A due anni dall’elezione a sindaco perde 3,6 punti rispetto al risultato del ballottaggio. Il gradimento più alto in Calabria lo fa registrare il primo cittadino di Crotone, mentre tra i presidenti di Regione Roberto Occhiuto continua ad essere tra i più popolari d’Italia
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Enzo Romeo scende al 50%. A due anni dalla vittoria al ballottaggio che lo aveva portato alla guida del Comune di Vibo Valentia, il sindaco perde terreno nella classifica del gradimento misurata dal Governance Poll 2026, la rilevazione realizzata da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore. Il primo cittadino vibonese, in sella dal 24 giugno 2024 dopo aver battuto il candidato del centrodestra Roberto Cosentino con il 53,60% dei consensi, oggi si colloca al 67esimo posto con un gradimento del 50%, facendo registrare un calo di 3,6 punti rispetto al giorno delle elezioni.
Un dato che non equivale a una simulazione di voto, ma che fotografa comunque il rapporto tra amministratori e cittadini in una fase nella quale il consenso dei sindaci appare sempre più fragile. Per Romeo, che nella precedente rilevazione era stato indicato in crescita rispetto al risultato delle urne, il Governance Poll 2026 segna dunque un cambio di passo: la soglia resta quella della sufficienza, ma la fase della spinta elettorale sembra ormai alle spalle.
Il confronto con gli altri sindaci calabresi
Nel quadro regionale, il sindaco di Vibo non è l’unico a perdere consenso. Tra i primi cittadini calabresi inseriti nella graduatoria, il risultato migliore è quello del rieletto sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, che si piazza al 12esimo posto nazionale con il 59%, pur anche lui in calo rispetto al giorno delle elezioni.
Più indietro Romeo, fermo al 50% e al 67esimo posto. Seguono Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro, che ottiene il 47% e si colloca all’83esimo posto, e Franz Caruso, sindaco di Cosenza, ultimo tra i calabresi presenti nella classifica, con il 46% e l’89esima posizione. Non compare invece Reggio Calabria, che ha rieletto il sindaco nel 2026: la rilevazione non ha testato i primi cittadini eletti quest’anno che non erano già in carica.
Funaro prima in Italia, il podio nazionale
A guidare la classifica nazionale dei sindaci più apprezzati è Sara Funaro. La sindaca di Firenze, con un gradimento del 66% e un aumento di 5,4 punti rispetto al giorno delle elezioni, diventa il primo cittadino più apprezzato d’Italia. È anche la prima volta che una donna conquista il vertice del Governance Poll.
Al secondo posto si colloca Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno, che con il 65% conferma livelli di consenso elevati, pur cedendo la leadership conquistata nella precedente edizione. Terzo Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, con il 64%, in crescita di 1,1 punti rispetto al risultato delle urne.
Tra i primi dieci figurano poi Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, quarto con il 63% e in aumento di 2,7 punti; Federico Basile, primo cittadino di Messina, quinto con il 62% e un incremento di 3,6 punti; e Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila, sesto con il 61%, in crescita di 6,6 punti rispetto al giorno delle elezioni. Al settimo posto, ex aequo con il 60%, Mario Conte di Treviso, Chiara Frontini di Viterbo e Michele Guerra di Parma. Chiudono la top ten Giuseppe Sala, sindaco di Milano, e Clemente Mastella, sindaco di Benevento, entrambi al 59,5%.
Le grandi città e il peso della percezione
Tra i grandi Comuni, Vito Leccese, sindaco di Bari, si piazza al 19esimo posto con il 56,5%, ma perde quasi 14 punti rispetto al giorno delle elezioni. Stefano Lo Russo, sindaco di Torino, è al 33esimo posto con il 55%: pur in calo di 4,2 punti rispetto alle urne, recupera 4,5 punti rispetto al Governance Poll dello scorso anno. Stessa posizione e stesso dato per Silvia Salis, sindaca di Genova, che entra nella classifica 2026 con un incremento di 3,5 punti rispetto al risultato elettorale.
Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, si colloca al 41esimo posto con il 54%: perde 6,2 punti rispetto al voto, ma migliora rispetto alla rilevazione dell’anno passato, quando era sceso al 47%. Matteo Lepore, sindaco di Bologna, è al 64esimo posto con il 51%, quasi 11 punti in meno rispetto alle elezioni e 2,5 in meno rispetto al consenso registrato lo scorso anno. Roberto Lagalla, sindaco di Palermo, è invece al 67esimo posto con il 50%, in aumento di 2,4 punti rispetto al dato elettorale.
Occhiuto quarto tra i governatori
La classifica dei presidenti di Regione premia due governatori al primo anno di mandato. In testa Antonio Decaro, presidente della Puglia, con il 66% di gradimento. Lo segue Alberto Stefani, presidente del Veneto, con il 65%. Terzo Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, con il 64%.
In quarta posizione, con il 60%, c’è Roberto Occhiuto. Il presidente della Regione Calabria registra un miglioramento di due punti rispetto allo scorso anno e di 2,7 punti nel confronto con il risultato delle urne. Condivide la posizione con Alberto Cirio, presidente del Piemonte.
Seguono Attilio Fontana, presidente della Lombardia, sesto con il 57%; Eugenio Giani, presidente della Toscana, settimo con il 56,5%; Renato Schifani e Vito Bardi, presidenti di Sicilia e Basilicata, ottavi ex aequo; quindi Roberto Fico, presidente della Campania, e Francesco Acquaroli, presidente delle Marche, decimi a pari merito.
Noto: «Il consenso pesa sempre più sulle paure dei cittadini»
A leggere il dato generale è Antonio Noto, direttore dell’istituto demoscopico che ha condotto l’indagine per Il Sole 24 Ore. «L’appeal dei sindaci si misura sempre meno sui risultati e sempre più sulle paure dei cittadini. Due primi cittadini su tre perdono consenso - spiega Noto -. Non è una semplice oscillazione statistica, ma il sintomo di un cambiamento profondo».
Secondo il sondaggista, l’elezione diretta aveva conferito al sindaco «autorevolezza politica, capacità decisionale e un rapporto privilegiato con i cittadini», ma oggi nella valutazione pesano sempre di più «disagio sociale, costo della vita, crisi economica e marginalità urbana».
C’è poi un altro elemento: «Il cittadino giudica sempre meno ciò che vede realizzato e sempre di più ciò che percepisce. La percezione del degrado, dell’incertezza economica o della perdita di qualità della vita pesa ormai quanto, se non più, delle opere pubbliche inaugurate, dei bilanci in ordine o degli investimenti realizzati».
Da qui la conclusione: «In questo scenario amministrare è diventato molto più complesso. Non basta governare bene, occorre anche riuscire a trasmettere fiducia. Il consenso non dipende soltanto dalla capacità di realizzare interventi, ma dalla possibilità di rassicurare una comunità che vive una fase di forte instabilità».

