A Vibo Valentia prende forma il Comitato provinciale della Società civile per il No al referendum costituzionale sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. La costituzione del Comitato, avvenuta oggi, riunisce realtà associative, sindacali e politiche insieme a singole cittadine e cittadini, con l’obiettivo di promuovere un confronto pubblico informato su una riforma che incide sull’assetto della giustizia e sull’equilibrio dei poteri dello Stato.

Tra i promotori figurano Anpi, Arci, Cgil e Libera. Hanno già aderito, tra gli altri, il Comitato degli Avvocati per il No della provincia di Vibo Valentia, Auser Vibo, il Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana e Partito Democratico a livello provinciale, Rifondazione Comunista, oltre a numerosi cittadini.

La nascita del Comitato viene descritta come un percorso che parte dal basso e mette insieme esperienze diverse, accomunate dalla preoccupazione per le ricadute della riforma sulla qualità della democrazia. L’intento è quello di costruire spazi di partecipazione e informazione, in un contesto reso più complesso dalla scelta del Governo di fissare la data del referendum comprimendo i tempi della campagna elettorale. Una decisione che, secondo il Comitato, riduce le possibilità di un dibattito pubblico approfondito, proprio mentre cresce la mobilitazione: in poco più di tre settimane, la richiesta di referendum ha superato le 500 mila firme.

Nel merito, le critiche si concentrano sul fatto che la riforma, indicata come riforma Nordio, non affronti le difficoltà quotidiane del sistema giudiziario, come la durata dei processi o la carenza di personale e risorse, intervenendo invece sull’assetto costituzionale della magistratura. La separazione delle carriere, già in parte regolata dalla riforma Cartabia, viene considerata un passaggio che potrebbe portare alla creazione di due magistrature distinte e meno dialoganti, con un indebolimento dell’autonomia della funzione giudiziaria.

Ulteriori preoccupazioni riguardano le modifiche al Consiglio superiore della magistratura, dalla sua divisione all’introduzione del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno. Scelte che, secondo il Comitato, mettono in discussione competenza e responsabilità di un organo costituzionale senza produrre benefici concreti per i cittadini.

A rendere il quadro ancora più critico sono, infine, le dichiarazioni del ministro della Giustizia su possibili interventi successivi in caso di vittoria dei Sì, con norme che potrebbero incidere sul contrasto alla corruzione. Un orientamento che, per i promotori, chiarisce la direzione complessiva della riforma.

Il Comitato provinciale della Società civile per il No annuncia quindi una campagna diffusa sul territorio, basata su assemblee pubbliche, incontri e momenti di informazione, per accompagnare le persone a una scelta consapevole. «Difendere la Costituzione non è una battaglia ideologica, ma una responsabilità che riguarda tutte e tutti», affermano i promotori: una scelta che parla del presente e del futuro della democrazia.