Ieri, la redazione de Il Vibonese ha provato a lungo a contattare il sindaco di Briatico, Lidio Vallone, ma senza successo. Gli volevamo chiedere un commento sul sequestro degli ombrelloni “abusivi” e sulla rabbia dei gestori dei lidi che puntavano il dito proprio contro i presunti ritardi del Comune nel rilascio delle concessioni. Oggi, con l’uscita in mattinata del nostro articolo a firma di Cristina Iannuzzi, è stato Vallone a chiamarci, respingendo la ricostruzione della vicenda offerta dai gestori.

«Il sequestro degli ombrelloni non ha riguardato il mancato rinnovo delle concessioni, ha riguardato l’occupazione abusiva di spazio demaniale», precisa Vallone, che sposta il punto della questione. Non un inciampo burocratico dell’amministrazione, sostiene, ma una verifica scattata dopo presunte occupazioni eccedenti e dopo le segnalazioni dei cittadini. «Non ci sono responsabilità del Consiglio comunale o dell’amministrazione relativamente all’episodio che si è verificato - afferma Vallone -. Sono stati fatti i passaggi che andavano fatti».

La distinzione tra demanio e “demanio di fatto”

Il primo chiarimento riguarda le aree interessate dai controlli. Vallone distingue tra il litorale di Briatico capoluogo e quello di Sant’Irene. Nel primo caso, spiega, diversi stabilimenti insistono su quello che definisce «demanio di fatto», cioè su aree che catastalmente risultano ancora private ma che, per effetto delle variazioni del mare, sono diventate arenile. È per questo, aggiunge, che in quella zona molte strutture, le più grandi e importanti, non avrebbero subìto provvedimenti interdittivi.

Diverso, secondo il sindaco, il caso di Sant’Irene: «Lì la cosa cambia, perché Sant’Irene per intero è demanio». Il problema, precisa, non sarebbe stato la semplice presenza degli ombrelloni, ma la loro quantità rispetto agli spazi autorizzati negli anni precedenti. «Se un’area autorizzata è di 100 metri quadri e se ne occupano 200 o 300, se si è autorizzati per 150 ombrelloni e se ne mettono 300, allora il problema diventa un altro». Insomma, abusivismo con tutti i crismi secondo il primo cittadino.

Da qui la replica ai gestori che si ritengono in regola: «Lo sono nella misura in cui si riferiscono alla vecchia concessione dell’anno scorso. Ma se sull’arenile risultano molti più ombrelloni di quelli consentiti, si pregiudica anche la quota di spiaggia che deve rimanere alla balneazione pubblica».

Le segnalazioni dei cittadini

Proprio questo avrebbe fatto partire i controlli, altrimenti - assicura - la questione burocratica si sarebbe chiusa senza problemi. A far scattare i sequestri, dice, sarebbero state anche le proteste di alcuni cittadini, che avrebbero denunciato la mancanza di spazi liberi e la presenza di cartelli ritenuti impropri. «Se un gestore scrive su un pezzo di cartone “spiaggia privata” e vieta la sosta - osserva il sindaco -, è normale che arrivino i carabinieri».

Il Comune, dunque, non avrebbe responsabilità in quanto successo, perché avrebbe seguito l’iter richiesto, mentre i provvedimenti sarebbero legati a comportamenti contestati ai singoli operatori.

La procedura comunale e il piano spiaggia

Sul fronte amministrativo, Vallone ricostruisce i passaggi compiuti dall’ente. Dopo l’interlocuzione con la Regione Calabria e con gli organismi competenti, il Comune ha adottato il 26 giugno una delibera di giunta con cui si impegna alla redazione del Piano spiaggia. Da quella scelta messa nero su bianco in un atto ufficiale, spiega, deriva la possibilità di gestire la fase transitoria e consentire ai titolari già presenti di presentare istanza per il 2026.

«Abbiamo pubblicato l’avviso e abbiamo detto ai gestori: presentate subito i documenti - spiega -. L’intenzione era proprio quella di venire incontro ai problemi che potevano sorgere». Vallone aggiunge di avere contattato i tecnici delle strutture per accelerare le pratiche: «Man mano che arrivano, le esaminiamo. Non dobbiamo necessariamente aspettare la scadenza dell’avviso».

La verifica non è solo formale. Il Comune dovrà acquisire la documentazione necessaria, compresi i controlli sulla posizione antimafia e sui carichi pendenti. Priorità, assicura, sarà data anche alle situazioni colpite dai sequestri, così da provare a riaprire nel più breve tempo possibile le attività in regola.

Sant’Irene, la rupe e il molo

La replica di Vallone tocca anche gli altri due fronti richiamati nel precedente articolo: la strada di Sant’Irene e il cantiere del molo. Sulla rupe, il sindaco ricorda che l’area è privata e che un intervento ordinario avrebbe richiesto un mare di autorizzazioni perché è un bene sottoposto a vincoli: «Per questo si è lavorato in regime di somma urgenza, con l’obiettivo di rimuovere il pericolo per l’incolumità pubblica».

«Il cantiere è stato sgomberato meno di tre giorni fa - spiega -. Una ditta ha rimosso i detriti e le aree interessate dai lavori sulla rupe». Ora il Comune si prepara a rivedere l’ordinanza, ma con cautela: «Il transito dovrà essere ragionato e cautelato. Metteremo le segnalazioni necessarie, dal pericolo massi al divieto assoluto di parcheggio nelle aree più esposte».

Quanto al molo, Vallone sostiene che l’opera sia stata ultimata: «I lavori sono finiti mercoledì scorso. I mezzi della ditta non transiteranno più nell’area, resta solo da rimuovere la recinzione di cantiere». Anche su questo, dunque, il sindaco respinge l’idea di un’amministrazione ferma o in ritardo.

La conclusione è affidata a una frase tranchant che restituisce il senso della sua replica: «Non mi scuso di niente, ho fatto quello che dovevo fare. Non so se ci siano stati un giorno, due giorni o mezza giornata di ritardo, ma nei controlli c’è sempre un concorso di circostanze, determinato anche dalle posizioni dei singoli gestori».