In piena notte e nonostante le temperature glaciali, i cittadini che fanno parte dell’associazione civica hanno deciso di allestire un presidio permanente davanti alla struttura sanitaria: «Occhiuto venga a vedere. Altro che Calabria Meravigliosa, qui si muore».
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Hanno deciso di lasciare il tepore delle loro case per piantare una tenda davanti all’ospedale di Serra San Bruno e cominciare, stasera stessa, un presidio fisso ad oltranza. Il Comitato a difesa del nosocomio di montagna alza il livello della protesta e passa alle vie di fatto dopo che l’unico anestesista dell’ospedale è andato in pensione e non è stato sostituito. Una situazione che di fatto riduce il presidio sanitario del Vibonese a una sorta di grande e quasi inutile ambulatorio, senza la possibilità di intervenire chirurgicamente in caso di necessità, nonostante sulla carta l’ospedale sia dotato di Pronto soccorso. Così, questa sera, incuranti delle rigide temperature, hanno preso martello e picchetti e hanno piantato una tenda all’ingresso.
«L'anestesista è andato in pensione e non hanno mandato nessuno – ha spiegato Rocco Larizza, referente del Comitato San Bruno, in una diretta social –. L'hanno sostituito con due figure che tutto sono tranne che anestesisti. Quindi è una doppia presa per i fondelli che non accettiamo. Stanno giocando con le nostre vite e di conseguenza noi ci ribelliamo. Nei prossimi giorni porteremo una tenda più grande e ci organizzeremo per continuare la protesta ad oltranza».
Poi, l’ennesimo appello «a tutte le forze politiche, soprattutto quelle regionali». «Chiediamo a tutti di venire qui – ha continuato Larizza –, a cominciare dal presidente Occhiuto. Venga qui e guardi cosa sta succedendo nella regione che governa, altro che Calabria Meravigliosa. L’ambulanza in servizio questa sera non ha un medico a bordo e l’anestesista non c’è. Non si può andare avanti così, in gioco ci sono le nostre vite».
Una protesta che intendono rafforzare anche con una denuncia in Procura per interruzione di pubblico servizio: «Non resteremo a guardare mentre decidono a tavolino di chiudere il nostro ospedale per "inerzia burocratica". Alla Procura chiediamo di accertare le responsabilità. Chi ha negato la proroga all'unico medico disponibile o non ha trovato un sostituto deve risponderne legalmente». E promettono: «Non ce ne andremo finché non vedremo un medico anestesista varcare quella soglia in servizio».


