È per certi versi clamorosa la lettera aperta del Gruppo Fabriella, azienda vibonese che produce acqua imbottigliata, leader nel proprio settore in Calabria e in Sicilia. Una denuncia dai toni durissimi, che suona come un ultimatum, contro lo stato di abbandono della rete viaria provinciale, che rischia di compromettere in maniera drastica l’attività industriale.

Il documento, indirizzato alle istituzioni, si apre con parole che restituiscono il livello dell’emergenza: «La presente non è più una semplice segnalazione. È una denuncia formale, grave e urgente». Al centro c’è la condizione delle strade nelle Serre vibonesi, definita ormai oltre «ogni limite di tollerabilità», fino a configurare «una vera e propria emergenza territoriale che sta isolando interi comuni, mettendo in ginocchio il tessuto economico e compromettendo perfino l’accesso ai servizi essenziali».

La chiusura della Sp53 e il nodo dei collegamenti

A far esplodere la protesta è stata la decisione della Provincia di Vibo Valentia di disporre la chiusura della Sp53 “Vallelonga–Vazzano”, indicata dall’azienda come «di fatto l’unico collegamento diretto che consentiva ai comuni delle Serre di raggiungere l’autostrada A2». Una scelta che il Gruppo Fabriella giudica arrivata «senza alcun preavviso né confronto con il territorio» e che viene definita «tanto improvvisa quanto devastante».

La chiusura, secondo l’azienda, si innesta su un quadro già segnato da criticità mai risolte. Nella lettera vengono richiamate la Sp ex Ss110, «nel tratto tra San Nicola da Crissa e bivio Angitola», chiusa dal 2018; la Ss182, che «non consente il transito degli autoarticolati nel comune di Sorianello»; la Sp9, tra Mongiana e località Faggio del Re, «da anni impraticabile per i mezzi pesanti»; e la Sp54, descritta come una strada che «versa in condizioni di abbandono totale, con un fondo stradale dissestato che rende il transito non solo difficile, ma pericoloso».

«Oggi non esiste alcuna alternativa viabile»

Da qui la conclusione della società, affidata a una frase che non lascia margini di interpretazione: «Il risultato è semplice e drammatico: oggi non esiste alcuna alternativa viabile». Per il Fabriella Group, «le Serre Calabre sono di fatto isolate», con conseguenze che non riguardano soltanto il sistema produttivo ma anche la vita quotidiana dei residenti.

«I mezzi pesanti non hanno itinerari percorribili in tempi e costi sostenibili», si legge ancora nella lettera aperta. E la ricaduta, secondo l’azienda, è già concreta: «Le aziende non riescono più a lavorare. I cittadini incontrano difficoltà persino per spostarsi o raggiungere ospedali e servizi essenziali».

I danni per l’azienda e l’accusa alle istituzioni

Il passaggio più duro riguarda proprio l’attività industriale del Gruppo Fabriella, che rivendica il peso della propria logistica sul territorio: «La nostra azienda, dalla quale ogni giorno partono centinaia di autoarticolati verso le principali direttrici nazionali, sta subendo danni enormi, con conseguenze economiche sempre più gravi e non più sostenibili».

Ma nella lettera la società allarga il ragionamento, attribuendo l’emergenza non a un fatto isolato ma a una responsabilità stratificata nel tempo: «Ciò che è ancora più inaccettabile è che questa situazione non è il frutto di un evento eccezionale. È il risultato di anni di abbandono, incuria e irresponsabilità istituzionale».

Nel mirino finisce anche il «continuo rimpallo di competenze tra Anas e Province», che secondo l’azienda avrebbe prodotto «immobilismo, degrado e, oggi, il collasso della viabilità». Da qui la contestazione di un metodo considerato ormai insostenibile: «Non è più accettabile che le istituzioni “risolvano” il problema chiudendo le strade. Non è più accettabile il silenzio. Non è più accettabile l’assenza».

La richiesta di interventi e l’ultimatum

Il Gruppo Fabriella lega la questione delle strade alla sopravvivenza stessa delle attività produttive e dei servizi nei centri interni. «Chiudere una strada senza offrire alternative significa decretare la morte economica e sociale di un territorio», scrive l’azienda. E ancora: «Significa costringere le imprese a fermarsi o ad andarsene. Significa abbandonare i cittadini».

Le richieste rivolte alle istituzioni sono un corollario scontato ma non per questo sicuro: «Interventi immediati e straordinari per il ripristino della viabilità», «un piano urgente e coordinato tra tutte le autorità competenti» e «soluzioni concrete e tempestive per garantire almeno un collegamento sicuro e percorribile».

La chiusura della lettera ha il tono di un ultimatum: «In assenza di risposte rapide, ci vedremo costretti a intraprendere ogni azione necessaria per tutelare la nostra azienda e il diritto del territorio a non essere cancellato». Per il Gruppo Fabriella, ormai, «questa non è più una richiesta. È un grido d’allarme. Ed è anche l’ultima chiamata».