L’estate dei lavoratori del turismo: «Siamo carne da macello, qui si rischia l’irreparabile»

Da Capo Vaticano l’allarme Covid degli stagionali: «Nei locali nessun distanziamento e per i turisti senza mascherina si chiude un occhio». L’Usb si rivolge alla Prefettura di Vibo
Da Capo Vaticano l’allarme Covid degli stagionali: «Nei locali nessun distanziamento e per i turisti senza mascherina si chiude un occhio». L’Usb si rivolge alla Prefettura di Vibo
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Siamo carne da macello”. “Ci danno le mascherine chirurgiche ma se i clienti non le hanno chiudono un occhio”. “Nessuno misura la temperatura all’ingresso”. “Secondo me scoppia qualcosa d’irreparabile a Capo Vaticano”.

Sono di questo tenore le segnalazioni giunte dai numerosi lavoratori stagionali del turismo all’Unione sindacale di base di Vibo, accompagnate dalla richiesta d’intervenire a tutela di una categoria che, dopo le rivendicazioni sul bonus di 600 euro, oggi si sente particolarmente a rischio sul fronte dell’esposizione al Covid. Strutture descritte come superaffollate – anche in barba alle disposizioni che impongono la riduzione dei posti letto – e misure di contenimento lasciate alla sensibilità di gestori che, non sempre, badano ai dettagli. [Continua]

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Per questo il sindacato di base ha segnalato alla Prefettura di Vibo, in un esposto, la condizione dei lavoratori stagionali impiegati nei locali della Costa degli Dei. «Fioccano le segnalazioni di dipendenti che denunciano i rischi per la loro salute, a causa di datori di lavoro negligenti – spiega il responsabile Usb Saverio Bartoluzzi -. La Regione Calabria ha emesso una nuova ordinanza per l’uso della mascherina in luoghi all’aperto dove non sia possibile il distanziamento. Peccato – aggiunge – che nelle strutture ricettive non si riesca ad applicare nessuna regola di distanziamento. I villaggi turistici sembrano essere uno Stato a parte, i lavoratori sono obbligati a portare la mascherina, per gli ospiti invece si chiude un occhio. Questa è la ragione per cui i lavoratori stagionali del turismo si definiscono “carne da macello”: in queste condizioni non ci sono le basi per la salute sul lavoro».

L’Usb si appella alla Prefettura di Vibo Valentia affinché intervenga, «perché il profitto non può mai essere anteposto alla sicurezza». Il sindacato chiede «l’attuazione immediata dei controlli nei luoghi di villeggiatura, oltre all’attuazione di tutte le misure di prevenzione e protezione per garantire sia le attività dei lavoratori che la salvaguardia dei villeggianti, come peraltro specificato nei rapporti dell’Istituto superiore di sanità. Le buone pratiche – conclude Bartoluzzi -, anche se si è in vacanza, vanno adottate e gli organi di controllo devono far valere le loro prerogative per far rispettare le regole a tutela dell’incolumità pubblica».