Appalti e autostrada fuorilegge: il “caso” Vibo a Presadiretta (VIDEO)

La trasmissione di Riccardo Iacona è ritornata ieri sera su RaiTre a ripercorrere un sistema di illegalità diffuse che continua a mettere a rischio la vita degli automobilisti

La trasmissione di Riccardo Iacona è ritornata ieri sera su RaiTre a ripercorrere un sistema di illegalità diffuse che continua a mettere a rischio la vita degli automobilisti

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Riaccende i riflettori sul Vibonese e sull’operazione “Chaos” sulle irregolarità nella costruzione dell’autostrada, la puntata di “Presa in diretta” andata in onda ieri su Raitre. Il reportage della trasmissione di Riccardo Iacona ha ripercorso gran parte delle indagini grazie alle quali la Procura di Vibo Valentia – supportata dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia stradale – ha messo sotto inchiesta 26 persone accusate a vario titolo di Frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata ai danni di un ente pubblico, attentato alla sicurezza dei trasporti, abuso d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico.

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Un’operazione che ha portato al sequestro preventivo di beni per un valore di 12. 756.281,29 euro a carico di imprese e relativi rappresentanti legali coinvolti nelle indagini.

Un’inchiesta che ha svelato un “sistema” di esecuzione dei lavori caratterizzato da una serie di falsi ideologici che avrebbero consentito alle imprese appaltatrici delle opere di ammodernamento dell’autostrada di mettere in atto quella che gli inquirenti ed il pm Benedetta Callea ritengono sia stata una vera e propria truffa capace di mettere a rischio anche l’incolumità degli automobilisti per la scarsa qualità dei materiali adoperati. 

Persino l’archivio documentale presente nel cantiere autostradale di Mileto è sparito, mentre non sarebbero mancate le pressioni  sui lavoratori dell’impresa appaltatrice dei lavori di ammodernamento. 

Figura centrale dell’inchiesta è quella dell’imprenditore Gregorio Cavalleri con un significativo precedente per il reato di corruzione e ben introdotto “negli ambienti dei vertici dell’Anas”, tanto da riuscire a “conformare e piegare ai propri interessi l’agire altrui”. 

Il fraudolento utilizzo di materiali privi delle caratteristiche richieste, come le ampie difformità riscontrate avrebbero inoltre reso scarsamente sicuro il manto autostradale nel tratto fra gli svincoli di Mileto e Rosarno con il 50% delle prove risultate non conformi.

Condizione di fatto documentata e riscontrata dalla polizia stradale di Vibo Valentia che ha comunicato come nel tratto interessato dall’appalto nell’arco temporale che va dal luglio 2015 al novembre 2016 si sono verificati 14 incidenti stradali imputabili anche al mancato drenaggio dell’asfalto.

Concreto anche il rischio di esondazione del fiume Mesima correlato alla omessa protezione delle sponde adiacenti, mentre falsi sarebbero gli stati di avanzamento lavori fondanti i mandati di pagamento alle imprese appaltatrici, i registri di contabilità dei lavori ed i libretti delle misure su cui sono stati falsamente indicati come eseguite prestazioni mai effettuate ovvero realizzate parzialmente o con notevoli difformità.

La frode nelle pubbliche forniture riguarda invece il sistematico ricorso a condotte maliziose ed ingannevoli come la fornitura di materiale, quantitativamente e qualitativamente difforme rispetto a quanto prescritto. 

Rischio idrogeologico. Secondo l’ipotesi accusatoria, inoltre, il tratto autostradale interessato dai lavori (tronco Mileto-Rosarno) e le aree limitrofe, compresa una strada provinciale, sarebbero aree interessate da un “serio rischio idraulico-idrogeologico” che non è stato “mai considerato in nessuna fase di progettazione con conseguente configurabilità del reato di crollo di costruzioni”.

La variante suppletiva. Risale al 2013 ed interessa il viadotto del Mesima e presenterebbe diversi profili di illegittimità poiché “non fondata su circostanze sopravvenute e imprevedibili” ma determinata esclusivamente dalla “mancata considerazione dei dati oggettivi preesistenti”.