2 con epicentro al largo della costa calabra, a 250 chilometri di profondità. Questo ha sicuramente mitigato i danni ma ha avuto un risentimento elevato».
Una lettura che torna utile anche per la scossa di oggi. I terremoti profondi del Tirreno meridionale sono legati a dinamiche geologiche che avvengono nella placca in subduzione sotto l’arco calabro. Non si tratta quindi di eventi superficiali localizzati sotto i centri abitati, ma di fenomeni che possono propagare le onde sismiche su territori molto estesi. In questo caso, tuttavia, la magnitudo più contenuta e l’ipocentro a 214 chilometri hanno fatto sì che la scossa fosse percepita in modo limitato.
Al momento l’evento resta monitorato dall’Ingv. I parametri di localizzazione e magnitudo rappresentano la migliore stima disponibile e potranno essere aggiornati in caso di nuove elaborazioni.

