Sentenza della quarta sezione della Cassazione per il processo nato dall’operazione della Dda denominata “Due torri connection”, scattata il 2 agosto 2011 contro l’organizzazione del broker della cocaina Francesco Ventrici, 54 anni, di San Calogero. Già socio in affari di Vincenzo Barbieri, ucciso nel marzo 2011 a San Calogero, per Francesco Ventrici diventa definitiva la condanna a 23 anni di reclusione.
Queste le altre condanne confermate dalla Cassazione che ha ritenuto inammissibili i ricorsi: 14 anni Antonio Grillo, 47 anni, di San Calogero, alias “Il Bisonte”; 10 anni e 6 mesi Giuseppe Simonelli, 46 anni, di Tropea, ritenuto intermediario fra Ventrici ed i colombiani; 10 anni Italo Iannello, 34 anni, di San Calogero, nipote di Ventrici; 10 anni e 6 mesi Angelo Mercuri, 57 anni, di Calimera (frazione di San Calogero), cognato di Ventrici; 5 anni Ferdinando Zappia, 46 anni, di Mesiano di Filandari; 3 anni e 8 mesi Claudio Zippilli, 62 anni, di Sant’Omero (Teramo); 3 anni e 8 mesi Marco Di Maurizio, 37 anni, di Giulianova (Teramo); 10 anni Raul Isaza Cano, 59 anni, detto “Il negrito”, colombiano; 10 anni e 6 mesi Mari Vincent, 59 anni, cittadino svizzero.
Claudio Zippilli (difeso dall’avvocato Emilio Mattei) e Marco Di Maurizio (assistito dall’avvocato Libera D’Amelio) erano indicati come i possessori della villa nella quale occultare la cocaina.

Le accuse

Associazione a delinquere finalizzata all’importazione di ingenti quantitativi di stupefacenti, la principale accusa mossa dalla Dda di Bologna. Al centro c’era il tentativo, poi fallito, di far arrivare una maxi-partita di cocaina di 1.500 chili che doveva partire dall’Ecuador e raggiungere l’Emilia-Romagna, via Lubiana. Una parte della droga era destinata anche al Vibonese. Nel 2011 le indagini portarono all’arresto di 14 persone tra Italia, Austria e Spagna. L’organizzazione avrebbe agito dal luglio 2010 al gennaio 2011. Finanziatore di alcune importazioni di cocaina – con bonifici bancari disposti il 28 aprile ed il 17 maggio 2011 – sarebbe stato Domenico Campisi, ucciso a Nicotera nel giugno 2011.
L’inchiesta avrebbe anche permesso di documentare incontri e riunioni tenute nella villa di Ventrici a Bentivoglio (Bo), tutte finalizzate all’acquisto di 1.500 chili di cocaina che dovevano giungere in un deposito in provincia di Teramo via Ecuador a bordo di un velivolo. Il carico, tuttavia, non è mai arrivato in Italia per via di complicazioni sorte nella trattativa con i colombiani, nonostante una spesa preliminare di circa 2,5 milioni di euro. Somma che, secondo la Dea, era stata movimentata tramite un istituto di credito compiacente della Slovenia. Ai medesimi indagati veniva infine contestata anche l’importazione di mille chili di marijuana dall’Albania.
Francesco Ventrici si era trasferito a Bologna dopo aver scontato le condanne per narcotraffico rimediate nell’operazione “Decollo”, scattata nel gennaio 2004 ad opera della Dda di Catanzaro. Si tratta di uno dei massimi broker della cocaina su scala internazionale. “E’ indubbio – avevano scritto i giudici nella sentenza di primo grado – che il gruppo malavitoso guidato da Francesco Ventrici non si costituì in vista di un’unica operazione, cioè l’acquisto del carico di cocaina, ma era una vera e propria associazione per delinquere impegnata nel traffico internazionale di droga, attiva da molto tempo sul mercato dello spaccio ad alti livelli, con un programma criminoso ben proiettato nel futuro e aperta a ingressi e contributi da parte di eventuali nuovi associati”.

I difensori

Franco Ventrici era difeso dall’avvocato Fausto Bruzzese; Antonio Grillo dall’avvocato Domenico Leto; Claudio Zippilli dall’avvocato Emilio Mattei; Marco Di Maurizio dall’avvocato Libera D’Amelio; Giuseppe Simonelli dall’avvocato Antonio Porcelli; Vicente Mari dall’avvocato Antonio Piccolo; Angelo Mercuri dagli avvocati Giovanni Vecchio, Fausto Bruzzese e Alessandro Cristofori; Ferdinando Zappia dall’avvocato Sandro D’Agostino; Isaza Canu dall’avvocato Antonio Piccolo; Italo Iannello dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Fausto Bruzzese.