Annullata con rinvio dalla prima sezione penale della Cassazione, l’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza di Siracusa con la quale Gerardo La Rosa, 52 anni, di Parghelia, ha chiesto la riduzione della pena pari a un giorno in relazione ad ogni dieci giorni in cui lo stesso ha sofferto la condizione di sovraffollamento carcerario, oltre al relativo risarcimento dei danni. Gerardo La Rosa sta scontando una condanna definitiva a 6 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa e reati concernenti la detenzione di armi. La condanna rimediata al termine del troncone con rito abbreviato dell’operazione della Dda di Catanzaro denominata “Costa Pulita”, scattata nel 2016 ed andata definitiva nel febbraio dello scorso anno. Una volta detenuto, Gerardo La Rosa si è rivolto al Tribunale di Sorveglianza di Siracusa per chiedere uno sconto di pena in quanto ristretto – a suo dire – in un carcere sovraffollato. Il Magistrato di Sorveglianza di Siracusa, con un provvedimento in calce alla richiesta, ha quindi dichiarato l'inammissibilità dell’istanza. Contro tale decisione, Gerardo La Rosa ha presentato reclamo al Magistrato di Sorveglianza di Catania chiedendo la nullità del provvedimento impugnato in quanto lo stesso si presentava incomprensibile, circostanza che impediva l'esercizio dei diritti di difesa. Il Tribunale di Sorveglianza di Catania, dovendo decidere sul reclamo, ha dichiarato la propria incompetenza trasmettendo gli atti in Cassazione. La Suprema Corte, nell’accogliere il ricorso, ha fatto osservare che la “succinta motivazione del provvedimento del Magistrato di Sorveglianza di Siracusa impugnato, composta di poche righe, risulta essere illeggibile, essendo scritta a penna in alto a sinistra del primo foglio della istanza difensiva, con una calligrafia impossibile da decifrare, anche ad una lettura attenta e ripetuta”. Alla luce di tale considerazione, il provvedimento impugnato è stato annullato, con rinvio per nuovo giudizio dinanzi al Magistrato di Sorveglianza di Catania.

Il personaggio

Gerardo La Rosa è stato condannato in via definitiva nell’operazione “Costa Pulita” quale componente di spicco della cosca Il Grande di Parghelia. Gerardo La Rosa è infatti il genero di Carmine Il Grande, quest’ultimo ritenuto il capo indiscusso dell’omonimo clan e condannato per questo nello stesso processo a 8 anni e 8 mesi in via definitiva. Gerardo La Rosa è altresì cognato di Filippo Il Grande (figlio di Carmine) che sta scontando una condanna definitiva a 6 anni. Nella sentenza “Costa Pulita” è rimasta accertata in via definitiva “l'esistenza della cosca Il Grande, intesa quale gruppo che opera su base familiare a Parghelia e dintorni, giungendo persino a sfidare Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni” sottraendogli il controllo di alcuni villaggi turistici della zona. “Il gruppo di cui fa parte Gerardo La Rosa spadroneggia su Parghelia – si legge in sentenza – adoperando metodi mafiosi, sia per quanto concerne un villaggio da dove Carmine Il Grande esce ed entra dal cancello a propria discrezione e in tutta disinvoltura, sia per quanto attiene alle tangenti da richiedere agli imprenditori che si aggirano in zona”.