Diventa definitiva la condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione emessa nel settembre 2024 dal Gip del Tribunale di Vibo Valentia, Roberta Ricotta, nei confronti della 42enne Annalisa Santaguida e del figlio 20enne Giulio Simonetta, entrambi residenti a Portosalvo. La pena è stata loro inflitta per sequestro di persona, porto di armi, rapina e lesioni, con l'aggravante della crudeltà, perpetrati nei confronti del 36enne di Mileto Raffaele Corso. Dopo un primo rigetto della richiesta di riforma della sentenza presentata dagli imputati, deciso nel maggio del 2025 da parte della Seconda Sezione penale della Corte d'Appello di Catanzaro, adesso arriva la condanna definitiva in Cassazione. Madre e figlio dovranno anche pagare le spese processuali, 3000 euro a favore della Cassa delle ammende e 3686 euro, oltre accessori di legge, per la rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel presente giudizio dalla parte civile. Anche in questa occasione Raffaele Corso è stato difeso dall'avvocato Salvatore Sorbilli.

Il fatto criminoso risale al novembre del 2023, con l'inizio dell'amicizia social tra la donna e la vittima sfociata con l'invito della prima a passare la serata a casa sua. Una volta entrato nell'appartamento, secondo la ricostruzione dei giudici, il 36enne è stato colpito con un colpo di bastone alla nuca dal figlio della Santaguida, il quale dopo aver legato a una sedia ha provveduto a percuoterlo e seviziarlo con un'arma da taglio, con l'intento di costringerlo a rivelare la password del bancomat ed eventuali depositi di denaro contante nella sua abitazione. Ottenute le informazioni, a Corso sono stati asportati 2.500 euro in contante dalla propria abitazione e 400 euro da una filiale bancaria di Vibo Valentia. Liberato successivamente dai due, il 36enne è stato infine notato in stato confusionale e con vistose ecchimosi al volto da una pattuglia dei carabinieri in servizio notturno, mentre vagava a bordo della propria auto. Nel compiere l'atto criminoso la Santaguida e Simonetta si sono avvalsi di un complice, il 25enne Giovanni Carnovale, già condannato con patteggiamento a una pena di due anni, undici mesi e dieci giorni di reclusione, oltre 1500 euro di multa e il pagamento delle spese processuali.