Non sarebbero stati episodi isolati né di sporadiche raccomandazioni, ma parte di una vera e propria gestione egemonica del mercato del lavoro.

Le informative dell’inchiesta Epicentro della Dda di Reggio Calabria gli atti d'indagine redatti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Calabria tratteggiano una «massiccia penetrazione da parte della cosca Tegano nella gestione delle assunzioni dei nuovi dipendenti delle Ferrovie dello Stato e delle ditte satellite che svolgono lavori complementari, primo fra tutti il settore delle pulizie».

Un'infiltrazione strutturata su due pilastri interconnessi: la pressione criminale e la copertura sindacale. Gli inquirenti mettono in luce l'esistenza di una «regia di infiltrazione strutturata su due principali componenti: sindacale e criminale», dove esponenti di vertice della ‘ndrangheta di Archi e referenti di sigle sindacali operavano in sinergia per orientare le assunzioni, neutralizzare la concorrenza e blindare gli appalti pubblici.

Le intercettazioni shock: «Tu vuoi un posto? Diecimila euro!»

A svelare la tariffa d'ingresso nel settore ferroviario è la voce di Francesco Borruto, che gli investigatori definiscono «elemento pienamente intraneo alla cosca Tegano»: Borruto è soltanto indagato nell’inchiesta. Durante un pranzo di lavoro a Catanzaro Lido, captato dalle cimici degli investigatori, Borruto spiega a un collega il meccanismo mercantilistico orchestrato da due sindacalisti, uno dei quali, Bruno Nicolazzo, è stato arrestato ed è anch’egli considerato vicino alla cosca Tegano.

«Certo loro sai che fanno? – dice Borruto –. Loro fanno entrare, per come dicono, dicono che si prendono, che si vendono i posti di lavoro. Tu vuoi un posto di lavoro, diecimila euro! Dieci posti di lavoro sono centomila euro!».

Poco prima, lo stesso Borruto commentava la percezione di impunità con cui gli attori della trattativa si muovevano sugli appalti: «Ad Archi me la vedo io, là me la vedo io, siamo coperti! Possiamo fare quello che vogliamo! Abbiamo carta bianca! Quando sarà facciamo mangiare a questo e a quello e li accontentiamo e possiamo fare quello che vogliamo, i posti di lavoro li decidiamo noi».

Borruto, pur muovendosi nello stesso ambiente, avvertiva il rischio dell'operazione, sottolineando in un'altra conversazione la presenza di un'ampia attività investigativa in corso: «Perché là nella ferrovia sai che c'è? C'è un'indagine grossa!».

Radici profonde: dalle denunce di Trenitalia ai 200 assunti di Roberto Moio

I riscontri delle odierne indagini riannodano i fili con storiche inchieste giudiziarie della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, come l'operazione Agathos e il processo Gotha. Già nel luglio del 2004, un dirigente di Trenitalia denunciò la grave situazione ambientale che soffocava le ditte operanti nell'Impianto di Formazione Treno (Ift) di Reggio Calabria: «"Inquinamenti" ambientali dovuti alla presenza di personaggi "affiliati a famiglie mafiose della zona"», diceva. E spiegava che un altro dirigente «era "costretto a tenere a libro paga, senza in realtà svolgere alcuna attività lavorativa, per compiacere i boss locali"».

A confermare l'ampiezza sistemica del fenomeno erano state anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanbattista Fracapane (reso nell'interrogatorio del 29 settembre 2004): «Una ditta dove lavora e dove la dirige Roberto Moio e dove lavorano persone vicino agli Audino, perché là tutti i posti sono stati occupati da persone vicino ai Tegano di Archi che la gestiscono loro».

Lo stesso Roberto Moio, una volta entrato nel programma di collaborazione con la giustizia, ha fornito ai magistrati la misura quantitativa ed economica del condizionamento mafioso sulle ferrovie: «In forza dell'appartenenza alla consorteria – racconta – diventava il responsabile di società aventi ad oggetto il servizio di pulizia dei treni delle Ferrovie dello Stato, da cui traeva una tangente di 20mila euro al mese in favore dei Tegano, ed attraverso la quale assicurava l'assunzione di circa 200 dipendenti tra le fila dei soggetti amici dei Tegano».

