«Da sempre sostengo che Palazzo Giffone debba avere un uso pubblico, a favore dei cittadini di Tropea e dei turisti che visitano la città».
È quanto afferma Massimo Pietropaolo, ex consigliere comunale e candidato a sindaco di Tropea per Democrazia Sovrana Popolare, che propone di destinare lo storico immobile a ospitare «la sede dell’Università Tropeana del Turismo, una rete culturale e manageriale che includa tutti i settori interessati dall’industria turistica: dall’accoglienza alla ristorazione, dalla valorizzazione dei beni culturali, artistici e architettonici all’economia e alla gestione dei flussi turistici. In questo modo si potrebbe promuovere davvero, attraverso un turismo sostenibile, un luogo unico come la città di Tropea».

La storia passata e recente di Palazzo Giffone

Pietropaolo, sulla base della sua esperienza amministrativa, ricostruisce poi la storia passata e recente di Palazzo Giffone.

«L’architetto Luigi Giffone, 97 anni, è l’ultimo erede della famiglia patrizia Giffone. Desidera da tempo che il palazzo dei suoi avi riacquisti splendore e sia utile alla città di Tropea. Nel 1903 lo Stato confiscò il bene a suo nonno perché non aveva pagato le tasse né ai Borbone né ai Savoia. La storica dimora, di 2.200 metri quadrati e con un valore stimato di 10 milioni di euro una volta restaurata, di proprietà del Demanio, è stata utilizzata dal Ministero delle Finanze e da quello dell’Istruzione.

Per lungo tempo il Comune di Tropea ha pagato 12mila euro annui di affitto, che gli hanno consentito di esercitare il diritto di prelazione sull’acquisto dell’immobile. Durante l’amministrazione guidata dall’ex sindaco Giuseppe Rodolico, il Consiglio comunale votò una delibera per l’acquisto del bene, che sarebbe stato ristrutturato con uno stanziamento regionale di 3 milioni di euro a fondo perduto, destinato alla riqualificazione di beni artistici e architettonici. Nonostante i solleciti della Regione Calabria, l’amministrazione Rodolico rimase inadempiente rispetto alla progettazione del restauro e i 3 milioni di euro furono revocati.

Dopo lo scioglimento dell’amministrazione Rodolico per condizionamenti della malavita organizzata sulla formazione degli atti, avvenuto definitivamente nel 2016, il 21 ottobre 2018 si insediò a Palazzo Sant’Anna la compagine capeggiata da Giovanni Macrì. Al primo Consiglio comunale, l’ex sindaco dichiarò di voler rinunciare al diritto di prelazione e di voler agevolare la vendita di Palazzo Giffone a privati che, in cambio, avrebbero concesso al Comune di Tropea il comodato d’uso della sala congressi di un progettato albergo di lusso a picco sul mare e la pavimentazione di Largo Padre Vito Di Netta, prospiciente a entrambi i palazzi.

Da consigliere di minoranza – continua Pietropaolo - per un potenziale conflitto d’interesse, come ho dichiarato a verbale in Consiglio comunale, sono uscito dall’aula al momento della votazione, dopo essermi dichiarato contrario alla vendita di Palazzo Giffone. La compravendita non si perfezionò perché i potenziali acquirenti la ritennero troppo onerosa.

Alla fine del 2020 l’amministrazione dell’ex sindaco Macrì ha acquistato Palazzo Giffone da una società controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti per 900mila euro, accendendo un mutuo da pagare con i proventi della tassa di soggiorno. Nel frattempo, la Regione Calabria ha previsto un finanziamento complessivo di 6 milioni di euro per il restauro del palazzo, che è stato messo in sicurezza ed è ora in attesa che la terna commissariale straordinaria, insediata dopo lo scioglimento dell’amministrazione Macrì per condizionamenti della criminalità organizzata, completi le procedure di gara per l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione».