La consigliera comunale di Vibo Valentia Antonella Petracca ha annunciato l'uscita dal gruppo consiliare del Partito Democratico e l'adesione al Gruppo Misto. Nel suo intervento ripercorre le ragioni della rottura, parla di un'«espulsione» che definisce incomprensibile e rivendica il proprio ruolo di controllo sull'attività amministrativa.

«Apprendo ufficialmente della mia espulsione dal gruppo consiliare del Partito Democratico. Ne prendo atto – afferma la consigliera – ma non posso non evidenziare di non comprenderne le motivazioni, né tantomeno la gravità delle contestazioni che mi vengono mosse, se realmente esistono».

Petracca richiama poi quanto accaduto nei mesi scorsi all'interno del gruppo dem: «Qualche mese fa la consigliera Laura Pugliese, allora componente del gruppo consiliare del Pd, contestava apertamente il modus operandi del presidente del Consiglio Antonio Iannello, definendolo addirittura "inadeguato al ruolo" e arrivando a dimettersi dalla presidenza della Prima Commissione. Non fu espulsa. Anzi, fu nominata capogruppo. Io, invece, vengo espulsa».

«Scelta singolare»

Secondo Petracca, si tratta di una decisione «ancora più singolare» alla luce di quanto sarebbe accaduto nella recente riunione di preconsiglio: «La stessa consigliera Fiorillo, oggi capogruppo, ha contestato pubblicamente la gestione dell'ex capogruppo Pugliese, arrivando perfino a disconoscere documenti da lei sottoscritti perché mai condivisi con il gruppo consiliare del Pd. E proprio quando era stato fissato un confronto sulla conduzione del gruppo, la consigliera Pugliese ha preferito dimettersi, sottraendosi al confronto. Io, invece, al confronto non mi sono mai sottratta».

La consigliera ricostruisce anche il retroscena che avrebbe preceduto la rottura: «Sono stata convocata dal presidente del Consiglio Antonio Iannello nel suo ufficio e mi sono sentita prospettare tre sole alternative: dimettermi, sottoscrivere un comunicato congiunto oppure subire l'espulsione. Ho scelto di non piegarmi. Se qualcuno riteneva di dovermi espellere, se ne assumesse apertamente la responsabilità».

Da qui, aggiunge, nasce una domanda: «Mi sono chiesta, e continuo a chiedermi, perché sia stato il presidente del Consiglio comunale, figura che dovrebbe essere garante dell'imparzialità dell'istituzione, a convocare una consigliera di maggioranza per comunicarle, di fatto, che doveva lasciare il gruppo. La mia espulsione nasce forse dal fatto che ho svolto fino in fondo il mio ruolo di consigliera comunale? Perché ho chiesto trasparenza? Perché ho preteso il rispetto delle procedure? Perché ho posto domande scomode?».

Le contestazioni all'attività amministrativa

Entrando nel merito, Petracca ricorda di aver contestato «la convocazione di un Consiglio comunale con sedici punti all'ordine del giorno, corredati da pratiche incomplete e con tempi incompatibili con un serio esame degli atti, lasciando ai consiglieri appena due giorni per valutare pratiche complesse, molte delle quali trasmesse alle commissioni solo il giorno precedente».

«I fatti – sostiene – mi hanno dato ragione. Nella riunione di preconsiglio, lo stesso sindaco ha riconosciuto il problema che avevo denunciato, decidendo di ritirare la pratica relativa all'acquisizione della strada privata proposta dal signor Didiano, inserita tra i sedici punti in discussione proprio perché incompleta».

La consigliera rivendica inoltre di aver chiesto chiarimenti «sulla gestione degli stalli blu, sul sistema di videosorveglianza, sulle coperture finanziarie, sugli incassi delle sanzioni al Codice della strada, sul polo universitario, sul Piano del commercio, sui protocolli d'intesa e sulle richieste dei commercianti del centro storico». «Il commercio vibonese – aggiunge – da due anni non è mai stato realmente attenzionato dall'amministrazione Romeo. Troppo spesso ho ricevuto una sola risposta: il silenzio. Non era una polemica, era il mio dovere».

«Mi sono sempre sentita una presenza scomoda»

Ripercorrendo il proprio percorso politico, Petracca ricorda di essere stata coinvolta dall'attuale sindaco «due anni prima della sua candidatura», quando presentò un progetto per rilanciare il commercio cittadino attraverso «un polo universitario del gusto e dell'accoglienza turistica».

«Mi fu risposto: "Se vincerò le elezioni, lo realizzeremo". Successivamente fui invitata a candidarmi come indipendente, senza tessera di partito. Eppure, sin dall'inizio della consiliatura, ho avuto la netta percezione di rappresentare una presenza scomoda».

A sostegno di questa tesi cita la formazione della prima Giunta: «Lo dimostra quanto accaduto con lo scorrimento della lista, che ha completamente ignorato il mio nominativo fino alla nomina di un'assessora con un consenso elettorale inferiore al mio, senza che mi venisse fornita alcuna spiegazione. Quando poi, con la surroga del consigliere Colelli, entrai finalmente in Consiglio comunale, ricevetti una telefonata del sindaco che, dopo avermi comunicato il mio ingresso, si affrettò a chiedermi se intendessi rinunciare».

Petracca condivide inoltre il giudizio espresso in passato dalla consigliera Laura Pugliese sul presidente del Consiglio: «Le Commissioni consiliari sono il cuore dell'attività amministrativa. Se vengono private del tempo e degli strumenti necessari per esaminare gli atti, non si mortifica un singolo consigliere, ma l'intero Consiglio comunale e si indebolisce la democrazia».

Infine, rassicura i cittadini e ufficializza il passaggio al Gruppo Misto: «Continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: prima da sindacalista, oggi da consigliera comunale. Continuerò a rendere conto soltanto ai cittadini e alla mia coscienza. Nessuna espulsione potrà cambiare il mio modo di essere».