VIDEO | Supera Giuseppe Rodolico con il 46,37% contro il 44,80%: «Una volta fu lui a battermi per soli 50 voti ma fui corretto, spero che sia così anche a parti invertite». Su Piserà: «Mi spiace che non entri in Consiglio, lo avrebbe meritato». E sull’incandidabilità: «Sono certo che c’è un giudice a Berlino»
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Giovanni Macrì torna sindaco di Tropea, e lo fa con una vittoria maturata sul filo delle schede. Il candidato di Forza Tropea ha chiuso lo scrutinio con 1.743 voti, pari al 46,37%, superando di poco Giuseppe Rodolico, fermo a 1.684 preferenze e al 44,80%. Più distante Antonio Piserà, con 332 voti e l’8,83%. Un margine di 59 voti che riconsegna a Macrì Palazzo Sant’Anna e apre una nuova fase dopo il commissariamento seguito allo scioglimento per infiltrazioni mafiose della sua amministrazione, disposto nel 2024.
«Mi aspettavo di più», ammette subito il neo sindaco, che ha sentito la competizione serrata con Rodolico. «Non è stata una passeggiata, ma alla fine la cittadinanza ha risposto». Macrì non nasconde l’emozione per un risultato che considera una ripartenza più che un approdo: «Riprenderò Tropea in mano dal punto in cui l’avevo lasciata».
La squadra e i giovani: «Senza loro non ce l’avrei fatta»
Il primo pensiero del sindaco eletto va alla squadra che lo ha accompagnato nella corsa elettorale. «È stata una campagna elettorale difficile ma entusiasmante, perché ho avuto una squadra accanto di persone che stimo e che mi hanno fatto vivere questa esperienza con una serenità che non ho avuto in altre occasioni, senza timore, senza paure». Poi la rivendicazione del percorso compiuto: «Non ho fatto nessuna cambiale. Sfido chiunque a provare il contrario, quindi sono contento del risultato».
Macrì ammette di essersi atteso forse un consenso più ampio, richiamando l’attività amministrativa portata avanti prima dello scioglimento: «Mi aspettavo di più perché sei anni di duro lavoro e di risultati enormi dovrebbero forse significare qualcosa, però evidentemente questo è il giudizio. Però abbiamo vinto, questo conta». Ma il passaggio più sentito resta quello dedicato ai giovani: «Sono emozionato, stanco veramente. Sto scaricando la tensione in questo momento, però felicissimo. Felicissimo per i ragazzi che mi hanno circondato, sono stati fantastici. Senza loro, verosimilmente, non ce l’avrei fatta a reggere questo sforzo. Non potrei essere più orgoglioso e felice».
Il primo atto resta una sorpresa
Sulla nuova fase amministrativa, Macrì non anticipa le mosse. Alla domanda sul primo provvedimento da sindaco risponde con poche parole, lasciando intendere che l’avvio del mandato sarà segnato da una scelta già definita: «Non lo dico, però lo vedrete. Lo vedrete». Una sorpresa, dunque, in una città che esce da una campagna elettorale vissuta tra attese, tensioni e un esito rimasto aperto fino alla fine dello scrutinio.
Il ritorno alla guida dell’ente avviene in un quadro politico che consegna al nuovo sindaco una città divisa quasi a metà tra i due principali contendenti. Macrì lo sa e, parlando della composizione del Consiglio comunale, sottolinea di non avere ancora un quadro definitivo: «Ancora non ho idea di chi entrerà in Consiglio comunale, perché ho visto solo le proiezioni delle liste».
Le parole per Piserà e Rodolico
Nel passaggio dedicato agli altri candidati, Macrì si sofferma prima su Piserà, rimasto fuori dal Consiglio comunale: «Mi dispiace per Piserà che non entra in Consiglio. Forse se lo meritava».
Quanto a Rodolico, il riferimento è al precedente confronto elettorale e alla correttezza istituzionale che Macrì dice di aver mantenuto quando fu lui a perdere per una manciata di voti. «Spero che abbia quell’amore reale, quel senso di responsabilità che mi ha ispirato durante il suo mandato, quando ho perso per cinquanta voti. Io sono stato corretto in tutte le cose, spero di trovare pari correttezza dall’altra parte».
L’incandidabilità e l’attesa del Tribunale
Macrì non elude il passaggio sulla questione dell’incandidabilità, tema che aveva attraversato la vigilia del voto. Il sindaco distingue il piano politico da quello giuridico e ribadisce di attendere la pronuncia del Tribunale: «Si deve ancora pronunciare. Ci sarà a breve, immagino, una sentenza. Vedremo. Al momento sono candidabile. Perché dovrei fasciarmi la testa prima del tempo? Quindi aspetteremo». Poi il riferimento alla sua fiducia nella magistratura ordinaria e alla possibilità di far valere le proprie ragioni: «Ho grandissima fiducia nella giustizia ordinaria. Altra cosa è la giustizia di apparati, di appendici dello Stato, che applicano il manuale dell’inquisizione e non il diritto, perché non mi sono potuto neppure difendere».
La chiosa finale è affidata a una formula che Macrì aveva già usato in altri passaggi pubblici: «Il tempo lo dico sempre, è galantuomo e sono sicuro che lo Stato mi darà la possibilità di potermi difendere. Alla fine troverò il mio giudice a Berlino, ne sono certo».

