A relazionare il direttore del parco archeologico medievale Paolo Mighetto. La nuova campagna archeologica interesserà le aree dell’abbazia e della cattedrale
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Proseguono con successo gli appuntamenti promossi dal museo nazionale di Mileto nell’ambito della rassegna “De re aedificatoria. Architetture: l’arte di costruire”. L’ultimo in ordine di tempo ha visto protagonista il direttore del parco archeologico medievale, Paolo Mighetto, autore della relazione “Il cantiere di Ruggero tra passato e futuro”.
«Gli incontri che con cadenza mensile si stanno celebrando nel museo - ha spiegato la direttrice Maria Maddalena Sica introducendo i lavori - hanno l’obiettivo di puntare l’attenzione sul ricco e variegato paesaggio architettonico, antico e moderno che ci circonda e di rendere tutti partecipi della complessità del mondo nel quale quotidianamente ci muoviamo. Prendendo in prestito il titolo dal fondamentale trattato quattrocentesco di Leon Battista Alberti - ha aggiunto - studiosi ed esperti ci stanno accompagnando alla scoperta “dell’arte di costruire”. In questa occasione, grazie al contributo dell’architetto Mighetto, sarà evidenziata, ad esempio, la complessità della lettura e della comprensione di un cantiere come quello messo in opera da Ruggero I nella Mileto antica dal raffronto tra documenti di archivio e i complessi architettonici meglio conosciuti».
Subito dopo l’intervento dello stesso direttore del parco, il quale ha aperto la sua relazione con le parole dello storico d’arte e collezionista del Novecento Bernard Berendson: “Mentre attraversavamo Mileto, mi sono ricordato che per alcuni anni era stata politicamente importante come Londra o Parigi e che le sue chiese, i suoi palazzi e i suoi tesori dovevano essere tra i migliori prodotti allora. Tutti sono scomparsi a causa dei terremoti che hanno aperto il terreno e inghiottito tutto ciò che vi sorgeva. Spesso mi chiedo quali scavi, quando mai ci saranno, porteranno alla luce meravigliosi tesori sepolti”. Affermazioni significative, che fanno capire l’importanza della città assurta nell’XI secolo al ruolo di capitale del meridione d’Italia, nell’ambito della campagna di conquista attuata dai normanni.

Mighetto ha poi annunciato gli scavi che saranno avviati nel 2026 nell’unico Parco archeologico medievale della Calabria. Nello specifico, nelle aree dell’abbazia e della cattedrale, tesi «a portare nuova luce sugli edifici monumentali normanni, sulla cultura, la società e la committenza che li hanno creati, sul ruolo che essi hanno avuto nel definire un nuovo linguaggio architettonico, diventando esempi maturi e compiuti di quell’architettura normanna del Mediterraneo creata dal Gran Conte Ruggero I d’Altavilla qui e diffusa nella grande stagione del Regno di Sicilia dei suoi continuatori e discendenti Adelasia del Vasto, Ruggero II, Guglielmo I e Guglielmo II».
A seguire - partendo dai dati delle indagini archeologiche del passato e attingendo a testimonianze di documentazione d’archivio, rilievi e progetti cinquecenteschi conservati a Roma - ha ripercorso i progetti e i cantieri che hanno portato alle edificazioni dei due fabbricati ecclesiastici e come questi «derivino le loro proporzioni e le loro geometrie a partire dalla riscoperta carolingia del trattato di Vitruvio, dalla riorganizzazione culturale ed ecclesiastica dei grandi monasteri benedettini, dal recupero degli “spolia”, dall’adozione di tecniche, materiali e maestranze dal mondo nordeuropeo, da quello bizantino, da quello arabo e dalla stessa tradizione antica. In questo modo - ha sottolineato - a Mileto il Gran Conte e l’abate architetto Robert de Grandmesnil formano un inedito modello architettonico consapevole dove le varie forme e le diverse funzioni promanano l’immagine di prestigio, ricchezza e potenza dei sovrani. Un modello maturo e compiuto che, dalla Calabria e quale concetto progettuale normanno del Mediterraneo, diventerà canone per il duomo di Cefalù, la Cappella Palatina di Palermo, il duomo di Monreale».

Mighetto ha concluso il suo intervento con l’auspicio che, entro il 2031, millenario della nascita di Ruggero I, «la Calabria sappia riconoscersi finalmente non più come terra di passaggio ma come luogo di genesi e formazione della nuova cultura normanna mediterranea su cui si sono basati gli esiti successivi del grande Regno di Ruggero II e, da questo, della grande stagione di Federico II». Ma per fare questo, «occorre impostare fin da subito un grande progetto coordinato di recupero delle conoscenze archeologiche dello specifico patrimonio della regione per formare una nuova e inedita rete di conoscenza del mondo normanno mediterraneo».

