In Comune l’incontro dedicato alla musicista vibonese, indicata come l’unica donna in Calabria, e forse in Italia, a suonare l’antico strumento. Romeo: «Siamo molto felici di averla nella nostra città»
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Una tradizione antica che passa attraverso il suono della zampogna e trova a Vibo Valentia una custode d’eccezione. In occasione della Giornata internazionale della musica, celebrata il 21 giugno, nella sede del Comune si è svolto un incontro dedicato alla figura di Lucia Quattrocchi, indicata come l’unica donna in Calabria, e forse in Italia, a suonare l’antico strumento popolare.
La zampogna come memoria della Calabria
Ad aprire il confronto è stata Eliana Carbone, che ha richiamato la necessità di valorizzare le eccellenze del territorio calabrese, in particolare nel campo artistico e musicale. «La zampogna è uno strumento antico che racconta la memoria, le radici e l’identità della nostra terra e che oggi rischia di essere dimenticato - ha sottolineato Carbone -. Il fatto che sia una donna a mantenere questa tradizione rende il suo ruolo unico e prestigioso».
Un riconoscimento che, nelle parole dei presenti, assume un significato ancora più rilevante perché lega la memoria musicale popolare a una presenza femminile in un ambito storicamente poco frequentato dalle donne.
Il riconoscimento del Comune
Il sindaco Enzo Romeo ha evidenziato il valore della testimonianza portata avanti da Lucia Quattrocchi, soffermandosi sia sull’aspetto artistico sia su quello umano. «La tradizione che si tramanda attraverso la zampogna vale il doppio quando a suonarla è una figura femminile ed è una cosa che noi abbiamo sempre apprezzato, perché Lucia Quattrocchi è una persona che sta in mezzo alla gente e a chi ha la necessità di qualcosa».
Romeo ha poi rimarcato come alla sua sensibilità personale si unisca la forza della musica: «Lei ha già una sua vita di per sé data agli altri e a questa situazione si aggiunge l’ulteriore elemento della sua arte, della sua passione, della sua musica. Devo dire che vedere una donna suonare la zampogna è una cosa estremamente originale, particolare, e noi siamo molto felici di averla nella nostra provincia, nella nostra città».
Il suono delle radici nelle strade di Vibo
Anche Marcella Mellea ha richiamato il legame tra lo strumento e la memoria collettiva, sottolineando la capacità della musicista di riportare nelle strade vibonesi un suono antico e familiare. «La storia di Lucia Quattrocchi e della sua zampogna ci fa riscoprire quanto sia importante la tradizione musicale. Lucia riesce a portare, attraversando le belle strade di Vibo Valentia, il suono melodioso, antico e ancestrale della sua zampogna, che ci riporta alle notti di Natale e alla bellezza dei momenti della famiglia».
Per Mellea, la zampogna è anche un’immagine che appartiene alla memoria domestica e religiosa di molte comunità calabresi: «Per me la zampogna è il ricordo di quando le nostre nonne, le nostre mamme uscivano per la messa mattutina coperte dallo scialle nero. Stiamo parlando delle nostre radici e Lucia porta avanti questo impegno di far riscoprire le nostre radici attraverso i suoni della bellissima Calabria, con la zampogna ma anche con altri strumenti che lei suona».
Lucia Quattrocchi: «Senza identità non ci si proietta nel futuro»
Nel corso dell’incontro è stata poi Lucia Quattrocchi a raccontare il senso del proprio percorso musicale e del lavoro portato avanti per custodire una tradizione che, a suo giudizio, non appartiene soltanto al passato ma rappresenta una parte essenziale dell’identità calabrese.
«Essere custode di questa tradizione musicale, che è il suonare la zampogna, è fondamentale perché non ci si può proiettare nel futuro senza un’identità», ha affermato Quattrocchi. La musicista ha quindi allargato lo sguardo al patrimonio sonoro della regione: «La musica popolare in Calabria è identità dei calabresi e ha una forte radicazione, una forte storia, con i suoi strumenti più belli che sono la chitarra battente, la zampogna, la zumpettana e l’organetto».
Strumenti che, nelle sue parole, non sono soltanto elementi musicali ma segni di appartenenza e devozione: «Sono strumenti di devozione, di identità, e dunque la Calabria è una delle regioni più ricche da questo punto di vista. Senza questi strumenti, e quindi senza musica popolare, il calabrese non sa chi è. I nostri giovani devono poter ricevere la trasmissione di questa cultura».
A chiudere l’incontro è stata ancora Eliana Carbone, che ha sottolineato il valore simbolico della giornata: «Oggi abbiamo voluto celebrare la Giornata internazionale della musica con una donna, Lucia Quattrocchi, che con il suo impegno e le sue doti artistiche primeggia nel panorama della musica popolare italiana e porta avanti una tradizione antica per la prima volta al femminile, abbattendo anche in questo campo differenze di genere e rendendoci orgogliosi della nostra terra».