Moio ha poi aggiunto come il controllo fosse totale e vertesse su «assunzioni, licenziamenti... tutto si vedevano», descrivendo come il sistema si applicasse «con tutti», cioè con le ditte impegnate di volte in volta negli appalti.

La mappa dei favori: concorsi in Rfi, trasferimenti e "scambi di vita"

L'inchiesta documenta come il gruppo criminale non gestisse soltanto i contratti delle ditte esterne di pulizia, ma intervenisse direttamente per orientare concorsi e posizioni in RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e Trenitalia.

C’è il caso di un uomo non indagato e strettamente legato al sindacalista Bruno Nicolazzo, che sollecitava un suo stretto congiunto affinché presentasse domanda nelle ferrovie: «Ehi RFI, papà, capotreno diventi... RFI e Treni Nord, tutte e due... qualsiasi!».

Nonostante le perplessità sulla vista del candidato emerse durante le Selezioni, Nicolazzo rassicurava il padre: «Che non si preoccupi gli devi dire, la sto monitorando io la cosa, che non si preoccupi». Le verifiche incrociate svolte dagli inquirenti nelle banche dati Inps hanno confermato l'effettiva assunzione del giovane da parte di RFI Spa a partire dal novembre 2023.

Un uomo di fiducia del presunto boss Giorgio "Franco" Benestare è stato monitorato dai Carabinieri mentre si metteva in contatto con un sindacalista della Fit Cisl Calabria per garantire l'assunzione del cognato. Anche in questo caso, la banca dati Inps ha dato conto dell'avvenuta assunzione in Rfi Spa nel febbraio 2024.

L'influenza di Giorgio Benestare si sarebbe estesa anche alle richieste di trasferimento di personale già assunto. Quando uno dei suoi contatti lamentò l'assegnazione del figlio alla sede di Sapri, Benestare intervenne direttamente. In una conversazione registrata il presunto boss Benestare racconta la deferenza mostrata dal sindacalista, che gli aveva persino fatto leggere i messaggi inviati ai dirigenti ferroviari per caldeggiare lo spostamento: «Prende il telefono... dice... io queste cose nel mio telefonino non gliele faccio leggere a nessuno... tu sei il primo che te le faccio leggere! Entra... lo vedi... dice... questo?! Che c'è scritto qua? Data, orario e tutto... io gli ho mandato un messaggio a questo... dice... della Ferrovia... e che mi sposti al figlio di Peppe!».

Particolarmente indicativo delle dinamiche interne è il caso dell'assunzione del fratello di un esponente di spicco della ’ndrangheta arrestato nell’operazione Nuovo Corso che – si legge nelle informative - era intervenuto in passato per «salvare la vita» a Bruno Nicolazzo. Per sdebitarsi del favore ricevuto, Nicolazzo avrebbe garantito un'assunzione all'interno del Consorzio Stabile Impero.

Le conclusioni degli investigatori: «Un quadro di grave e sistematico condizionamento»

A tirare le somme di mesi di intercettazioni ambientali, pedinamenti e verifiche documentali è l'informativa conclusiva redatta dai Carabinieri. Le indagini, secondo gli investigatori, avrebbero «ricostruito la struttura di vertice e l'impetuosa operatività di articolazioni di 'ndrangheta attive nella città di Reggio Calabria... Al riconoscimento in capo alla 'ndrangheta di Archi — e segnatamente alle famiglie De Stefano, Tegano e Condello — di una sovraordinata e trasversale regia mafiosa si legge a sistema una dinamica interazione criminale di diverse strutture territoriali di 'ndrangheta, che operano nell'ambito di un'unitaria strategia di controllo mafioso del territorio, infiltrazione del tessuto economico-imprenditoriale e perpetrazione di reati».

Un quadro desolante in cui il diritto al lavoro veniva privato di ogni valore meritocratico, trasformandosi in una merce di scambio contesa tra le pretese estorsive delle cosche ed il servilismo di referenti sindacali compiacenti.