Disastro ambientale, sequestrato il cantiere del nuovo ospedale: 7 avvisi di garanzia, ci sono anche Pallaria e Zinno – Video

Lo stop riguarda le opere complementari e in particolare i lavori di sistemazione idrogeologica del fosso Calzone. Gli indagati devo rispondere di abuso d'ufficio e disastro ambientale colposo
Lo stop riguarda le opere complementari e in particolare i lavori di sistemazione idrogeologica del fosso Calzone. Gli indagati devo rispondere di abuso d'ufficio e disastro ambientale colposo
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Anche i dirigenti della Regione Calabria Domenico Pallaria e Pasquale Gidaro risultano tra gli indagati nell’inchiesta che ha portato al sequestro delle opere complementari dell’ospedale di Vibo Valentia. I due professionisti devono rispondere di abuso d’ufficio e disastro ambientale colposo. Tra gli indagati anche Luigi Giuseppe Zinno, soggetto attuatore dell’ufficio del Commissario straordinario per la mitigazione del rischio idrogeologico della Regione Calabria.

Il sequestro

Stamani, i militari del Gruppo di Vibo Valentia, su delega della locale Procura della Repubblica, con provvedimento a firma del Procuratore Camillo Falvo e del sostituto Filomena Aliberti, al termine di accertamenti tecnici condotti in loco e dell’esame compiuto sulla documentazione acquisita, anche di natura tecnica, hanno infatti sottoposto a sequestro preventivo i lavori di sistemazione idrogeologica del fosso Calzone e della raccolta delle acque bianche complementari ai fini della realizzazione del nuovo ospedale vibonese.

I lavori sul fosso Calzone

Il sequestro nei cantieri del nuovo ospedale di Vibo

Si tratta di opere finanziate con il fondo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare per la mitigazione del rischio idrogeologico del fosso Calzone. Predisposte in località Cocari di Vibo Valentia, vennero qualificate dalla Regione Calabria come strumentali alla realizzazione del nuovo nosocomio cittadino. Le stesse non solo non risultavano inerenti l’oggetto per il quale era stato stanziato il fondo, ma hanno, addirittura aggravato, come certificato dalla perizia richiesta ed ottenuta dall’a.g. di Vibo Valentia, il rischio idrogeologico. Le opere, infatti, lungi dall’essere volte al ripristino dell’officiosità idraulica del fosso (mediante, ad esempio, la pulizia dello stesso), hanno ampliato la portata del canale, mediante la costruzione di manufatti in cemento, aumentando l’affluenza delle acque nel dissestato bacino del fosso, già compromesso dai gravi eventi alluvionali del luglio del 2006, durante i quali avevano perso la vita due uomini ed un bambino. A seguito di tali eventi, infatti, era stato previsto uno studio idrografico, cosiddetto “Piano Versace”, realizzato dalla Regione Calabria, volto a preservare la zona da eventuali nuove costruzioni, proprio in virtù della pericolosità idraulica dell’area.

Il rischio esondazione

I militari Gdf nel cantiere del nuovo ospedale di Vibo

Le nuove opere hanno realizzato un innesto artificiale nella testata principale del fosso Calzone – Rio Bravo, creando delle situazioni di pericolo per le aree sottostanti ed, in particolare, della linea ferroviaria Eccellente – Rosarno, della statale 18 e della provinciale 522. Il pericolo consisterebbe, soprattutto, nel rischio di esondazione delle acque meteoriche dal fosso, in caso di eventi alluvionali, anche non eccezionalmente violenti, le quali, non trovando ostacolo sul proprio percorso (vegetazione, detriti, ecc), esonderebbero, riversandosi, come già successo nel 2006, sulle pubbliche vie, creando pericolo per l’incolumità pubblica, senza contare il fatto che, scendendo a valle, la furia delle stesse si abbatterebbe in località Pennello con conseguenti danni a cose e persone. Le indagini hanno consentito, altresì, di accertare l’affidamento diretto dei lavori, per un importo di oltre 3 milioni di euro, alla medesima società Vibo hospital service, con sede in Rovigo, aggiudicataria dell’appalto principale di costruzione del nuovo ospedale, per un importo complessivo di circa 144 milioni di euro.

Le accuse e i nomi degli indagati

Le attività di sequestro

Le fiamme gialle e la Procura della Repubblica hanno, per tali ragioni, contestato ai responsabili le ipotesi di reato di disastro colposo ed abuso d’ ufficio. Quest’ultima ipotesi deriva dal fatto che la Regione ha palesemente distratto i fondi pubblici ministeriali destinati a pulire il fosso, utilizzandoli strumentalmente per la realizzazione del nuovo ospedale, andando, tuttavia, ad aggravare il rischio idrogeologico. In particolare, sono stati destinatari di informazione di garanzia:

Domenico Maria Pallaria, nato a Curinga (Catanzaro), 61 anni, nella sua veste di direttore generale del Dipartimento Infrastrutture della Regione Calabria, in qualità di Rup;

Pasquale Gidaro, nato a Catanzaro, 53 anni, in qualità di responsabile della struttura tecnica per il supporto al Rup;

Alessando Andreacchi, nato a Nicastro – Lamezia Terme, 57 anni, in qualità di direttore dei lavori;

Pier Renzo Olivato, nato a Anguillara Veneta (Padova), 66 anni, in qualità di presidente del consiglio di amministrazione del consorzio di imprese Vibo hospital s.p.a., concessionario dei lavori;

Giacomo Procopio, nato a Catanzaro, 63 anni in qualità di legale rappresentante dell’impresa esecutrice dei lavori “Costruzioni Procopio srl”;

Massimo Procopio, nato a Catanzaro, 59 anni, in qualità di vice-presidente del consiglio  di  amministrazione della “Vibo hospital service s.p.a.” e direttore tecnico dell’impresa  esecutrice dei lavori “Costruzioni Procopio s.r.l.”, con sede in Catanzaro;

Zinno Luigi Giuseppe, nato a Marano Marchesato (Cosenza), 66 anni in qualità di soggetto attuatore dell’ufficio del commissario straordinario per la mitigazione del rischio idrogeologico della Regione Calabria.