L’intervento a Roma è andato bene e il 23 giugno la famiglia vibonese tornerà in Calabria. Ma ad attenderla c’è un alloggio popolare umido e insano che potrebbe compromettere la salute del piccolo trapiantato. Il sindaco Di Bella chiede interventi urgenti all’Aterp e lancia un appello a chi ha una casa libera
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Ha donato parte del suo fegato al figlio di un anno e mezzo per consentirgli di continuare a vivere. Dopo mesi trascorsi all’ospedale Bambino Gesù di Roma, la giovane madre e il piccolo Giuseppe si preparano a tornare a Monsoreto di Dinami. Ad attenderli, però, c’è una casa popolare che non presenta le condizioni necessarie per ospitare un bambino sottoposto a trapianto.
La vicenda riguarda una giovane coppia residente nella frazione delle Preserre vibonesi. Dopo ripetute segnalazioni all’Aterp, rimaste senza soluzione, la famiglia si è rivolta al sindaco Antonino Di Bella, che ha deciso di intervenire direttamente per sollecitare la messa in sicurezza dell’alloggio.
Muffa e umidità nell’abitazione
Nell’abitazione di via Piazzetta Scolastica, assegnata nel 2020, le pareti e i soffitti sono nuovamente coperti da estese macchie di muffa. A mostrarne le condizioni è il nonno del bambino, Michele, che ogni giorno apre porte e finestre per cercare di arieggiare gli ambienti.
«Mio nipote non può vivere in questa casa», afferma indicando una stanza che avrebbe dovuto ospitare Giuseppe e il fratellino di quattro anni, ma che oggi viene utilizzata come ripostiglio a causa dell’umidità. «Questa sarebbe la loro stanzetta», racconta con amarezza.
La malattia e il gesto della madre
La madre, Gabriella, ripercorre il difficile percorso affrontato negli ultimi mesi. «Giuseppe è nato nell’ottobre del 2024. Tre giorni dopo il parto si sono manifestati i sintomi di una rara malattia genetica. L’unica possibilità di sopravvivenza era il trapianto di fegato».
Da agosto il piccolo era in lista d’attesa. Dopo gli esami di compatibilità, la madre ha potuto donare parte del proprio organo. «L’11 marzo abbiamo affrontato l’intervento. Io sono entrata in sala operatoria alle otto del mattino, lui a mezzogiorno. Non ho avuto esitazioni».
Un percorso lungo e complesso, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Oggi il bambino sta bene, ma deve sottoporsi a controlli settimanali. Per questo la famiglia ha scelto di rimanere a Roma, prendendo in affitto un appartamento dal costo di circa 2.200 euro al mese.
«Per sostenere queste spese abbiamo dovuto chiedere un finanziamento. Mio marito lavora come operaio in un’azienda di infissi e ha chiesto il congedo parentale per assisterci. Anche il nostro figlio maggiore, che ha quattro anni, ha dovuto lasciare l’asilo per ridurre il rischio di infezioni per il fratellino», racconta la donna.
I problemi dell’alloggio, però, risalgono a diversi anni fa.
«Già dal primo inverno sono comparsi fenomeni di umidità. Nel 2022 abbiamo presentato la prima segnalazione all’Aterp dopo un ricovero del nostro primo figlio per problemi respiratori. Ci veniva risposto che sarebbero intervenuti, ma non è mai successo».
La famiglia ha provato a tinteggiare l’abitazione a proprie spese, ma senza risultati duraturi. «A gennaio scorso avevamo nuovamente imbiancato. Da febbraio la casa è disabitata e oggi la muffa è tornata ovunque», spiega il nonno.
Secondo la famiglia, il problema non riguarda soltanto le pareti.
«Nel maggio del 2023, durante un temporale, ho dovuto sistemare delle bacinelle in cucina per raccogliere l’acqua che entrava dal tetto», prosegue Gabriella.
«Qui c’è una famiglia che ha bisogno di aiuto»
Sul caso è intervenuto, come dicevamo, il sindaco Antonino Di Bella. «Qui c’è una famiglia che ha bisogno di aiuto. Il bambino è stato sottoposto a un trapianto e la madre è stata la donatrice. Il 23 giugno torneranno a casa e devono poter vivere in un ambiente sano. Questa abitazione non è adatta ad accogliere un bambino nelle sue condizioni».
Il primo cittadino ha già contattato i responsabili territoriali dell’Aterp.
«Mi è stato comunicato che nei prossimi giorni verrà effettuato un sopralluogo. Tuttavia, da quanto abbiamo verificato, una semplice tinteggiatura non sarebbe sufficiente. Servono interventi strutturali, in particolare sul tetto».
Di Bella ha inoltre trasmesso una comunicazione al prefetto di Vibo Valentia per sollecitare una soluzione e ha chiesto all’Aterp di valutare l’assegnazione temporanea di un altro alloggio. «Mi hanno fornito la modulistica necessaria per avviare la procedura. Verificheranno se ci sono abitazioni disponibili».
L’appello del sindaco alla comunità
Il sindaco segue quotidianamente l’evolversi della situazione. «La famiglia è felice perché il trapianto è andato bene, ma è comprensibilmente preoccupata per il rientro. I medici hanno spiegato che il bambino non può vivere in un ambiente come questo». Da qui anche un appello alla comunità locale: «Se qualcuno dispone di una casa libera e può metterla a disposizione, anche temporaneamente, sarebbe un aiuto importante per questi genitori e per i loro bambini».


