Prima ipotesi, senza conferme ufficiali della polizia, per il ritrovamento dei pachistani nel minivan divorato dalle fiamme sulla statale 106. Se l’ipotesi dell’omicidio fosse confermata questo comunque non seguirebbe le modalità attribuite alla ’ndrangheta
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I quattro migranti pakistani, rinvenuti carbonizzati all'interno di un'auto in un distributore di carburante lungo il vecchio tracciato della Statale 106 ad Amendolara, sono stati uccisi. Sono giunti a questa conclusione gli inquirenti che fin dal macabro ritrovamento hanno eseguito ogni accertamento. L'ipotesi aveva già preso piede da subito tra gli investigatori che non avevano escluse altre possibilità. Le indagini sono condotte dagli agenti della Squadra Mobile di Cosenza e della Polstrada di Trebisacce.
La procura competente è quella di Castrovillari, col pm Alessandro D'Alessio informato istante per istante sulle novità. Sul posto è giunta anche il pubblico ministero di turno della Procura di Castrovillari, Roberta Bello, che sta coordinando direttamente le indagini insieme agli agenti della Polizia scientifica e agli investigatori impegnati nei rilievi all’interno dell’area del distributore dove è stata trovata l’auto carbonizzata con i quattro corpi.
Si segue una pista, trapela dagli investigatori, tanto che lo stato dei luoghi e della vettura al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco sembra faceva escludere l’ipotesi dell'incidente. Gli investigatori sperano di avere un aiuto nelle loro indagini dai sistemi di videosorveglianza presenti nel distributore e nella zona. La visione dei filmati è già iniziata.
Nonostante sia stata confermata l'ipotesi dell'omicidio, non è stata attribuita alla 'ndrangheta, visto il luogo dove si trovava l'auto. Le cosche, in questa parte di territorio, hanno già usato il fuoco per distruggere i corpi delle loro vittime, ma sempre in campagna, in luoghi isolati, e mai in un luogo come un distributore di carburante e su una strada ad alta frequentazione. La circolazione sulla Statale 106 è ripresa.



