Per la prima volta, dopo la tempesta giudiziaria che lo ha investito e la crisi che ha portato il Sistema bibliotecario vibonese alla chiusura, l’ex direttore Gilberto Floriani decide di raccontare tutta la storia. La sua storia, ma soprattutto quella di un'istituzione che per quasi quarant'anni ha rappresentato uno dei più importanti punti di riferimento culturali della Calabria, prima di precipitare in una crisi che ne ha compromesso la sopravvivenza. Lo fa affidando a un libro, Costruire cultura. Ascesa e crisi del Sistema Bibliotecario Vibonese, una ricostruzione che parte dalle origini, attraversa la stagione dei successi e arriva ai conflitti istituzionali, all'inchiesta giudiziaria e alla chiusura della biblioteca di Santa Chiara.

Non è la prima volta che l'ex direttore interviene pubblicamente sulle vicende dell'ente. È però la prima volta che ne propone una narrazione organica, dall'inizio alla fine, mettendo insieme ricordi personali, documenti amministrativi, progetti, risultati e valutazioni sulle responsabilità di quanto accaduto.

«Questo libro non è un'autobiografia né una memoria difensiva», precisa Floriani nella premessa. E aggiunge: «Ho conosciuto soddisfazioni, commesso errori e attraversato vicende che avrei preferito non vivere. Mi interessa restituire a questa storia la sua complessità».

Dalla Roma degli anni Settanta alla nascita del Sistema bibliotecario

Il racconto comincia lontano da Vibo, nella Roma in cui Floriani si forma culturalmente, influenzato dalle esperienze dell'educazione popolare, dalle riflessioni sulla questione meridionale e dall'idea che l'accesso alla conoscenza rappresenti uno strumento di emancipazione sociale. Nel 1971, a ventitré anni, parte per Nardò, in Puglia, dove lavora in un Centro di Servizi Culturali. A Vibo Valentia arriva nell'autunno del 1973, cominciando un percorso professionale destinato a intrecciarsi per decenni con la storia cittadina.

È da quell'esperienza che, attraverso la collaborazione con i Comuni e il sostegno delle istituzioni, prende progressivamente forma il Sistema bibliotecario vibonese. Floriani ricorda anche una circostanza significativa: il Comune di Vibo Valentia non aderì alla fase costitutiva dell'ente, al quale parteciparono invece altre amministrazioni locali con il sostegno della Regione e della Provincia. Il capoluogo sarebbe entrato successivamente, diventando uno dei principali beneficiari dei servizi.

La scelta di mettere in rete le biblioteche comunali rispondeva all’esigenza di consentire anche ai centri più piccoli, privi di personale specializzato e risorse sufficienti, di offrire servizi bibliotecari qualificati. Ma il progetto assunse presto una dimensione molto più ampia.

La stagione dei successi e Santa Chiara «casa abitata»

Nelle pagine dedicate alla crescita dell'istituzione, Floriani ripercorre un'attività che andava ben oltre il prestito dei libri. Il recupero e lo studio di fondi storici, le ricerche sul patrimonio artistico locale, le pubblicazioni, le collaborazioni con università e fondazioni, il lavoro svolto per il Consiglio regionale e la partecipazione al Salone del Libro di Torino sono alcuni dei risultati che l'autore richiama per documentare il prestigio raggiunto.

Il Sistema diventa un centro capace di produrre cultura, oltre che di conservarla. La sua sede nel complesso monumentale di Santa Chiara rappresenta il momento più visibile di questa crescita. La biblioteca si trasforma in un luogo frequentato quotidianamente da studenti, ricercatori, famiglie e semplici lettori. Nel racconto di Floriani, il patrimonio arriva a circa 80mila documenti, mentre nei periodi di maggiore attività si registrano anche centinaia di presenze giornaliere.

«Santa Chiara era diventata una casa abitata», scrive l'ex direttore, rimarcando il senso di un'esperienza nella quale la biblioteca non era soltanto un edificio destinato a custodire volumi, ma uno spazio pubblico di incontro e partecipazione.

A questa stagione appartiene anche la nascita del Festival Leggere&Scrivere, diventato uno degli appuntamenti culturali più riconoscibili del territorio. Floriani lo presenta come il frutto di una rete di competenze e relazioni costruita nel tempo, non come una manifestazione isolata.

Quando comincia la crisi

È nella seconda parte del libro che la ricostruzione assume un carattere più esplicitamente critico. Floriani individua tra il 2007 e il 2008 l'inizio della rottura degli equilibri economici e istituzionali che avevano consentito al Sistema di funzionare.

Secondo l'ex direttore, il primo fattore determinante fu il progressivo venir meno degli impegni assunti dalla Regione Calabria, sia attraverso il sostegno ordinario al funzionamento sia mediante il personale proveniente dai Centri di Servizi Culturali, che non sarebbe stato sostituito dopo i pensionamenti.

A questo si aggiunsero le difficoltà finanziarie della Provincia e i ritardi di alcuni Comuni nel pagamento delle quote associative. Una situazione che costrinse l'ente a sostenere costi crescenti e a compensare la diminuzione delle entrate ordinarie attraverso la partecipazione a bandi e la realizzazione di progetti.

