Dietro gli equilibri criminali che per anni hanno regolato gli affari tra Rossano e Corigliano c'è una costante storica e giudiziaria: la subordinazione al Crimine di Cirò, guidato dall'imponente cosca Farao-Marincola. Un'impostazione confermata fin dalle origini dalle dichiarazioni del pentito Nicola Acri: “Occhi di ghiaccio” ha ricordato come la stessa formazione del Locale di Rossano fosse avvenuta su sollecitazione e sotto il placet dei cirotani.

Con l'avvio della collaborazione di Acri nel 2021 e i successivi blitz dell'antimafia, il canale di collegamento tra la fascia jonica cosentina e il crotonese non si è mai interrotto. A fare luce su questo cordone ombelicale è Gaetano Aloe, esponente del clan di Cirò divenuto collaboratore di giustizia nel marzo 2023.

Interrogato dai magistrati della Dda di Catanzaro, Aloe chiarisce come, nonostante le carcerazioni e i pentimenti, la regia economica continuasse a far capo al centro crotonese: «Tutto... gira tutto intorno a Cirò, dottore... cioè... magari ci sono 3.000 euro, 2.000 se li prendono loro, e 1.000 ci vengono a Cirò. Avete capito? E loro sono i referenti attualmente di... di Augusto e Francesco, però il capo è Francesco, questo lo posso dire per certo, perché me lo ha detto Basi... noi poi dobbiamo sapere con chi dobbiamo andare a parlare, chi c'è».

I referenti a cui Aloe fa riferimento sono Francesco Sommario ("u Caino") e Augusto De Simone ("il genero del Monaco"), indicati come i custodi delle dinamiche associative e dei flussi finanziari per conto del gruppo rossanese.

Il mistero del quaderno cifrato: 17 pagine di codici e contabilità

Un tassello fondamentale nell'indagine Ginestra riguarda il rinvenimento del registro contabile della "bacinella" cirotana. Il 17 febbraio 2023, durante una perquisizione eseguita a carico del contabile Giuseppe Cariati, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Crotone rinvengono all'interno di un mobile un manoscritto composto da 17 pagine a quadretti, fittamente compilate fronte e retro.

Il documento contiene una sequenza di cifre algebriche, addizioni e sottrazioni, accoppiate a sigle alfabetiche e nomi cifrati. L'analisi degli inquirenti rivela un giro d'affari rendicontato con uscite per oltre 306.000 euro ed entrate pari a 326.450 euro, destinate in gran parte al sostentamento dei detenuti e alle spese legali per gli avvocati della cosca.

Il collaboratore Gaetano Aloe – che svelò l’esistenza del registro – racconta ai magistrati le fasi concitate che avevano preceduto la decifrazione di quel quaderno e l'esigenza di organizzare un summit d'urgenza con i rossanesi: «Perché Basilio aveva un foglio, aveva un foglio nelle mani, dove c'erano le estorsioni, tutte queste cose qua, avete capito, dottore, tutti i soldi che dovevano raccogliere... Su questo foglio c'erano scritte tutte le cose, okay, siccome alcune cose non si capivano... Mi ricordo bene che c'erano dei codici codificati... e voleva capire... lui si riferiva a Rossano, dice: “devo andare a Rossano... andiamo a Rossano che vediamo cosa sono queste cose...”».

Il vertice per chiarire le voci contabili e i crediti incrociati tra le due cosche viene concordato per la fine di febbraio 2023 nel territorio del comune montano di Campana, luogo di incontro neutrale scelto per eludere i controlli delle forze dell'ordine.

Il summit senza telefoni nella campagna di Contrada Frasso

L'ossessione per le intercettazioni e le microspie spinge i vertici dei vari gruppi criminali ad adottare misure di sicurezza ferree in occasione dei summit d'alto livello.

Già il 3 maggio 2021, i Carabinieri del Nucleo Operativo di Rossano riescono a individuare e interrompere un importante incontro di vertice in atto in Località Frasso, nei pressi di un’officina-concessionaria.

Gli ufficiali, notata un'auto in uso a Carmine Morello (uno dei membri del clan che verrà ucciso perché sospettato di essere un collaboratore), percorrono un viottolo sterrato e raggiungono un magazzino isolato in aperta campagna.

All'esterno del casolare vengono sorpresi e identificati alcuni volti chiave dell'organizzazione rossanese.

Dall'esito delle perquisizioni personali e veicolari emerge un dato investigativo dirimente: «La perquisizione dava esito negativo... Tuttavia, il dato rilevante era rappresentato dalla circostanza che nessuno dei partecipanti all'incontro aveva al seguito il telefono cellulare e nessun cellulare veniva rinvenuto nel corso delle perquisizioni dei veicoli utilizzati per raggiungere il predetto luogo d'incontro».

Tutti i partecipanti si erano presentati al summit completamente privi di apparecchi tecnologici. Una cautela studiata a tavolino per impedire ai trojan di registrare le decisioni strategiche sugli assetti territoriali e sulla spartizione delle estorsioni.

La "geografia" del crimine: «Se è di Corigliano, io non ho cosa fargli!»

Tra i vari gruppi criminali vige un principio intangibile: la rigida competenza territoriale. Nessun esponente di Rossano può fare estorsioni o sbrigare controversie nel territorio di Corigliano, e viceversa, a meno che non ci sia una formale "imbasciata" o una richiesta di mediazione concordata.

Questo rispetto dogmatico dei confini emerge in maniera nitida il 23 marzo 2022, durante un'ambientale registrata dai Carabinieri ai tavolini di un bar di Rossano. Giuseppe Ferrante chiede al boss Salvatore Galluzzi di intervenire per aiutare un conoscente di Lamezia Terme che ha subito un sopruso legato a una casa situata a Corigliano: «No, ma non mi interessa!», è la risposta. «Ehe... che ti faccio? Non è di Rossano! Ma se non è di Rossano non è che posso andare a Corigliano… lasciamo l'impiccio di dov'è!».

Galluzzi taglia corto: ogni Locale deve gestire i propri problemi nel proprio perimetro urbano.

La stessa regola del confine riaffiora il 6 maggio 2024 nel corso di uno scontro verbale tra Annibale Matalone e Francesco Sommario a proposito di un'intromissione di soggetti criminali di Cariati in una lite familiare ed ereditaria a Rossano. «La terra del padre, vieni tu da Cariati e vieni a comandare le cose mie?... Scusa, allora come facciamo qua? Vieni tu e mia sorella e fai quello che vuoi?... Un terreno di famiglia», dice Matalone.

Dal quadro tracciato dagli inquirenti nell'ordinanza Ginestra, la 'ndrangheta della Sibaritide emerge non come un insieme caotico di bande, ma come una struttura confederata e gerarchizzata, in cui il rispetto dei confini, la contabilità condivisa e la regia di Cirò hanno garantito per anni il controllo asfissiante del territorio.