La Cassazione respinge il ricorso dando ragione al Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro. Messa in pericolo la riservatezza degli ambienti penitenziari
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Resta revocata la misura dell’affidamento in prova, con efficacia retroattiva, nei confronti di Luigi Zuliani, di 53 anni, di Piscopio, relativamente alla pena di 2 anni e 11 mesi di reclusione irrogata per una serie di pene concorrenti. E’ quanto deciso dalla Cassazione che ha respinto il ricorso di Luigi Zuliani avverso l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro che nell’ottobre dello scorso anno ha revocato la misura dell’affidamento in prova. Decisivo ai fini della revoca, il comportamento tenuto da Luigi Zuliani a distanza di circa un anno dall'inizio dell'esecuzione dell’affidamento in prova, avendo lo stesso pubblicato su un social network, “da un profilo a lui riferibile, le immagini relative al cortile del carcere di Vibo Valentia”. Tale condotta è stata ritenuta dai giudici decisiva ai fini della disposta revoca, con efficacia ex tunc, dell’affidamento in prova, posto che il Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro, con un ragionamento che la Cassazione reputa ora “ineccepibile e immune da vizi di ogni tipo, ha ritenuto che la pubblicazione delle immagini di personale della polizia penitenziaria, con inquadrature dettagliate delle aree interne ed esterne della struttura penitenziaria, comprese zone sensibili e interne agli uffici Uepe, sia stata tale da esporre a pericolo per la riservatezza degli ambienti penitenziari e dimostrativa, al di là della formale osservanza del percorso durante l'affidamento in prova, di una personalità assolutamente refrattaria al rispetto delle regole e socialmente pericolosa”.
Reputato, quindi, il ricorso affetto da inammissibilità, la Cassazione ha condannato Luigi Zuliani al pagamento delle spese processuali e, valutati i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, anche al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Da ricordare che Luigi Zuliani era rimasto coinvolto anche nell’operazione antimafia denominata “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani, ma a fronte di una richiesta di condanna della Dda di Catanzaro a 6 anni di reclusione, lo stesso è stato assolto sia in primo che in secondo grado.

