VIDEO | Circa una decina i mezzi sul posto. I manifestanti chiedono una riduzione del costo del gasolio agricolo schizzato a quota 1,60 euro
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Gli imprenditori aderenti al Movimento Autonomo Territorio e Agricoltura sono giunti alla spicciolata a Lamezia Terme. L’appuntamento, nella mattinata di oggi 7 ottobre, fissato davanti al vecchio zuccherificio, proprio nei pressi di una scritta a suo modo significativa: “La razza umana ha fallito” si legge sul muro malandato dell’ex stabilimento industriale. Una frase che riflette lo stato d’animo dei manifestanti, da diversi giorni in strada per una protesta che negli ultimi giorni li ha visti protagonisti, tra l’altro, anche a Vibo Valentia, San Marco Argentano, Spezzano Albanese.
Quella protesta oggi li ha portati ad un tiro di schioppo dall’aeroporto internazionale. In corteo, a passo d’uomo, a bordo dei trattori si sono diretti a suon di clacson prima verso la stazione ferroviaria, poi all’altezza dello snodo viario che da un lato conduce alla statale 18, dall’altro proprio verso l’area aeroportuale. Hanno minacciato di bloccare il flusso di veicoli diretti verso lo scalo, poi hanno scelto di rientrare all’ex zuccherificio per un presidio permanente.
Notevoli i disagi alla circolazione, con le forze dell’ordine impegnate a gestire le criticità. Il caro carburante il problema più impellente. Il gasolio agricolo è schizzato a circa 1,60 euro al litro. Praticamente il doppio del suo prezzo abituale. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg.
Gli agricoltori sono esasperati anche dalle dinamiche di mercato, da un sistema sempre più saldamente nelle mani di grandi gruppi che impongono loro di vendere i prodotti della terra, in particolare l’olio, ad un prezzo basso, troppo basso, insufficiente a coprire i costi di produzione. Con la beffa poi, per i consumatori, di trovare quegli stessi prodotti sugli scaffali venduti a prezzi esorbitanti. Evidentemente, dicono, nella filiera qualcosa non funziona.
C’è una speculazione, insistono, insopportabile. Per questo i manifestanti ritengono gli interventi della politica, a cominciare dai 15 milioni stanziati dal governo regionale, un palliativo. Chiedono misure strutturali in grado di cancellare le distorsioni e consentire a ogni padre di famiglia di guadagnare onestamente la giornata.


