Il Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro ha accolto un’istanza di proroga degli arresti domiciliari (in luogo del differimento pena) per ulteriori due anni nei confronti di Antonio Pititto, 72 anni, di Favelloni di Cessaniti. Accolte così le argomentazioni portate all’attenzione dei giudici dall’avvocato Demetrio Procopio. Il 72enne di Cessaniti è stato condannato in via definitiva ad un cumulo di pene da scontare sino al 23 febbraio 2030. Si trovava inizialmente detenuto presso il carcere di Messina e nel dicembre 2023 era stato il Tribunale di Sorveglianza di Messina a concedergli la detenzione domiciliare per motivi di salute per soli sei mesi. Per tali ragioni la difesa – rappresentata dall’avvocato Demetrio Procopio – aveva presentato tempestivamente un’istanza di proroga della detenzione domiciliare, considerato che le condizioni di salute di Pititto non erano migliorate (trattandosi di patologie croniche) e inoltre non vi erano esigenze legate alla pericolosità sociale tali da poter ripristinare la detenzione in carcere. Il Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro aveva quindi accolto l’istanza della difesa concedendo nel giugno del 2024 ad Antonio Pititto la proroga della detenzione domiciliare per altri due anni. Alla scadenza, quindi, l’avvocato Procopio con una nuova istanza ha ora ottenuto una ulteriore proroga di due anni.

Il profilo di Pititto

Antonio Pititto – portato in carcere nel 2018 ed ora ai domiciliari – sta scontando una condanna a 12 anni per lesioni personali aggravate, ricettazione, furto aggravato, minaccia a pubblico ufficiale. Sei le sentenze divenute definitive nei suoi confronti. La Questura di Vibo Valentia, con nota del 2 gennaio 2020, nel ripercorrere l’iter criminale di Antonio Pititto sino al 2018, ha sottolineato come lo stesso viene ritenuto “elemento di spicco della consorteria dei Candela” che hanno la loro roccaforte proprio a Favelloni di Cessaniti. La Dda di Catanzaro ha anche ricordato che “l’ultimo evento delittuoso nella zona di Cessaniti risale al 2004 quando è stato assassinato Domenico Sorrentino ad opera dei Candela, nipoti materni di Pititto”.
Nel 1997, Antonio Pititto era stato invece arrestato con l’accusa di essere uno dei rapitori del dentista Giancarlo Conocchiella di Briatico, sequestrato nel 1991 e poi ucciso. Il nome di Pititto era venuto fuori dalle dichiarazioni di Carlo Vavalà, il quale dopo essere stato condannato a 26 anni di reclusione, quale ”telefonista” della banda, aveva avviato una collaborazione con gli investigatori permettendo di ritrovare i resti del rapito in un pozzo nelle campagne di Cessaniti, a quasi sei anni dalla scomparsa di Conocchiella. Al termine dei processi, però, Antonio Pititto è stato assolto da ogni accusa in relazione al rapimento di Giancarlo Conocchiella.