Il risultato fu un paradosso: mentre il Sistema continuava a ottenere riconoscimenti e realizzare iniziative importanti, le fondamenta economiche sulle quali poggiava diventavano sempre più fragili. I finanziamenti destinati ai singoli progetti, osserva l'autore, non potevano sostituire stabilmente le risorse necessarie a mantenere aperta una biblioteca.

«Ciò che apparteneva a tutti rischiava di non appartenere veramente a nessuno», scrive Floriani, sintetizzando quello che considera il progressivo venir meno della responsabilità collettiva degli enti coinvolti.

Il conflitto con il Comune e l'inchiesta giudiziaria

Nella ricostruzione dell'ex direttore, alle difficoltà economiche si sovrappone successivamente un altro fattore decisivo: il deterioramento dei rapporti con il Comune di Vibo Valentia. Il libro ripercorre le contestazioni sulla gestione degli spazi di Santa Chiara, le controversie sulle quote associative e sui canoni, fino alle iniziative che avrebbero portato alla richiesta di rilascio dei locali.

Floriani contesta, in particolare, la lettura del Sistema come una semplice associazione privata, rivendicandone la natura di struttura associativa tra enti pubblici, riconosciuta dalla Regione e inserita nel Servizio Bibliotecario Nazionale.

Prese così forma il paradosso: mentre il Sistema collaborava alla candidatura di Vibo Valentia a Capitale italiana del Libro, il rapporto con l'Amministrazione comunale continuava a peggiorare.

È in questo clima che si inserisce la denuncia trasmessa all'autorità giudiziaria dal Comune, dalla quale prende avvio la vicenda che nel 2024 porta Floriani agli arresti domiciliari. Nel libro l'ex direttore sostiene che sarebbe stato possibile affrontare preliminarmente le contestazioni nelle sedi istituzionali del Sistema, coinvolgendo il presidente e l'Assemblea dei sindaci. «Non intendo attribuire alla produzione di quel documento intenzioni che non sono in grado di dimostrare. Posso però valutarne gli effetti», precisa.

L'inchiesta si è conclusa nel luglio 2025 con il non luogo a procedere disposto dal gup per tutti gli indagati. Le motivazioni hanno escluso la sussistenza del fatto in relazione all'indebita destinazione di denaro e rilevato, per il peculato contestato a Floriani, l'assenza di elementi sufficienti a formulare una ragionevole previsione di condanna. Nessun rinvio a giudizio, dunque, e nessun processo.

Ma è soprattutto sulle conseguenze di quella vicenda che Floriani si sofferma. Secondo la sua ricostruzione, l'inchiesta e la risonanza pubblica delle accuse hanno ulteriormente indebolito un'istituzione già provata dalle difficoltà finanziarie e dai contenziosi. E hanno contribuito a spostare l'attenzione dai servizi culturali alle controversie amministrative e giudiziarie.

L'autore non riconduce comunque il tracollo a una sola causa: distingue le responsabilità che attribuisce alla Regione, alla Provincia, ai Comuni associati e infine all'Amministrazione del capoluogo, alle cui iniziative assegna un ruolo diretto nella perdita della sede e nell'interruzione dei servizi.

«Alla fine, ci trovammo davanti a una porta chiusa»

È una delle frasi più amare del libro. Arriva al termine del racconto della progressiva perdita di Santa Chiara e della dispersione delle attività che per decenni avevano animato il Sistema.

«Per anni avevamo lavorato per aprire biblioteche, ampliare gli orari, mettere in rete i cataloghi, portare libri nei paesi con il bibliobus», ricorda Floriani. Poi la conclusione: «Alla fine, ci trovammo davanti a una porta chiusa».

La chiusura diventa così, nella sua testimonianza, il simbolo di un fallimento che va oltre la vicenda personale dell'ex direttore e la città, sottolinea, «diventò ancora più povera».

I 500mila euro della Regione e una storia ancora da concludere

Il libro arriva in un momento che potrebbe segnare una svolta. Nei giorni scorsi, attraverso un emendamento all'assestamento di bilancio regionale presentato dai consiglieri Vito Pitaro e Filippo Pietropaolo, la Regione Calabria ha destinato 500mila euro al sostegno e al rilancio del Sistema bibliotecario vibonese. Una somma che potrebbe consentire all'ente di superare la fase più critica e allontanare lo spettro della liquidazione.

Nell'epilogo, intitolato Salvare il salvabile, Floriani guarda a questa prospettiva senza proporre un semplice ritorno al passato. «Non si tratta di riportare in vita la biblioteca di venti o trent'anni fa. I bisogni sono cambiati e le biblioteche con essi».

Il punto, per l'ex direttore, è comprendere se il patrimonio librario, le competenze e le relazioni ancora esistenti possano costituire la base di un nuovo progetto culturale.

La sua non è una verità definitiva sulle responsabilità della crisi, ma la testimonianza di chi ha guidato a lungo quell'esperienza e oggi ne rivendica il valore, chiedendo che la sua storia non venga ricordata soltanto per come è finita.

«La memoria non restituisce quello che è andato perduto», scrive nelle ultime pagine. «Può però impedire che quasi quarant'anni di lavoro siano ridotti alla cronaca della crisi».