Provincia di Vibo al voto, Solano: «L’Ente è rinato ma ora serve credibilità»

Intervista al principale inquilino di Palazzo Ex Enel in vista delle elezioni di metà mandato che rimescoleranno le carte all’interno del Consiglio. E sul suo futuro politico dice: «Resto dove sono»
Intervista al principale inquilino di Palazzo Ex Enel in vista delle elezioni di metà mandato che rimescoleranno le carte all’interno del Consiglio. E sul suo futuro politico dice: «Resto dove sono»
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Il presidente della Provincia Salvatore Solano
Il presidente della Provincia Salvatore Solano

L’emergenza Covid lo ha visto, suo malgrado, in prima linea. La prima, e finora unica, “zona rossa” della provincia di Vibo Valentia è coincisa con i confini del comune che amministra da sindaco: Stefanaconi. Una situazione che ha messo a dura prova cittadini e amministratori, specie quando il paese ha dovuto dire addio ad un suo stimato figlio, portato via un mese fa, a 61 anni, dalla pandemia che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. Il primo cittadino non si è sottratto alle sue responsabilità: vicinanza alle famiglie colpite, collaborazione con le autorità sanitarie, aggiornamenti costanti alla popolazione sull’evolversi della situazione.

Ma Salvatore Solano ha dovuto dividersi anche sull’altro fronte che lo vede impegnato: quello della Provincia di Vibo che guida da due anni e che, proprio nei giorni dell’emergenza sanitaria, ha affrontato la sfida più grande: porre le basi per l’uscita da un dissesto che per sette lunghi anni ne ha congelato le funzioni, rendendolo di fatto monco.

L’obiettivo sembra ora dietro l’angolo, complici l’emendamento approvato nel decreto rilancio (perorato dal deputati vibonesi del M5S Riccardo Tucci e Dalila Nesci) e la “cura da cavallo” messa in atto per riordinare i conti, la strada si fa in discesa ed è lecito attendersi, di conseguenza, che la politica torni a guardare alla Provincia con occhi più bramosi di quanto non lo siano stati dopo la riforma Delrio. Già a partire dalle elezioni di metà mandato che, il prossimo 13 dicembre (proroghe e Dpcm permettendo), riporteranno al voto gli amministratori locali per il rinnovo del solo Consiglio provinciale. Il presidente rimarrà comunque in carica altri due anni ma l’appuntamento, inevitabilmente, sancirà anche un giudizio politico sul suo operato.

Si avvicina il giro di boa ed è tempo di tracciare un bilancio di quanto fatto sin qui dalla Provincia nel corso della prima parte del suo mandato…
«Non sono abituato a tracciare bilanci anche perché per carattere non mi piace soffermarmi su quel che ho fatto ma su quello che ancora posso fare, per offrire a questa provincia una nuova prospettiva ed una certa credibilità. Di sicuro, rispetto a quando ho iniziato il mio mandato, l’Ente è certamente più in salute».

L'aula consiliare della Provincia di Vibo

Quale elemento rappresenta meglio il senso della sua azione amministrativa?
«Un dato prevale su tutti: aver dimostrato che quando si vuole si può. Siamo riusciti a ridare dignità all’Ente e abbiamo gettato le basi per rilanciare un territorio da troppi anni abbandonato».

Dopo anni di sofferenze ci si avvia verso l’uscita dal dissesto. Cosa pensa sia stato determinante per ottenere questo risultato?
«Le condizioni dell’Ente prima che io diventassi presidente sono note a tutti. Dissesto e assenza di un bilancio stabilmente riequilibrato sono stati i talloni di Achille di una Provincia ormai condannata a morte e che oggi, quasi per miracolo, ritorna a nuova vita. Un percorso virtuoso di buona amministrazione che presto ci consentirà di approvare il bilancio e, di conseguenza, imprimere una svolta significativa nei settori di nostra competenza, quali viabilità ed edilizia scolastica. Stiamo lavorando alla programmazione pluriennale e all’organizzazione della macchina amministrativa. L’obiettivo è recuperare più rapidamente possibile il gap accumulato negli anni passati, tanto sofferto dai cittadini e dal territorio».

La Provincia, da carrozzone, sembra essere divenuto un modello virtuoso destinato a giocare un ruolo anche nello sviluppo del territorio, ad esempio con i Cis… 
«Tanti sono i progetti in cantiere ed in programma per i prossimi anni. Tra questi ci sono quelli presentati nei Cis e nel Recovery Plan. Oggi questo grande lavoro ha portato a mettere sui tavoli che contano una straordinaria idea di sviluppo del territorio, che per la nostra provincia significherebbe capovolgere realmente la deficitaria situazione attuale in tutti i settori, soprattutto in quello turistico, enogastronomico ed infrastrutturale. Mi auguro che questo ambizioso obiettivo possa essere accompagnato dai nostri rappresentanti politici ad ogni livello».

La variante di Caria

L’obiettivo più ambizioso che si è prefisso da qui alla conclusione del suo mandato?
«Concludere il lavoro incessante, fatto tra mille difficoltà per trovare in alcuni casi i fondi per sbloccarli in altri, per le cosiddette incompiute sparse qua e là sul territorio provinciale. Parliamo di circa 25 milioni di euro. L’ambizione quindi è principalmente questa: riuscire a realizzare gli interventi sulla Strada del mare, sulla Tangenziale est e sulla Variante di Caria».

C’è poi l’aspetto politico relativo alla sua collocazione. Da candidato del centrodestra si è gradualmente ritagliato una sua autonomia. Pensa di proseguire in questa strategia?
«Se lei intende per autonomo il fatto che io mi sia mosso da amministratore libero e senza vincoli di partito, riuscendo lo stesso a portare dei risultati, allora accetto volentieri questo aggettivo e credo che continuerò su questa strada».

Ora però ci sono le elezioni provinciali? Lei come si muoverà in vista di questo appuntamento?
«Il mio ruolo di presidente, che comunque non sarà inficiato dall’esito di queste elezioni, mi consente di proseguire il mio mandato con i consiglieri che saranno eletti. Oggi la Provincia ha necessità di continuare nel percorso tracciato, quindi chiunque avrà l’onore di entrare in Consiglio avrà anche un obbligo morale prima che politico. Se ci saranno alleanze nelle formazioni delle liste queste sicuramente saranno motivate da valutazioni politiche dei loro promotori. Per quanto mi riguarda non sarò promotore di alcuna lista, ma sarò aperto a tutte quelle esperienze amministrative di sindaci, assessori e consiglieri comunali che esprimeranno la volontà di lavorare nell’esclusivo interesse della comunità provinciale».

La scomparsa della governatrice Santelli apre, in maniera inaspettatamente tragica, una nuova stagione elettorale anche per la Regione: lei che atteggiamento terrà?
«Io continuerò ad amministrare la Provincia di Vibo. Mi auguro che la buona politica, quella dei fatti, alla quale mi sono ispirato nella mia amministrazione, possa essere da esempio per chi decide di candidarsi e rappresentare nell’assise regionale il popolo calabrese, sempre più bistrattato e mal governato».