Indagini chiuse per un procedimento penale che vede al centro delle contestazioni la detenzione illegale di diverse armi e munizioni nelle Preserre vibonesi. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari, vergato dal pm della Procura di Vibo Valentia Maria Barnabei che ha coordinato l’inchiesta dei carabinieri della Stazione di Arena e della Compagnia di Serra San Bruno (Nucleo Operativo e Radiomobile), interessa due indagati: Domenico Carè, 21 anni, di Dasà, assistito dall’avvocato Giuseppe Orecchio, e Giuseppe Pisano, 23 anni, di Acquaro, ma domiciliato a Gerocarne, difeso dall’avvocato Francesco Alessandria. Ben 14 i capi d’imputazione complessivi formulati dal pubblico ministero, di cui cinque interessano entrambi gli indagati, sei vengono contestati al solo Domenico Carè, mentre di tre è chiamato a rispondere il solo Giuseppe Pisano. Detenzione illegale di armi clandestine, ricettazione, detenzione abusiva di munizioni (anche da guerra) e porto illegale in luogo pubblico di armi i reati, a vario titolo, contestati. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dall’anno 2022 al 28 gennaio del 2025 e vedono quali luoghi di commissione dei reati i paesi di Acquaro e Dasà, oltre – più in generale – il territorio provinciale di Vibo Valentia.
Secondo quanto ricostruito dal pm Maria Barnabei e dagli investigatori dell’Arma, i due indagati avrebbero avuto la disponibilità di diverse armi, alcune nascoste in un casolare sito nel comune di Acquaro. Le armi (alcune con matricola abrasa) ricomprendono pistole e fucili, oltre a munizioni di vario calibro. Tra gli episodi contestati anche la detenzione di un’arma clandestina rinvenuta in un vicino terreno. Alla base dell’impalcatura accusatoria, importanti si sono rivelate anche le fotografie e i video acquisiti dai carabinieri attraverso il sequestro dei cellulari degli indagati. Nei telefonini in uso a Domenico Carè e Giuseppe Pisano erano infatti raffigurate (attraverso video e foto) numerose armi e munizioni nella disponibilità dei due indagati. Contro l’acquisizione di tali elementi probatori estrapolati dai cellulari, i difensori avevano proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte l’ha rigettato confermando il sequestro e la bontà delle indagini.
I carabinieri il 28 gennaio 2025 sono riusciti a sorprendere Giuseppe Pisano con ancora in mano una pistola Beretta calibro 9, con matricola abrasa, all’interno di un terreno di Acquaro in uso a Domenico Carè. In un secchio all’interno dello stesso terreno, gli investigatori hanno poi rinvenuto tre cartucce calibro 9 e sei cartucce calibro 7,65 parabellum. Altre munizioni (anche da guerra) sono state invece trovate nella camera da letto di Domenico Carè a Dasà.
Il 21 gennaio 2024 Domenico Carè avrebbe poi inviato via WhatsApp sul telefonino di Giuseppe Pisano alcuni video raffiguranti i due indagati intenti ad esplodere colpi d’arma da fuoco con un fucile da caccia. A Domenico Carè viene poi contestata la detenzione illegale di una pistola revolver, marca Smith & Wesson calibro 44 Magnum, oltre ad una pistola semi-automatica calibro 7,65, un fucile da caccia a canne parallele, un fucile semi-automatico con matricola abrasa e altra pistola con matricola obliterata. Per tali armi clandestine viene contestato a Domenico Carè anche il reato di ricettazione.
I files contenuti nel cellulare da Giuseppe Pisano, ripreso nell’atto di impugnare una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, costano invece per lui l’accusa di detenzione illegale di arma clandestina e ricettazione, mentre altre fotografie estrapolate dal telefonino a lui in uso – che lo ritraggono impugnare un’arma da fuoco – permettono agli inquirenti ci contestargli anche l’accusa di detenzione illegale di un fucile semiautomatico.
I due indagati avranno ora venti giorni di tempo – dalla notifica dell’avviso di conclusione indagini – per chiedere al pm Maria Barnabei di essere interrogati o presentare eventuali memorie difensive attraverso i rispettivi legali: gli avvocati Giuseppe Orecchio e Francesco Alessandria.