domenica,Settembre 19 2021

Rinascita-Scott: le alleanze contro i Mancuso ed i Cracolici raccontate dal pentito Michienzi

Il collaboratore ha delineato le strategie messe in piedi dai clan Anello-Fruci di Filadelfia, Bonavota di Sant’Onofrio e Vallelunga di Serra. Il ruolo di Mantella e Scrugli, gli imprenditori assoggettati dalle cosche, il controllo dei villaggi e il potere su Pizzo e Maierato

Rinascita-Scott: le alleanze contro i Mancuso ed i Cracolici raccontate dal pentito Michienzi
Giuseppe e Vincenzino Fruci

Collaboratore di giustizia dall’aprile del 2006, è stata oggi la volta di Francesco Michienzi di Acconia di Curinga nel maxi-processo Rinascita-Scott. Rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, il collaboratore ha spiegato al Tribunale collegiale di Vibo Valentia di aver fatto parte del clan Anello-Fruci attivo a Filadelfia, Acconia, San Pietro a Maida e altre zone del bacino dell’Angitola. “Non mi stavano più bene alcune dinamiche del clan ed in particolare l’omicidio di Santo Panzarella, un ragazzo ucciso barbaramente dagli Anello-Fruci. Ho fatto parte del clan Anello-Fruci sin dal 1997 ed ho iniziato a fare i primi furti di auto insieme a Massimo Gugliotta, un cugino degli Anello. I fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci ci dissero, tuttavia, che per fare tali furti bisognava chiedere il permesso degli Anello il cui vertice era costituito dai fratelli Rocco e Tommaso Anello che quando erano detenuti delegavano i Fruci. Come clan eravamo inizialmente collegati ai Torcasio di Lamezia Terme, ma dopo le operazioni antimafia denominate Tabula Rasa e Prima, abbiamo iniziato ad agire in simbiosi con la cosca Bonavota di Sant’Onofrio”. [Continua dopo la pubblicità]

Domenico Bonavota

Quindi i soggetti del clan Bonavota conosciuti da Michienzi ed i nominativi ricordati in aula. “Domenico Bonavota mi è stato presentato dall’imprenditore Vito Santacroce, mentre Francesco Fortuna e Onofrio Barbieri li ho conosciuti nel 2001 a casa di Rocco Anello mentre quest’ultimo si trovava agli arresti domiciliari. Francesco Fortuna era il personaggio più importante del clan dopo i fratelli Bonavota, capace di riscuotere direttamente le estorsioni, come quella ritirata dall’imprenditore Facciolo nel villaggio Garden Resort dove io all’epoca lavoravo, e anche di recarsi a parlare con il boss delle Serre Damiano Vallelunga. Del clan Bonavota ho poi conosciuto Domenico Cugliari, detto Micu i Mela, zio dei Bonavota, Carlo Pezzo, Antonio Patania, Salvatore Bonavota, Nicola Bonavota”.

Il clan Bonavota in un dato arco temporale avrebbe quindi stretto una solida alleanza con il clan Anello di Filadelfia e poi con Andrea Mantella e Francesco Scrugli “che mi furono presentati in campagna a Sant’Onofrio – ha ricordato Michienzi – da Domenico Bonavota che li indicò come due cristianuni e come persone azioniste, che sapevano cioè sparare e commettere omicidi”. [Continua in basso]

Raffaele Cracolici

LO SCONTRO CON I CRACOLICI DI MAIERATO

Sarebbe stato proprio Francesco Michienzi a custodire uno dei fucili usati nel maggio del 2004 per uccidere Raffaele Cracolici a Pizzo Calabro, con l’arma che gli sarebbe stata consegnata da Onofrio Barbieri. “Siamo stati io e Vincenzino Fruci ad indicare a Domenico Bonavota, Francesco Fortuna, Andrea Mantella e Francesco Scrugli il luogo rialzato dal quale, con l’uso di un binocolo, siamo riusciti a spiare i movimenti di Raffaele Cracolici nei pressi della strada Statale di Pizzo. In precedenza – ha riferito Michienzi – Domenico Bonavota mi aveva dato l’incarico di pedinare Raffaele Cracolici. Domenico Bonavota lo voleva morto per estendere gli affari della sua cosca anche sulla zona industriale di Maierato e il via libera a tale omicidio venne dato pure dagli Anello e dai Vallelunga. Io in precedenza avevo conosciuto Domenico Cracolici, figlio di Raffaele Cracolici, che mi era stato presentato insieme ad Angelo Andracchi ed avevo insegnato loro a rubare le auto”.

Damiano Vallelunga

PIZZO “TERRA DI CONQUISTA” PER I CLAN

Francesco Michienzi è poi passato a spiegare nel dettaglio la situazione criminale nel territorio di Pizzo Calabro. “Sino al 2006 il clan Anello-Fruci ha diviso i soldi delle estorsioni con il clan Mancuso, come nel caso di alcune villette realizzate lungo la Nazionale. In tale caso ci siamo accordati con un genero dei Mancuso e poi siamo saliti a Serra per portare i soldi a Damiano Vallelunga che era il capo di tutti. In altra occasione, a Salvatore Evalto, figlio di Domenico Evalto e genero del boss di Vibo Carmelo Lo Bianco, incendiarono un escavatore a Pizzo sulla Nazionale. In tale occasione furono Mantella e Scrugli – ha ricordato il collaboratore – a recarsi da Domenico Evalto ma non gli dissero la verità sui mandanti che erano i Bonavota”. [Continua in basso]

