L’analisi | Natuzza e quell’eredità spirituale più forte delle diatribe

Le mancate riforme allo statuto della Fondazione richieste dal vescovo non fermano l’avvio del processo di canonizzazione che ha già ottenuto l’assenso del Papa

Le mancate riforme allo statuto della Fondazione richieste dal vescovo non fermano l’avvio del processo di canonizzazione che ha già ottenuto l’assenso del Papa

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Si sta dimostrando più forte di tutto e tutti la figura di Natuzza Evolo. Più ferrea dei personalismi, delle resistenze e degli interessi umani, più grande degli scandali, dei tradimenti e delle “diaboliche” tentazioni che in questi momenti cruciali per la sua opera stanno attanagliando in molti. E così, mentre la stragrande maggioranza dei figli spirituali che si rifanno al suo carisma si ritrova costretta ad assistere frastornata allo stucchevole balletto delle mancate riforme dello statuto della Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, richieste a suo tempo dal vescovo Luigi Renzo, il suo profilo e la sua persona continuano incuranti a produrre frutti copiosi, a volare “alti” e ad andare oltre le vicende prettamente terrene. Come se gli attacchi concentrici e i “giochini” fatti sulla sua pelle non la riguardassero e, anzi, la stessero ancor di più rafforzando. Lo dimostrano dei dati incontrovertibili: l’assenso dato da Papa Francesco all’avvio del suo processo di canonizzazione e l’interesse che, in tutti i campi, a livello globale sempre di più sta suscitando la sua persona. Mamma Natuzza è morta nel giorno di ognissanti del 2009 lasciando un’eredità spirituale inestimabile, frutto della profonda umiltà, degli indiscutibili doni celesti e dell’assoluta fedeltà alla Chiesa che l’hanno contraddistinta in vita. Questi tratti, a quanto pare, in molti negli ultimi tempi li stanno, più o meno volutamente, ignorando. La telenovela riguardante le mancate riforme dello Statuto della Fondazione si trascina ormai da oltre due anni. Il braccio di ferro tra diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e l’ente morale voluto dalla mistica per la realizzazione della Villa della Gioia e delle strutture ad essa connesse, dopo i proclami, le promesse non mantenute, gli incontri di fantomatiche commissioni paritetiche annullati e il molto vociare dei mesi scorsi sta registrando una fase di stasi, o almeno di apparente silenzio. La sensazione, tuttavia, è che il momento del “dentro o fuori” stia per arrivare. Anche ai più disillusi, infatti, è ormai chiaro che la questione sta andando troppo per le lunghe e che in ballo, a questo punto, ci sono la credibilità e l’autorevolezza stessa dei principali protagonisti della vicenda. Rimane la speranza che chi di dovere si “ravveda” sulla via di Damasco, prima che sia troppo tardi. In modo che anche l’altro sogno di Mamma Natuzza e dei suoi figli spirituali: la consacrazione della Grande chiesa da tempo ultimata nella Villa della Gioia, finalmente si possa realizzare, fungendo da strumento prezioso di propagazione di fede, nell’alveo della Chiesa universale e dell’impronta lasciata da chi, non a caso, quando era in vita amava definirsi “verme di terra” nelle mani di nostro Signore.              

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