Il museo nazionale di Mileto è, indubbiamente, uno dei plessi culturali d’eccellenza del Vibonese e dell’intera Calabria. Al suo interno sono conservate ed esposte decine di opere di grande valore archeologico e storico-artistico. Tra quelle di un certo rilievo bisogna sicuramente annoverare la serie di reperti marmorei del XIV secolo che i visitatori possono ammirare nella prima sala del piano superiore, in uno spazio appositamente dedicato ai sarcofagi e ad altri manufatti commissionati dai feudatari Sanseverino per la cappella di famiglia, fatta realizzare all’epoca dietro l’abside centrale dell’antica cattedrale normanna. Tra queste opere, per la maggior parte attribuite ad un anonimo artista del trecento conosciuto come il Maestro di Mileto, figurano due frammenti in marmo bianco, di cui uno composto da una successione di arcatelle ad ogiva internamente trilobate, inframezzate dallo stemma araldico dei Sanseverino e da motivi decorativi fitomorfi, e l’altro raffigurante l’insegna nobiliare della stessa famiglia. Ma su cosa poggiavano questi manufatti con gli stemmi gentilizi? In aiuto ci vengono alcuni indizi.

dav
dav

Il primo è rappresentato dalla presenza di un altro frammento custodito all’interno dello stesso museo nazionale. Si tratta, nello specifico, di parte di una colonnina tortile, sempre in marmo bianco, elemento in epoca medievale utilizzata quale elemento onorario e commemorativo. Ad avvalorare questa ipotesi contribuisce un ulteriore dettaglio, le misure della base del “capitello” e del sommoscapo del fusto attorcigliato in tutto coincidenti. Detta anche salomonica, questa tipologia di colonna veniva inserita in architetture più complesse come simbolo di potenza e di crescita. Terzo elemento a suffragio di questa tesi giunge, infine, dai sarcofagi di Ruggero Sanseverino e della moglie Giovanna D’Aquino esposti nella stessa sala museale. Analizzando i due monumenti funerari, infatti, si constata che entrambi propongono sulla lastra frontale bassorilievi di santi incastonati in archetti a tutto sesto, con stemma araldico, poggianti proprio su colonnine tortili. Qualcuno potrebbe obiettare che il frammento di fusto viene considerato di epoca diversa dal XIV secolo, da capire su quale basi. Rimangono i tre indizi, che come ci insegna Agatha Christie spesso… fanno una prova.