Nella Certosa di Serra San Bruno si coltiva il “fagiolo solidale”

Grazie alla stretta collaborazione tra il monastero e l’associazione culturale “Il Brigante” prende forma un concreto esempio di agricoltura sostenibile. Se ne parlerà il 17 agosto nell’incontro “Terra è libertà”

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Grazie alla stretta collaborazione tra il monastero e l’associazione culturale “Il Brigante” prende forma un concreto esempio di agricoltura sostenibile. Se ne parlerà il 17 agosto nell’incontro “Terra è libertà”

Il campo coltivato a fagioli all'interno della Certosa
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«Qui il riposo è unito al lavoro, l’attività è senza agitazione e senza turbamento». (San Bruno)

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Il legame tra la Certosa di San Bruno e i serresi è storicamente custodito anche dalla “madre terra” e dai suoi frutti. Si tratta di un rapporto tanto antico quanto solido, che oggi si rinnova e si rafforza attraverso il progetto che il monastero bruniano ha avviato assieme all’associazione culturale “Il Brigante”. La collaborazione tra il sodalizio, che già da tre anni si occupa di agricoltura solidale e di sviluppo sostenibile nel territorio delle Serre, e la Certosa ha fatto sì che quest’anno si concretizzasse la coltivazione del fagiolo bianco “a pisello” – già al centro del progetto “Terramargia” – all’interno delle mura che proteggono il silenzio dei monaci certosini.

La coltivazione dell’ecotipo – un tempo molto diffuso nella zona – è diventata realtà grazie all’unità d’intenti tra il priore della Certosa, dom Basilio Trivellato, e gli attivisti dell’associazione: l’idea che si va materializzando è infatti quella di mettere in atto pratiche di agricoltura solidale e sostenibile, ovvero “a misura d’uomo”, evitando qualsiasi trattamento chimico dei terreni e delle piante, così come ogni forma di sfruttamento intensivo sia delle colture che del lavoratore.

Le sementi del progetto “Terramargia” sono quindi state piantate e stanno crescendo rigogliose su un terreno che per centinaia di anni è stato coltivato solo dai monaci certosini. Dopo il raccolto, i fagioli bianchi delle Serre coltivati in Certosa saranno selezionati singolarmente e manualmente, per poi essere immessi nel circuito dei Gruppi di acquisto solidale in cui “Il Brigante” è stabilmente inserito.

Entrambe le realtà coinvolte hanno dato vita a un progetto che, in tempi in cui la “globalizzazione” selvaggia e il mercato della grande distribuzione hanno sacrificato la qualità dei prodotti agricoli in nome della quantità e del profitto ad ogni costo, non sembra esagerato definire rivoluzionario. L’obiettivo, infatti, resta quello di diffondere le pratiche dell’agricoltura sostenibile soprattutto nel territorio e di dimostrare come un altro modo di lavorare la terra, mirato alla creazione di circuiti di microeconomia solidale, sia possibile e praticabile.

«Siamo grati – ha commentato il presidente dell’associazione “Il Brigante”, Stefano Catroppa – al priore dom Basilio Trivellato e a quanti fungono da tramite tra la Certosa e il mondo esterno, in primis Antonio Zaffino, per l’opportunità concessaci e soprattutto per la sensibilità dimostrata su tematiche che ormai rappresentano un nostro obiettivo primario. Più, infatti, la società contemporanea si allontana dall’uomo e dai suoi bisogni, più sentiamo forte la necessità di rallentare, di tornare alla genuinità della terra e di utilizzare e accudire i suoi frutti nel modo meno invasivo possibile. Aver portato il nostro progetto all’interno delle mura della Certosa è quindi per noi motivo di grande soddisfazione, ma speriamo si tratti solo del primo capitolo di una storia che vorremmo continuasse a lungo».

Il progetto di agricoltura solidale arricchito dalla collaborazione con la Certosa sarà uno degli argomenti di cui si parlerà nell’incontro dal titolo “Terra è Libertà – Dallo spopolamento delle aree interne alle nuove forme di resistenza sociale e culturale” che si terrà mercoledì 17 agosto dalle ore 18 nella piazzetta antistante la sede dell’associazione, nel centro storico di Serra San Bruno.