In Italia circolano sempre più auto, ma le officine chiudono. Un paradosso solo apparente che riguarda anche Vibo Valentia, dove il tasso di motorizzazione è tra i più alti del Paese e, allo stesso tempo, il numero degli autoriparatori continua a ridursi.

A fotografare la situazione è la ricerca dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, diffusa il 28 febbraio 2026. «L’Italia è il Paese europeo con la maggiore densità di automobili: circolano 701 vetture ogni mille abitanti, cioè sette auto ogni dieci persone». Un primato che si accompagna a un altro dato significativo: «Il parco auto ha superato quota 41 milioni e 300 mila mezzi» e nell’ultimo decennio «si sono aggiunte poco più di 4 milioni e 200 mila vetture, con un aumento complessivo dell’11,5 per cento».

Non solo quantità, ma anche età. «Tra i grandi Paesi dell’Unione europea abbiamo il parco auto più anziano. Quasi un’auto su quattro – il 24,3 per cento – ha più di vent’anni». Un dato che, in teoria, dovrebbe alimentare il lavoro di meccanici, carrozzieri, elettrauto e gommisti.

E invece «gli autoriparatori, in particolare quelli indipendenti, continuano a diminuire». Nel 2024 le attività in Italia «erano poco più di 75mila e 200. Dieci anni prima erano 83mila e 700». In pratica «ne sono scomparse circa 8mila e 400, con un calo del 10 per cento».

La Calabria non fa eccezione. Secondo la ricerca della Cgia, nella regione le sedi attive sono passate da 3.405 nel 2014 a 3.028 nel 2024, con una flessione dell’11,1 per cento. E la provincia di Vibo Valentia segue lo stesso andamento: nel 2014 le imprese erano 247, nel 2024 sono 219, con una diminuzione di 28 attività pari al -11,3 per cento.

Il dato stride con un altro numero che riguarda direttamente il territorio vibonese. Nella classifica provinciale del tasso di motorizzazione, Vibo Valentia è al dodicesimo posto in Italia con 769 autovetture ogni 1.000 abitanti, ben al di sopra della media nazionale di 701. Un territorio ad altissima densità di auto, dunque, ma con un tessuto di officine che si assottiglia.

Le ragioni, evidenzia la Cgia, sono diverse e si intrecciano. «Il numero degli autoriparatori diminuisce anno dopo anno per una combinazione di fattori economici, tecnologici e sociali che stanno cambiando profondamente il settore dell’auto». Non si tratterebbe «solo di una crisi temporanea, ma di una trasformazione strutturale».

Tra i primi ostacoli c’è l’aumento delle spese. «I costi di gestione sono aumentati molto: affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni, normative ambientali e sicurezza sul lavoro richiedono investimenti continui». Le piccole attività «faticano a sostenere queste spese con margini di guadagno sempre più ridotti», mentre «i clienti cercano prezzi bassi e sempre più spesso acquistano online i pezzi di ricambio».

Poi c’è la sfida tecnologica. «Elettronica, centraline, sensori Adas, software di diagnosi e, soprattutto, veicoli ibridi ed elettrici richiedono strumenti costosi e formazione continua». Non basta più «l’esperienza meccanica tradizionale: servono competenze informatiche e aggiornamenti costanti». Per molte officine «investire decine di migliaia di euro in attrezzature e corsi non è sostenibile».

Sul territorio vibonese, dove l’auto resta spesso indispensabile per spostarsi tra centro e frazioni o verso l’entroterra, il quadro assume un significato particolare: tante vetture, molte delle quali datate, e meno artigiani a cui affidarle.

La sintesi è affidata a una frase che tiene insieme tutto: «La riduzione del numero degli autoriparatori deriva dall’incrocio tra costi elevati, tecnologia complessa, mancanza di ricambio generazionale e cambiamento del mercato». Per invertire la tendenza «servirebbero incentivi alla formazione tecnica, sostegni agli investimenti e una maggiore valorizzazione del mestiere artigiano».