martedì,Agosto 9 2022

Comunali e liste “civetta”: in quattro paesi del Vibonese la maggioranza si è scelta pure i “controllori”

Ad Arena, Filogaso, Capistrano e San Nicola da Crissa l’opposizione è solo sulla carta e per evitare sorprese con il quorum sono state messe in campo le compagini che dovevano “sfidare” i sindaci uscenti. E non mancano i candidati con zero voti

Comunali e liste “civetta”: in quattro paesi del Vibonese la maggioranza si è scelta pure i “controllori”

I controllati si scelgono anche i controllori. Non accade nel Vibonese solo nei confronti di chi ha per legge il compito di controllare l’operato degli enti locali e pure di accertare la presenza di eventuali infiltrazioni mafiose negli organi elettivi, ma anche sul piano prettamente politico, con le maggioranze che si sono scelte a tavolino anche chi – solo sulla carta – dovrebbe svolgere il ruolo di opposizione. Un fenomeno iniziato circa cinque anni fa e che se inizialmente suscitava “scandalo” per l’aggiramento della democrazia, con il passare degli anni è divenuto quasi routine, complice una politica locale che a tali problematiche si è dimostrata totalmente insensibile. Anche nella tornata elettorale per le amministrative appena conclusa, alla luce dei numeri si può affermare che in almeno quattro Comuni si è dovuti fare i conti con le c.d. “liste civette” ovvero liste messe in piedi dalla maggioranza per far figurare – ma solo sulla carta – dei concorrenti elettorali. Il tutto al fine di non avere sorprese e vedersi quindi commissariato il Comune per il mancato raggiungimento del quorum (abbassato da qualche anno al 40% + 1 degli aventi diritto al voto) necessario per rendere valido il turno elettorale. [Continua in basso]

Antonino Schinella

“Liste civetta” si sono quindi avute ad Arena (dove ha vinto il sindaco Antonino Schinella), Capistrano (dove ha rivinto il sindaco Marco Martino), San Nicola da Crissa (riconfermato Giuseppe Condello) e Filogaso (dove è stato riconfermato Massimo Trimmeliti). I quattro sindaci – stando al superamento della soglia del 40% dei votanti – avrebbero ottenuto la vittoria elettorale anche se si fossero presentati da soli senza allestire “liste civetta”, ma evidentemente per non correre rischi e vedersi commissariare il Comune non hanno resistito a scegliersi sulla carta anche gli “avversari”. In parole povere: con due liste in campo vince la lista che prende anche un solo voto in più dell’avversario, mentre con una sola lista – e senza l’aiuto determinante di altre compagini “civetta” – per rendere valido il turno elettorale si devono recare alle urne almeno il 40% dei cittadini aventi diritto al voto.

Le liste “civette” e l’opposizione assente

Giuseppe Condello

Una procedura, quella delle “liste civetta”, divenuta una prassi regolare – tanto antipatica quanto efficace – soprattutto per chi la pone in essere al fine di ottenere con “fair-play” la tanto ambita vittoria. Una sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia ha chiarito che «la presentazione di una lista è un atto giuridico la cui validità non poggia sul merito delle relative motivazioni. Non a caso, gli organi preposti alla verifica dell’ammissibilità di una lista compiono solo un controllo formale ed estrinseco sulla documentazione di corredo (rispetto dei termini, completezza degli atti e delle modalità previste), ma non sono tenuti a valutare le ragioni che sorreggono la presentazione di una lista e un sindacato psicologico di questo tipo è precluso anche al giudice amministrativo. Se si operasse diversamente si introdurrebbe, nella materia, un controllo giuridico del tutto arbitrario, poiché, per la sua intrinseca ed elevata discrezionalità, esso si porrebbe sicuramente in contrasto sia con il diritto di elettorato passivo, costituzionalmente garantito a ogni cittadino, sia con il principio della libertà di scelta dell’elettore sia, più in generale, con l’espressione della sovranità in cui si concreta ogni manifestazione di voto del corpo elettorale. La presentazione di una lista civetta, ossia di una lista creata al fine di conseguire alcuni esiti della votazione appartiene all’area dell’irrilevante giuridico, giacché l’eventuale sanzione del tentativo di piegare i meccanismi elettorali allo scopo del raggiungimento di determinati esiti può manifestarsi soltanto sul piano politico e si concreta, in sostanza, nella “punizione” che, in termini di voti, può infliggere lo stesso corpo elettorale alla singola lista civetta o alla coalizione di partiti che se ne sia avvalsa». [Continua in basso]

