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Il leader dei Progressisti potrebbe presto sciogliere le riserve dopo le pressioni di partiti e movimenti dell’area politica di riferimento

Antonio Lo Schiavo
Politica

I margini di manovra ci sono, e probabilmente sta crescendo, nelle ultime ore, la convinzione che alcune forze in campo non siano poi così dirompenti. La sinistra vibonese, ma anche quel cospicuo contenitore chiamato centrosinistra, sta cercando di uscire dal cono d’ombra nel quale si è relegata nelle ultime settimane. Settimane in cui a prendere la scena sono stati i “sindaci” degli altri schieramenti: prima l’ex presidente del consiglio Stefano Luciano, che il 23 febbraio si è presentato alla città nel corso di una convention all’hotel 501; poi Maria Limardo, che il 28 febbraio è stata ufficialmente nominata dal tavolo dell’interpartitica di centrodestra, dopo che lo stesso tavolo aveva indugiato sul nome di Domenico Sorace. Prima ancora, prima di tutti, il Movimento 5 Stelle che aveva puntato su Domenico Santoro. Tre candidati schierati, ognuno dei quali riferimento di una certa fascia di elettorato. Gli orfani, fino ad ora, erano appunto gli elettori di sinistra, che mai avrebbero potuto appoggiare la Limardo (ad esclusione, ovviamente, dei cosiddetti “traditori”); che mal digeriscono l’idea di appoggiare Luciano, per una serie di ragioni; e che non si riconoscono nel progetto di rottura, ma senza "radici" politiche connotate, del Movimento 5 Stelle. 

L’uscita di sabato scorso dell’ex parlamentare Pd Bruno Censore sulla asserita «inconsistenza» di Antonio Lo Schiavo ha avuto l’effetto di ringalluzzire proprio i sostenitori di quest’ultimo. Diversi sono stati i contatti, gli incontri, proprio nel gruppo che, indipendentemente dalle tessere in tasca, in questo momento si riconosce nel notaio vibonese. Ed a lui è stato chiesto un passo avanti: una candidatura che dia voce a questo elettorato al momento senza un leader in cui riconoscersi. Già nelle scorse settimane Lo Schiavo aveva chiarito che una sua eventuale (ri)candidatura a sindaco sarebbe stata possibile soltanto col verificarsi di determinate condizioni. Una di queste era l’assunzione di responsabilità (anche in termini di liste) da parte del Partito democratico di Vibo Valentia. L’orientamento dell’area maggioritaria dei dem vibonesi, ovvero dei censoriani, fino ad oggi è stato quello di andare incontro a Luciano. Ma le resistenze interne, unite a delle pressioni che stanno arrivando fino a Serra San Bruno, potrebbero rimescolare le carte. Non è detto che si arrivi ad una definizione, ma un tentativo di dialogo tra l’area di Lo Schiavo e il Pd è in atto. A sostenerlo, tra l’altro, i componenti del coordinamento cittadino che hanno sempre manifestato l’apprezzamento per un tentativo di Lo Schiavo bis. In questo frangente, comunque, non è escluso che lo stesso leader dei Progressisti possa decidere di gettarsi nella mischia anche senza l’appoggio “ufficiale” di via Argentaria. In questo contesto non è affatto peregrina l’idea di un sostegno del Pd cittadino ad un «progetto di centrosinistra», come tra l’altro affermato in più occasioni recentemente, anche con l’allestimento di una lista civica che possa però rappresentare uomini e idee in coerenza con l’area di riferimento. Già oggi si potrebbe aprire il sipario su questo nuovo, ennesimo e tormentato scenario cittadino.

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