«Quando c'era da metterci la faccia avete avuto paura: ora la solidarietà da poltrona non serve a nessuno». È il duro attacco che Vito Michele Regio, consigliere comunale di opposizione a Serra San Bruno, rivolge ai 36 sindaci del Vibonese che hanno sottoscritto un appello al Governo e alla Regione Calabria per chiedere interventi contro il caro carburanti e a sostegno di autotrasportatori, agricoltori e imprese.

Il documento, indirizzato tra gli altri alla premier Giorgia Meloni e al ministro Matteo Salvini, è arrivato dopo lo smantellamento dei blocchi che per giorni hanno interessato il territorio provinciale. Una presa di posizione che Regio, protagonista in prima persona della mobilitazione al presidio di Vazzano, giudica tardiva e insufficiente.

«Mentre i lavoratori, gli autotrasportatori e gli agricoltori del Vibonese sfidavano il freddo e difendevano il pane per le proprie famiglie, i nostri sindaci dove si nascondevano?», domanda il consigliere in un post sui social dal titolo "L'ipocrisia delle fasce tricolori".

Le accuse ai sindaci: «Avete avuto paura»

Secondo Regio, i primi cittadini avrebbero evitato di esporsi nei momenti più delicati della protesta, preferendo intervenire soltanto quando la tensione si è allentata. «Oggi, a blocchi smantellati e a riflettori spenti, i primi cittadini rispolverano la carta intestata per inviare letterine a Roma e a Catanzaro. Una mossa comoda, tardiva e sfrontata».

Nel mirino anche il rapporto con le autorità di pubblica sicurezza. Regio accusa i sindaci di aver ceduto ai «diktat della Questura» e di non aver difeso i manifestanti dai sospetti di possibili infiltrazioni criminali nei presidi. «Nessuno si è preso la responsabilità di garantire per la dignità e l'onestà dei propri concittadini», sostiene, denunciando quella che considera una sostanziale assenza delle istituzioni locali.

«Solo passerelle e fotografie»

Il consigliere serrese contesta anche le visite effettuate da alcuni amministratori ai presidi, liquidandole come iniziative di facciata: «Lo scatto fotografico con la fascia tricolore ben in vista, la stretta di mano di circostanza e poi la fuga a gambe levate nei palazzi appena la tensione si è alzata».

A suo giudizio sarebbero mancate iniziative concrete, dalla convocazione di consigli comunali aperti nei luoghi della protesta a una presa di posizione più decisa nei confronti della Prefettura.

Da qui la bocciatura dell'appello sottoscritto dai sindaci: «Firmare un appello adesso, quando il traffico è ripartito e il rischio di scontrarsi con la Questura o con i vertici di governo è azzerato, non è un atto di coraggio: è un'offesa all'intelligenza di chi ha protestato».

E conclude: «Il popolo ha capito chi ci mette la faccia quando la battaglia è dura e chi, invece, si ripresenta solo a tavola sparecchiata».