Un nuovo ordine mondiale a guida occidentale, il “sogno” di Serrao presentato a Vibo

Si è svolto al Valentianum l’appuntamento culturale incentrato sulla fatica letteraria del manager nativo di Filadelfia: “Il nuovo grande Occidente ci salverà”. Una ricetta contro la crisi dell’Europa e l’avanzata delle potenze asiatiche 

Si è svolto al Valentianum l’appuntamento culturale incentrato sulla fatica letteraria del manager nativo di Filadelfia: “Il nuovo grande Occidente ci salverà”. Una ricetta contro la crisi dell’Europa e l’avanzata delle potenze asiatiche 

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La presentazione del libro
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Un nuovo modello geopolitico che prefigura una mega aggregazione di Stati per ristabilire, o sconvolgere, gli equilibri economici e politici dei prossimi vent’anni. Quindi l’inizio di un mondo nuovo che aprirà un ampio ventaglio di opportunità per quasi un miliardo di persone che oggi popolano la grande area occidentale.

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È questo uno degli assunti alla base dell’ultima fatica letteraria di Cino Serrao, “Il nuovo grande Occidente ci salverà”, saggio di geografia ed economia politica che si prefigge l’ambizioso obiettivo di tratteggiare i contorni di un nuovo ordine mondiale, in cui le potenze occidentali (Europa, Usa e Canada) sappiano far fonte comune ed arginare la crescita economica delle potenze asiatiche, garantendo stabilità globale.

Il volume è stato al centro di un’iniziativa culturale tenutasi nei giorni scorsi nella Sala Scrigno del complesso monumentale del Valentiaum a Vibo Valentia, dove è stato presentato alla presenza dell’autore e con il contributo del giornalista Stefano Mandarano, direttore de ilvibonese.it, che ha fatto da moderatore. Presenti in sala, tra gli altri, il sindaco della città Elio Costa, il vicepresidente della Provincia Alfredo Lo Bianco, il già senatore Francesco Bevilacqua.

Coinvolgente l’esposizione dei contenuti dell’opera da parte dell’autore Cino Serrao, già manager di importanti multinazionali e consulente nel settore finanziario e industriale, che ha ricordato con orgoglio le sue origini vibonesi, essendo nativo di Filadelfia.    

«Sono un figlio del Sud – ha detto Serrao -. Di quel profondo Sud sempre alla ricerca  di una sua dimensione, di un lavoro che non arriva mai, di falsi concetti e pregiudizi. Nasco in un piccolo paese di nome Filadelfia, che significa “amore fraterno”; cittadina ridente fondata dai miei antenati alla fine del settecento. Temprato dalle difficoltà ho voluto dare un senso alla mia vita interessandomi di tutto quello che costituiva il tessuto industriale del nostro Paese. Per questo mi sono buttato con tutto me stesso nel lavoro, scalando tutti i gradini del percorso professionale, con umiltà ma con tanta determinazione che è figlia di un passato fragile e incerto».

Quindi, approfondendo le tematiche del libro, Serrao ha spiegato il suo “sogno”. «Immagino – ha affermato – un continente unito, che si estenda per migliaia di km quadrati da est a ovest, con oltre un miliardo di abitanti. Un’unione raggiunta nel rispetto delle differenze regionali e nazionali che rappresentano una ricchezza culturale di alto valore per ogni nazione. Oltre settant’anni fa in uno scenario di guerra e di drammi umani venne generata l’idea grandiosa di unità europea. Noi, oggi, in piena globalizzazione, di fronte ad una possibile crisi europea, ma nell’era di internet e in assoluta libertà, lanciamo una nuova sfida: la proposta di raggruppare gli Stati del mondo occidentale in un grande blocco. Una risposta immediata all’immobilismo, alle contrapposizioni sterili, ai veti incrociati, agli egoismi e agli interessi nazionali, alle paure fobiche. Sarà l’inizio del mondo che verrà». 

Guardando dall’altra parte dello scacchiere, l’autore ha spiegato: «Sappiamo che l’Oriente fa paura; non è possibile affrontare Cina ed India (oltre 2,6 miliardi di abitanti) in maniera separata, ma si deve competere attraverso l’unicità occidentale, quindi con una massa e una forza d’urto di pari entità. Il nuovo grande Occidente potrà favorire la giusta armonia tra solidarietà, sviluppo sostenibile e stabilità economica; inizieranno nuovi flussi economici e l’opportunità di rimettere in moto i consumi con una velocità impressionante. Il dinamismo commerciale di Cina e India si potrà contrastare più facilmente. Questo non significa autarchia o protezionismo occidentale ma competizione e concorrenza. Tutto l’Occidente può recuperare slancio e vigore grazie ad una nuova frontiera condivisa. Un nuovo “New deal” che faccia emergere le eccellenze ed elida le mediocrità; figure senza visione che andranno rimosse. E’ fondamentale infatti che la classe politica seduta ai vertici del nuovo grande Occidente ed eletta dal popolo, sia all’altezza del compito. Se sarà di elevato spessore morale intellettuale, essa risolverà le contraddizioni europee in pochi anni e realizzerà il sogno».