Carmelo Lo Bianco “Piccinni”

I BONAVOTA VOLEVANO UCCIDERE CARMELO LO BIANCO

Francesco Michienzi ha quindi rivelato che è stato Andrea Mantella in quegli anni a salvare la vita al suo ex capo Carmelo Lo Bianco. Nella strategia criminale pensata dai Bonavota e dagli Anello per indebolire tutti i clan alleati ai Mancuso, avevano infatti pensato di uccidere anche l’anziano boss di Vibo Carmelo Lo Bianco (cl. ’32), alias Piccinni, ritenuto troppo accondiscendente con i Mancuso. Andrea Mantella ci disse però che era meglio se Carmelo Lo Bianco non venisse ucciso e morisse di vecchiaia perché i Lo Bianco si sarebbero vendicati per l’eventuale morte del loro capo. I Bonavota – ha sostenuto Michienzi – accusavano in particolare i Lo Bianco di aver molte volte attirato le vittime per poi consegnarle al boss Peppe Mancuso. In ogni caso ricordo che Salvatore Evalto – ha riferito ancora Michienzi – faceva da tramite fra la nostra cosca e gli imprenditori da sottoporre ad estorsione poiché lui aveva una ditta di movimento terra. Insieme invece a Michele Evalto, fratello di Salvatore, unitamente a Francesco Fortuna abbiamo fatto un’estorsione ad un villaggio di Pizzo. Lo stesso villaggio dove Francesco Fortuna ci disse che per il cemento non bisognava più rifornirsi da tale Ciccio bello di cui ora non ricordo il nome”.

Francesco Fortuna

L’OMICIDIO DI CRACOLICI, LE ESTORSIONI A MAIERATO ED IL LATITANTE AL GARDEN

Lo scenario criminale dopo l’omicidio a Pizzo nel maggio 2004 di Raffaele  Cracolici, alias Lele Palermo, è così radicalmente mutato. Ad avanzare le richieste estorsive nella zona di Maierato sarebbe stato lo stesso Francesco Michienzi attraverso una serie di telefonate minatorie ad alcuni esercizi commerciali e ad alcune aziende, con i nominativi che gli sarebbero stati forniti direttamente da Domenico Bonavota e Francesco Fortuna. Tante anche le intimidazioni compiute ancor prima di avanzare la richiesta di pagamento della “mazzetta”. Come quella compiuta contro l’azienda del tonno dell’imprenditore Callipo a Maierato, bersaglio di alcuni colpi d’arma da fuoco che sarebbero stati esplosi dallo stesso Michienzi su mandato dei Bonavota. “Domenico Bonavota – ha riferito in aula il collaboratore – mi disse che Callipo aiutava i Mancuso versandogli somme di denaro e per questo lo stesso Bonavota decise che bisognava sparare contro le sue aziende. Abbiamo compiuto un’intimidazione anche contro il ristorante Agostino a Colamaio di Pizzo, così come ho fatto personalmente telefonate minatorie contro la Sinergy di Pizzo. In altra occasione, invece, al villaggio Garden Resort è stato ospitato un latitante della cosca De Stefano-Tegano di Reggio Calabria anche se a me – ha dichiarato Michienzi – era stato detto in un primo tempo che si trattava di Rocco Morabito di Africo”.

Rocco Anello

I VILLAGGI DEGLI STILLITANI E GLI ANELLO

Michienzi ha poi parlato di incontri fra gli imprenditori Stillitani e il boss di Filadelfia Rocco Anello. “E’ stato Salvatore Evalto a fissare a Stillitani un incontro con Rocco Anello e qui quest’ultimo disse chiaramente a Stillitani che per la costruzione del Garden Resort si doveva affidare solo agli Anello altrimenti rispetto a Limbadi gli sarebbe arrivata una fucilata prima da Filadelfia“. Sul Garden Resort, secondo Michienzi, avrebbero quindi messo le “mani” i Bonavota con delle estorsioni imposte all’imprenditore Facciolo e delle assunzioni di personale di Sant’Onofrio nelle sue ditte. A livello di gestione, invece, sarebbero stati i fratelli Zanon ad occuparsi di tutto al Garden Resort. “Mi dicevano che loro gestivano anche il Rocca Nettuno a Tropea e che erano amici dei La Rosa di Tropea – ha ricordato Michienzi – e per questo dovevamo comportarci bene nel villaggio. Delle ditte che avevano a che fare con il Garden Resort ricordo che non potevamo toccare quella che riforniva il villaggio di frutta che era di Mimmo Polito, vicino a Nino Accorinti di Briatico”. Lo stesso Nino Accorinti che avrebbe avuto invece grossa voce in capitolo sul villaggio Garden (diverso dal Garden Resort).

Infine, l’intimidazione ad un economo del villaggio Garden Resort al quale Michienzi – su ordine del ragioniere del villaggio – sparò all’auto a scopo di intimidatorio poichè troppo ligio nel proprio lavoro, e poi i soldi ricevuti per i lavori del metanodotto. Il denaro per tali lavori ci è stato consegnato da Gregorio Giofrè, detto Ruzzo, di San Gregorio d’Ippona, del clan Fiarè, e ricordo – ha concluso il collaboratore – che i soldi li abbiamo divisi fra i Fruci, gli Anello ed i Bonavota, con la consegna di una somma che doveva andare a Pasquale Bonavota in quel periodo detenuto“.

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