Festa della famiglia, a San Costantino premiati gli sposi più “longevi”

Convolati a nozze oltre 70 anni fa i coniugi Valente hanno ricevuto il riconoscimento insieme ai più anziani del paese su iniziativa di Comune e Disabili senza barriere

Convolati a nozze oltre 70 anni fa i coniugi Valente hanno ricevuto il riconoscimento insieme ai più anziani del paese su iniziativa di Comune e Disabili senza barriere

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È stata una Festa della Famiglia particolarmente sentita, quella vissuta ieri dalla comunità di San Costantino Calabro. Nell’ambito della messa domenicale celebrata dal parroco don Francesco Sicari, il sindaco Nicola Derito e il presidente dell’associazione “Disabili senza barriere” Rocco Deluca hanno consegnato dei riconoscimenti all’uomo e alla donna più anziani e alla coppia di sposi più longeva del territorio. In particolare, delle pergamene ricordo sono state assegnate al 95enne Giosuè Carrà, alla 98enne Mariantonia Denami e agli sposi Fortunato Valente e Caterina Sacchinelli, quest’ultimi convolati a nozze oltre 70 anni fa. Chiaro l’intento dell’amministrazione comunale e della realtà associativa attiva sul territorio di esprimere con questo gesto gratitudine e riconoscenza ai “padri” della comunità e alla coppia simbolo delle famiglie di San Costantino, e di ribadire “che non si è mai troppo grandi per raggiungere un altro traguardo e per sognare un nuovo sogno”. Proprio sul concetto di famiglia si è soffermato nell’occasione don Sicari. Il parroco, nella sua omelia, ha in particolare focalizzato l’attenzione sull’esigenza «di difenderla e custodirla come un tesoro dagli attacchi che giornalmente cercano di scardinarla. Come nella famiglia di Nazareth – ha sottolineato – non bisogna mai venir meno allo stupore. Stupirsi e meravigliarsi, infatti, è il contrario del dare tutto per scontato e dell’interpretare la realtà che ci circonda e gli avvenimenti della storia secondo i nostri criteri. Stupirsi – ha concluso – significa aprirsi agli altri. Lo stupore, infatti, aiuta a sanare i rapporti compromessi tra le persone e, soprattutto, a guarire le ferite aperte in ambito familiare».              

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