«In questo Paese di artisti, poeti e navigatori, mi permetto di sviluppare alcune osservazioni in merito all’installazione dell’opera del prof. Marcello Sestito».

È l’incipit dell’intervento attraverso il quale, il maestro Antonio La Gamba, artista di chiama fama e lungo corso, si esprime sulla nuova installazione voluta ad arricchire l’opera di riqualificazione della piazza sita nei pressi dell’ospedale Jazzolino. Un’opera che ha scatenato giudizi contrapposti.

«La prima considerazione è positiva - argomenta non a caso La Gamba -: bisogna ammettere che mai come in questo caso vi sia stata una partecipazione così massiccia dei cosiddetti “leoni da tastiera”, la maggior parte dei quali ha espresso interpretazioni viscerali. Pochi hanno formulato osservazioni fondate su reali conoscenze, accostando l’opera a Depero, a un futurismo reinterpretato o anche ad associazioni istintive, come i mattoncini Lego o il cane a sei zampe dell’Agip. Altri, invece, si sono rifugiati nei canoni rinascimentali, dimenticando che esiste una scultura figurativa contemporanea di altissimo livello, che va da Vangi a Bergomi fino a Edoardo Tresoldi, senza ricadere nel classicismo».

La Gamba ricorda che per «ironia della sorte, nelle stesse ore, al Museo Archeologico Nazionale di Vibo, veniva inaugurata un’importante mostra di reperti archeologici di straordinaria bellezza, tra cui un cratere decorato con cavalli al galoppo di eccezionale pregio. Eppure, l’evento non ha suscitato la stessa partecipazione mediatica».

Naturalmente, precisa l’artista, «nessuno vuole censurare le diverse opinioni. Sarebbe però bastato che il Comune di Vibo, come dovrebbe fare ogni amministrazione che non voglia improvvisare ma programmare seriamente l’inserimento di opere d’arte nello spazio pubblico, avesse costituito una commissione qualificata. Su internet è possibile reperire ottime linee guida sia per la composizione di tali commissioni sia per i criteri di valutazione delle opere proposte da artisti, enti e associazioni. Non da ultimo, sarebbe stato opportuno prevedere un incontro pubblico aperto alla cittadinanza, favorendo una partecipazione attiva e responsabile, nel quale l’artista o i progettisti avrebbero avuto la possibilità di dialogare con la popolazione».

Infine, la nota polemica: «anche gli artisti devono vivere del proprio lavoro e non possono certo campare d’aria. I Comuni, invece di fare gli “accattoni” solo perché un’opera viene loro donata, dovrebbero ricordare che esistono la Legge n. 717/1949 e il D.M. 15 maggio 2017, che prevedono che, nella realizzazione delle opere pubbliche, almeno il 2 per cento della spesa sia destinato alla realizzazione di opere d’arte».