Nel 2025 cresce la ricchezza prodotto dal sistema economico nazionale.

Il valore complessivo di beni e servizi arriva a 2.022.733,1 milioni di euro con un aumento del 2,30% rispetto al 2024.

La Calabria ha generato un valore aggiunto totale pari a 36.644,8 milioni di euro, mettendo a segno un incremento percentuale del +2,25% rispetto all'anno precedente. Questo tasso di espansione posiziona la regione al 10° posto della graduatoria nazionale (in linea con la media del Mezzogiorno del +2,24%), superando regioni come il Veneto (+1,86%), il Piemonte (+1,97%) e il Friuli-Venezia Giulia (+2,03%).

Tuttavia, l'indicatore del valore aggiunto pro-capite fa emergere la persistenza di un ritardo divenuto strutturale: con appena 20.012,34 euro per abitante (pari a solo il 58,32% del dato medio italiano), la Calabria si conferma al 20° e ultimo posto della classifica regionale.

I numeri sono contenuti nel report sull’economia delle Regioni realizzato dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere.

La sorpresa dell'industria e il primato agricolo di Crotone

Il dato più significativo è che l'industria calabrese cresce del 3,75% su base annua (con un valore assoluto di 2.761,7 milioni di euro), piazzando la Calabria al 3° posto in Italia. La nostra regione è preceduta solo dalla Valle d'Aosta (+5,29%) e dal Lazio (+4,83%). Ciononostante, il peso complessivo dell'industria sul valore aggiunto della regione resta contenuto al 7,54%.

A pesare prevalentemente sull'economia calabrese è il macro-settore che comprende Amministrazione pubblica, sanità, istruzione e servizi alla persona. Questo comparto genera 10.890,8 milioni di euro e assorbe il 29,72% del valore aggiunto regionale (rispetto al 19,15% della media nazionale), registrando un aumento del 2,10% nel 2025. Segue il blocco del commercio, trasporti e ristorazione, con 9.333,9 milioni di euro (incidenza del 25,47%, crescita del +1,69%) e quello dei servizi finanziari, immobiliari e professionali, con 9.076,2 milioni di euro (peso del 24,77%, crescita del +2,60%).

L'agricoltura calabrese vale 2.272,5 milioni di euro, con un'incidenza sull'economia regionale del 6,20% (molto superiore alla media nazionale del 2,33%) e un incremento del +1,95%. In questo comparto spicca la provincia di Crotone, dove l'agricoltura incide per il 10,34% sul valore aggiunto provinciale totale (pari a 334,0 milioni di euro), facendo registrare il proprio record storico dal 2005 e conquistando il 2° posto assoluto in Italia per incidenza del settore primario sull'economia locale, dietro solo a Oristano (10,42%). L'edilizia calabrese produce 2.309,6 milioni di euro, rappresentando il 6,30% del valore aggiunto totale regionale (superiore al 5,90% della media nazionale), con un aumento del 2,43%.

Le performance dei territori calabresi

A livello provinciale, i dati rilevati sul valore aggiunto del 2025 mostrano dinamiche differenziate.

Cosenza rappresenta l'economia provinciale di maggiore dimensione nella regione con 12.256,3 milioni di euro di valore aggiunto complessivo e una crescita del +2,32% (41° posto nazionale). L'industria cosentina cresce del +4,61% (11° posto in Italia). Sul fronte del valore pro-capite, Cosenza registra 18.338,53 euro a testa, collocandosi al 107° e ultimo posto assoluto nella graduatoria delle province italiane.

Dietro Cosenza c’è Reggio Calabria, che raggiunge 10.629,1 milioni di euro di valore aggiunto totale (+2,30% di crescita, 43° posto). Registra un valore aggiunto pro-capite di 20.769,15 euro (95° posto nazionale). Qui l'industria cresce del +3,84%, mentre il commercio, i trasporti e i servizi ricettivi pesano per il 30,87% sull'economia provinciale.

Catanzaro registra un valore aggiunto totale di 7.695,5 milioni di euro (+2,19%, 50° posto nazionale). È la provincia calabrese con il valore pro-capite più elevato: 22.703,81 euro (86° posto nazionale). Evidenzia una crescita industriale del +5,76% (6° posto assoluto in Italia) e un'incidenza del 32,09% nel settore della Pubblica amministrazione e sanità.

Con 2.832,9 milioni di euro, Vibo Valentia segna insieme a Cosenza l'incremento percentuale complessivo più elevato della regione (+2,32%, 40° posto nazionale). Questa provincia mostra una forte accelerazione nel settore industriale, crescendo del +6,49% (5° posto in Italia). Il valore pro-capite è pari a 18.858,30 euro (103° posto).

Crotone registra un valore aggiunto totale di 3.231,1 milioni di euro (+1,95%, 69° posto nazionale) e un valore pro-capite di 19.965,59 euro (99° posto). Questa provincia mostra una crescita trainata dall'agricoltura (+3,24% con il record di incidenza al 10,34%) e dalle costruzioni (+5,38%), mentre registra una flessione nell'industria in senso stretto (-2,03%, 102° posto nazionale).

Il quadro nazionale: il Nord traina il pro-capite, l'agricoltura vola

Rimini vince la corsa del valore aggiunto con un aumento del 3,92%, tallonata sul podio da L'Aquila (+3,69%) e Bologna (+3,39%) a fronte di un incremento del 2,30% della media nazionale nel 2025 rispetto al 2024.

La graduatoria del valore aggiunto pro-capite conferma la storica spaccatura del Paese: il Nord-Ovest, con una media di 42.339,78 euro a testa, sfiora il doppio del Mezzogiorno, che si attesta a 22.875,35 euro, a fronte di una media nazionale pari a 34.316,68 euro. In cima alla classifica regionale per ricchezza pro-capite si posiziona il Trentino-Alto Adige (49.882,74 euro), mentre la provincia di Milano guida la graduatoria con 67.137,09 euro pro-capite.

Dal punto di vista settoriale, il 2025 ha visto un exploit straordinario dell’agricoltura, che cresce a livello nazionale del +6,00% (con un aumento del +10,08% al Nord a fronte del +1,24% al Mezzogiorno), raggiungendo il proprio peso massimo sull'intera economia degli ultimi 20 anni (2,33% del valore aggiunto totale). Segue il comparto delle costruzioni con un incremento del +3,43%, mentre l'industria in senso stretto accusa un rallentamento, crescendo del +1,37% (o +1,75% nel dato complessivo) e riducendo progressivamente la sua incidenza sull'economia italiana al 19,68% (era al 22,07% nel 2000).

Come sottolineato dal presidente di Unioncamere, Andrea Prete, la sfida attuale risiede nel "trasformare la crescita in uno sviluppo più solido e diffuso, sostenendo le imprese negli investimenti, nell’innovazione e nell’apertura a nuovi mercati", partendo dalle specificità dei territori.