‘Ndrangheta: processo “Romanzo criminale” contro il clan Patania, fissato l’appello

Il processo di secondo grado contro la consorteria di Stefanaconi inizierà il 4 aprile. Alla sbarra 14 imputati giudicati il 12 marzo dello scorso anno dal Tribunale di Vibo per l’associazione mafiosa

Il processo di secondo grado contro la consorteria di Stefanaconi inizierà il 4 aprile. Alla sbarra 14 imputati giudicati il 12 marzo dello scorso anno dal Tribunale di Vibo per l’associazione mafiosa

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E’ stato fissato per il 4 aprile prossimo il processo di secondo grado, dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro, per l’operazione “Romanzo criminale” contro il clan Patania di Stefanaconi. La sentenza di primo grado era stata emessa dal Tribunale di Vibo Valentia il 12 marzo dello scorso anno. La camera di consiglio (presidente Lucia Monaco, a latere i giudici Giovanna Taricco e Pia Sordetti) era durata quasi sei ore. Gli anni di pena complessivi inflitti sono stati 116. Al vaglio dei giudici di primo grado ha retto il reato di associazione mafiosa per il clan Patania che, per la prima volta, è stato riconosciuto da un Tribunale come gruppo di stampo mafioso operante su Stefanaconi. A rappresentare la pubblica accusa era stato il pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso.

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Il procedimento nasce dagli esiti di una complessa ed articolata attività di indagine condotta dai militari del Roninv dei carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia che ha preso le mosse da molteplici fatti omicidiari consumati tra settembre 2011 e luglio 2012 nella provincia di Vibo Valentia, in relazione ai quali sono stati celebrati distinti processi a Catanzaro nell’ambito dell’operazione c.d. “Gringia”. 

Alla morte di Fortunato Patania (ucciso nel settembre 2011 dal clan dei Piscopisani), i figli – seppure formalmente non battezzati nella ‘ndrangheta per via della faida in corso con i Piscopisani – avrebbero preso “parte attiva all’associazione mafiosa, riconosciuti nel contesto criminale locale quali responsabili di Stefanaconi e stretti alleati del boss Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni, che avrebbe finanziato con 100mila euro la guerra di mafia contro il clan dei Piscopisani provvedendo al reperimento delle armi da fuoco”.

Questa la sentenza di primo grado e fra parentesi le richieste di condanna formulate dal pubblico ministero (in foto):

Giuseppina Iacopetta (vedova di Fortunato Patania): 14 anni (14 anni la richiesta del pm); Saverio Patania: 15 anni (15 anni); Salvatore Patania: 15 anni (18 anni); Giuseppe Patania: 16 anni (19 anni); Nazzareno Patania: 12 anni (15 anni); Bruno Patania: assolto per non aver commesso il fatto e perchè il fatto non sussiste  (15 anni); Andrea Patania (cugino dei cinque fratelli Patania): 9 anni (12 anni); Cosimo Caglioti: 13 anni (16 anni); Caterina Caglioti (moglie di Nazzareno Patania): 12 anni (12 anni); Nicola Figliuzzi: assolto per non aver commesso il fatto (12 anni); Cristian Loielo: assolto (12 anni); Alessandro Bartalotta: 10 anni (14 anni); Francesco Lopreiato: assolto (16 anni); Ilya Krastev: assolto (2 anni)

Associazione mafiosa, usura, estorsione, danneggiamenti, detenzione e porto illegale di armi da fuoco i reati, a vario titolo, contestati agli imputati.

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Enzo Galeota, Antonio Barilaro, Sergio Rotundo, Antonio Lomonaco, Francesco Capria (per Loielo e Salvatore Patania), Costantino Casuscelli, Salvatore Staiano (per Lopreiato unitamente all’avvocato Casuscelli), Gregorio Viscomi, Pasqualino Patanè (per Krastev), Tiziana Barillaro, Strazzullo, Giovanni Oliverio.

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Parti civili il Comune di Stefanaconi e la Provincia di Vibo Valentia (avvocati Daniela Fuscà e Rino Rocchetto), la Regione Calabria, Sos Impresa e Gerardo Caparrotta. 

 In basso da sinistra verso destra: Giuseppe Patania, Bruno Patania, Andrea Patania, Cosimo Caglioti