Il sindaco Marco Martino in braccio ai suoi sostenitori

Chiarito tale aspetto sull’irrilevanza giuridica della questione, ma sulla valenza politica della stessa, è bene sottolineare che in piccoli paesi come Arena, Capistrano, San Nicola da Crissa e Filogaso l’uso di una lista “civetta” finisce per svilire la democrazia, “simulando” di fatto elezioni che tutto possono essere state, tranne che reali perché non vi è stata alcuna vera contrapposizione. In pratica tutto è stato deciso “a monte”, con la designazione di attori e comparse, vinti e vincitori. A tutto discapito di una democrazia reale che pretenderebbe un’opposizione vera e sfidanti veri. 

Ad Arena si registra così l’ingresso in Consiglio comunale di Domenico Bellè – sulla carta contrapposto al sindaco Antonino Schinella, che ha ottenuto 52 voti (a fronte dei 587 di Schinella) – e della sua lista entrano in Consiglio pure Antonio Larobina con 37 voti e Pasquale Siciliano con soli 3 voti. Ben quattro candidati della lista “civetta” di Bellè ottengono zero voti (Giuseppe Pugliese, Salvatore Figliuzzi, Marilena Pugliese, Pietro Vavalà), un candidato (Giuseppe Brogna) ottiene invece una sola preferenza. A San Nicola da Crissa accanto a Giovanni David (sulla carta contrapposto al sindaco Giuseppe Condello) salgono fra le fila di quella che dovrebbe essere l’opposizione i consiglieri Raffaele Zaffino con 13 voti e Antonio Servello con 8 preferenze. Quattro candidati (Francesco Chiarella, Vittoria Pasceri, Anna Malfarà e Raffaele Scolieri) ottengono zero voti, Danilo Lampasi un solo voto, Vittorio Lavecchia 4 voti.

Massimo Trimmeliti

A Capistrano, invece, lo sfidante (sulla carta) del riconfermato sindaco Marco Martino – ovvero Rocco Tino – ottiene 50 voti (a fronte dei 545 voti di Martino). Stando a quanto riportato dallo storico cronista locale di Capistrano, Antonio Pasceri, l’eletto Rocco Tino sarebbe pronto a confluire nella maggioranza guidata dal sindaco Martino (ad ulteriore conferma di quanto spiegato in ordine alle “liste civetta” ed alle contrapposizioni farsa). Nella lista di Rocco Tino salgono a consiglieri anche Vito Mandaliti con 17 voti e Bruno Cortese con 16 preferenze (consigliere comunale di maggioranza uscente del quale ci siamo già occupati, LEGGI QUI: Elezioni e inchieste: da Filogaso a Capistrano, ecco l’interesse della Dda di Catanzaro). Da segnalare che nella lista di Rocco Tino, tre candidati ottengono zero voti, mentre due candidati ottengono un solo voto.
Stesso discorso a Filogaso, dove nella lista di Antonio Barba (che ottiene 64 voti a fronte dei 688 voti del sindaco Massimo Trimmeliti) troviamo tre candidati a zero voti e due con soli tre voti. Per la politica vibonese di destra, sinistra e centro tutto ciò appartiene alla normalità e il fatto che in quattro Comuni non si avrà nessun controllo politico delle da parte delle (inesistenti) opposizioni non merita alcun dibattito.

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