venerdì,Luglio 12 2024

Porto Salvo, l’area industriale del comune di Vibo tra degrado e capannoni abbandonati

La zona aziendale delle Marinate rappresenta il "cuore" del tessuto imprenditoriale del Vibonese in un vasto sito da bonificare e riqualificare

Porto Salvo, l’area industriale del comune di Vibo tra degrado e capannoni abbandonati

Strutture e capannoni dismessi, lasciati in stato di abbandono e degrado, infrastrutture stradali che non facilitano trasferimenti di merci e poi incuria, tanta. La vasta area industriale di Porto Salvo, zona ad alto valore strategico per lo sviluppo del territorio vibonese, non rende certamente onore alle fiorenti aziende esistenti e a quelle che qui furono e segnarono la storia dell’imprenditoria. Così, importanti comparti industriali, si affacciano su aree sottoutilizzate, capannoni abbandonati, improduttivi da tempo, manufatti fatiscenti e lotti che qualche incivile ha trasformato in discariche a cielo aperto. [Continua in basso]

La mancata bonifica e la riqualificazione di alcune aree dell’estesa zona industriale di Porto Salvo creano dei vuoti extraurbani che vengono percepiti dalla popolazione come spazi degradati e pericolosi, con un impatto tutt’altro che positivo anche sulle condizioni sociali delle comunità locali. Un “cimitero aziendale” nel cuore del tessuto produttivo vibonese, come un flebile e sbiadito ricordo di quella prosperità che fu e della quale oggi resta lo scheletro tra altre importanti attività imprenditoriali attive. Tanti sono gli edifici poco stabili e i siti abbandonati da decenni, alcuni dei quali possono avere problemi di contaminazioni, mettendo talvolta a rischio anche l’incolumità dei vicini abitanti della frazione di Vibo. Dato questo scenario, appare dunque necessario sviluppare una maggiore consapevolezza sul destino degli ex siti industriali in relazione all’ottimizzazione del suolo pubblico e del benessere sociale, a partire dall’identificazione di eventuali strategie, per esempio, di riutilizzo e trasformazione di intere aree. [Continua in basso]

La triste storia di un patrimonio economico perso per sempre

Il distretto industriale di Porto Salvo era caratterizzato da una presenza diffusa, crescente e significativa di grandi imprese in diversi settori. In circa 80 anni si è però assistito a uno sterminio di aziende e posti di lavoro, scaturito da fallimenti e chiusure che hanno cancellato testimonianze cariche di storia e di cui oggi resta il segno del tempo nei tanti stabilimenti vuoti, animati solo dal degrado urbano. Tra le grandi aziende chiuse, che hanno lasciato il segno nell’imprenditoria vibonese, spiccano i nomi di Ofin e Sud Mineraria. E ancora: Nostromo, Cgr e Saima, Pandolfini Saca, Astra di Piacenza, Siton, Omisud, Cevim, Oma, Palisud, segherie Tripodi e Timpano, Liquigas, Migas, Fiammagas, Giunta Energy, Romim, Covengas, manufatti Zaccaria, il Pastificio Gargiulo secondo in Italia per produzione e qualità, Sovrana Plastic, Iclea. [Continua in basso]

Ma l’elenco delle realtà produttive, ormai chiuse, è purtroppo più corposo e ci consegna la desolazione di spazi vuoti, cancelli arrugginiti, vecchi edifici divenuti deserti in mezzo a “foreste vergini” di vegetazione che aumenta a dismisura, tra quelle tracce divenute oramai invisibili di “un’umanità derelitta”.

Articoli correlati

top