La regione sale a metà classifica nazionale grazie soprattutto alle performance delle due province. Crescono tessile, carta, macchinari e apparecchi elettrici, mentre arretrano agroalimentare, pelletteria e minerali
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Le province di Vibo Valentia e Cosenza spingono l’export calabrese nel secondo trimestre dell’anno.
Crescono le vendite di prodotti tessili e abbigliamento, carta e prodotti di stampa, macchine ed apparecchi elettrici. In netta flessione, invece, i prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere, la pelletteria e i prodotti agroalimentari.
Da gennaio a giugno le vendite all’estero hanno fruttato 514 milioni di euro, il 5,4% in più rispetto ai primi sei mesi del 2025. Lo dice l’ultimo report trimestrale Istat.
Svizzera, Spagna, Germania, Belgio, Francia, Austria, Paesi Bassi e Regno Unito le principali direzioni di vendita nel Continente. Stati Uniti e Medio Oriente dominano, invece, le rotte oltre oceano.
La nostra regione viaggia giusto a metà classifica, in decima posizione.
La provincia di Vibo Valentia guida le performance calabresi seguita da Cosenza. Mentre Reggio Calabria e Crotone arretrano.
Il quadro nazionale
Il quadro delle esportazioni italiane restituisce un'immagine complessivamente dinamica ma fortemente variegata a livello territoriale, industriale e geografico. Emergono marcate differenze tra le diverse macro-aree e province del Paese.
Ampliando l'analisi al primo semestre (gennaio-giugno 2026), il valore dell'export nazionale mostra una crescita tendenziale sostenuta del +4,5%, diffusa su scala nazionale. Il Centro avanza segnando +11,9%, seguito dalle Isole +8,8%. Il Nord-ovest si attesta a +4,3% (di poco inferiore alla media nazionale), il Sud al +3,8% e il Nord-est a +1,9%.
Le performance regionali: chi sale e chi scende
Nel corso dei primi sei mesi del 2026, si delineano nette divergenze tra i diversi territori del Paese. Le regioni che mettono a segno gli incrementi tendenziali più consistenti in valore sono la Basilicata, +29,5%, la Toscana, +23,8%, la Puglia, +15,2%, e la Sardegna, +11,6%.
Sul versante opposto, si registrano segnali di crisi provenienti dal Friuli-Venezia Giulia, -9,6%, dal Lazio, -6,8%, dalle Valle d'Aosta, -5,7%, e dalla Campania, -4,6%.
L'andamento complessivo dell'export è stato fortemente influenzato dalla specializzazione produttiva delle singole regioni.
I contributi positivi
Metalli di base e prodotti in metallo (esclusi macchine e impianti) dalla Toscana: da soli spiegano ben 2,4 punti percentuali della crescita tendenziale dell'export nazionale su base annua.
Mezzi di trasporto (esclusi autoveicoli) da Veneto e Marche unitamente agli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Toscana e Lombardia: forniscono un ulteriore apporto positivo di 1,2 punti percentuali.
I contributi negativi
Un freno pari a -1,6 punti percentuali sulla variazione dell'export complessivo deriva dalla riduzione delle vendite di articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi e strumenti medici dalla Toscana. Dal calo degli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Campania e Lazio. E dalla flessione nei mezzi di trasporto (esclusi autoveicoli) da Friuli-Venezia Giulia e Lazio.
I mercati di destinazione
L'analisi per paesi partner nel primo semestre 2026 evidenzia importanti riassetti nei flussi commerciali verso l'estero.
Cresce l’export verso la Svizzera, gli Stati Uniti, la Cina e i Paesi Bassi con Toscana, Lombardia e Veneto a giocare un ruolo determinante. Friuli-Venezia Giulia e Campania segnano la maggior flessione di vendite rispettivamente verso Stati Uniti e Svizzera. E la Toscana frena bruscamente nei commerci che fanno rotta verso la Turchia e la Spagna. Le province che contribuiscono maggiormente alla crescita sono Arezzo, Venezia, Gorizia, Torino e Milano. Trieste, Roma, Napoli, Frosinone e Palermo sono invece quelle che incidono in maniera minore.

