Dopo settimane di acque limpide, nella domenica del primo grande pienone d’agosto arrivano numerose segnalazioni dalla zona Prangi. L’esponente del Wwf mette in guardia dai facili entusiasmi: «Una rondine non fa primavera»
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Negli ultimi giorni di luglio e nei primi di agosto il mare di Pizzo è apparso limpido e pulito come non lo era da tempo. Una situazione estremamente incoraggiante, testimoniata dalle immagini che turisti e residenti hanno diffuso sui social nelle ultime settimane. Tanto che il consigliere regionale Vito Pitaro ieri ha diffuso una nota per sottolineare la trasparenza delle acque napitine, attribuendo il merito di ciò alla sinergia istituzionale tra Regione e forze dell’ordine.
Ma neppure 24 ore dopo la musica è radicalmente cambiata. Numerose le segnalazioni che oggi, domenica 9 agosto, testimoniano la presenza di schiumetta e bolle lungo il litorale di Pizzo, in particolare in zona Prangi.
«Fino a ieri era bellissimo - racconta una lettrice -, ma oggi è uno schifo. È anche vero che fino a ieri c’era complessivamente poca gente a Pizzo, mentre oggi è la prima vera domenica di pienone. Ma molti hanno dovuto rinunciare a fare il bagno, restando sulla spiaggia, perché in mare non si poteva entrare».
Insomma, uno scenario profondamente diverso da quello elogiato appena ieri da Pitaro.
Paolillo: «I bilanci si fanno a fine stagione»
«I bilanci sarebbe meglio farli alla fine della stagione turistica, evitando di cantare vittoria quando il clou deve ancora arrivare», stigmatizza Pino Paolillo, storico rappresentante del Wwf vibonese e strenuo difensore dell’ecosistema marino, vibonese e non solo.
«Io sono contento quando è pulito, perché è il mio mare e vorrei che fosse sempre così - continua -, ma siamo lontani da una vera e propria svolta rispetto a quanto accaduto negli ultimi anni».
Una posizione prudente, dunque, che invita a valutare la qualità delle acque su un arco temporale più ampio, senza affidarsi soltanto alle fotografie di singole giornate particolarmente favorevoli.
Le microalghe non sono tornate dopo l’esplosione di giugno
Di certo, però, il fenomeno delle microalghe non si è ripresentato dopo l’esplosione di giugno, quando tutto il litorale del Golfo di Sant’Eufemia si è tinto di verde.
«Ritengo probabile che il fenomeno delle fioriture algali del mese scorso si sia interrotto sia perché si è esaurito il loro ciclo vitale e hanno consumato l’eccesso di nutrienti (fosfati e nitrati) presenti in acqua, sia perché, in quanto componente vegetale del plancton (fitoplancton), le microalghe sono state mangiate dai consumatori primari della componente animale, cioè lo zooplancton».
Per Paolillo, dunque, bisogna evitare facili entusiasmi e continuare a monitorare con oggettività la situazione complessiva. Perché, avverte, «una rondine non fa primavera».


