Nel cuore dell'hinterland milanese, a Pero, la sede della Gema Multiservizi srl (società sulla carta attiva nel noleggio auto e trasporto merci) in Piazza Roma n. 6 si è trasformata nella roccaforte operativa di un'imponente centrale finanziaria illegale.

Dietro la facciata di una modesta impresa di servizi, questo spazio riservato serviva da punto di convergenza logistico e strategico dove si incontravano broker finanziari, clienti evasori, fornitori di contante e figure apicali della criminalità organizzata.

I tre pilastri del "Consiglio di Amministrazione"

A capo del sodalizio gli inquirenti individuano una struttura verticistica ed evoluta gestita secondo un modello di co-gestione paritaria. Una sorta di "consiglio di amministrazione" composto da tre figure dotate di competenze e carature criminali complementari.

Giuseppe Piscioneri, per i magistrati, sarebbe stato il garante della 'ndrangheta: già condannato per associazione mafiosa nell'ambito della Locale di 'ndrangheta di Pioltello. Piscioneri rappresentava la garanzia mafiosa dell'hub. Avrebbe assicurato il monitoraggio del territorio a Pero, fornito il supporto infrastrutturale (uffici, mezzi e auto a noleggio), gestito la custodia di armi da fuoco negli uffici ed effettuato le consegne materiali di denaro contante ai clienti.

Paolo Pelaggi sarebbe stato invece il cervello contabile e il ponte con il Crotonese: dotato di spiccate competenze amministrative e finanziarie, era già stato condannato con sentenza irrevocabile nel maxi-processo Aemilia per reati tributari e riciclaggio con l'aggravante di aver agevolato il clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Negli uffici di Pero avrebbe gestito l'architettura delle società cartiere, la fatturazione falsa e la tenuta della contabilità parallela.

Terzo membro del Cda: Luigi Mercadante, il presunto asse con la Camorra e la Spagna. Legato storicamente ad ambienti della Camorra campana (in particolare al clan dei Casalesi), avrebbe garantito l'estensione delle attività alle province di Napoli e Caserta e verso la Spagna, mettendo a disposizione ulteriori società cartiere. Pur risiedendo in Campania, frequentava stabilmente Pero e avrebbe percepito una fissa "quota di spettanza" o "rendita di posizione" su tutte le transazioni del gruppo in virtù della sua caratura e del vincolo di appartenenza.

Il sottofondo delle macchinette contasoldi e la cassa per i detenuti

Le cimici e le telecamere collocate dalla Guardia di Finanza negli uffici di Pero hanno documentato la quotidianità del gruppo. Tra i rumori costanti delle macchinette contasoldi in funzione sulla scrivania, il trio decideva i tassi delle commissioni e la spartizione degli utili (solitamente suddivisi al netto dei costi per i broker).

Una parte dei proventi accumulati dal sistema non serviva soltanto al personale arricchimento dei vertici, ma avrebbe alimentato un vero e proprio fondo nero di mutuo soccorso mafioso. I profitti venivano infatti destinati al sostentamento economico e alle spese legali dei detenuti appartenenti alla 'ndrangheta (come Antonio Bruno e gli affiliati della Locale di Rho) o alle loro famiglie.

L'Hub trasversale delle mafie in Lombardia

L'aspetto più dirompente emerso dalle indagini della Dda di Milano è la trasversalità dell'infrastruttura di Pero. Non si trattava di un servizio riservato a un singolo clan, ma di una vera "camera di compensazione" accreditata presso diverse matrici criminali.

Con la 'Ndrangheta innanzitutto: oltre ai locali milanesi e al crotonese, negli uffici di Pero sono stati registrati incontri con esponenti dei clan Bellocco di Rosarno, Lamari di Laureana di Borrello, Gallace-Novella e Piromalli.

Poi la Società Foggiana: il gruppo ha fornito supporto logistico e persino armi (una pistola consegnata negli uffici di Pero) agli emissari del boss Antonello Francavilla.

Infine il link con il narcotraffico internazionale e i broker asiatici: la banca occulta si interfacciava quotidianamente con narcos calabresi della Locride per convertire i proventi della cocaina e con canali cinesi per la movimentazione del contante tramite fei ch'ien.